Fact checking

Perché Luca Lotti non ha ancora spiegato niente sulla Consip

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Il capogruppo del Partito Democratico alla Camera Ettore Rosato, conversando con i cronisti in sala stampa, ha sostenuto che sul caso Consip ci sono «molte polemiche che il M5S sta agitando su un’inchiesta su cui il ministro Lotti ha dato tutte le risposte che doveva, sia alla magistratura che al pubblico e alla politica. È chiaro che il M5S vuole solo coprire le sue grane giudiziarie, gli italiani non meritano questo». Senza entrare nelle polemiche tra PD e M5S, che in questo caso non ci interessano, vediamo se Luca Lotti ha davvero o no dato le risposte che doveva.

Perché Luca Lotti non ha ancora spiegato niente sulla Consip

Ricapitoliamo i fatti. A fare il nome di Lotti ai magistrati per la prima volta è Marroni durante l’interrogatorio a Napoli in seguito alla bonifica del suo ufficio. L’uomo che Matteo Renzi ha messo nel 2015 al vertice della Consip racconta ai magistrati di aver ricevuto tre avvertimenti di un’indagine che lo coinvolge: uno da Filippo Vannoni, anche lui renziano di ferro e presidente di Publiacqua, che lo avverte di essere intercettato. Uno da Emanuele Saltalamacchia, comandante dei carabinieri. E uno da Luigi Ferrara, presidente di Consip che dice di averlo saputo dal comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette. Poi Marroni mette testualmente a verbale: “Sempre a luglio 2016 durante un incontro Luca Lotti mi informò che si trattava di un’indagine che era nata sul mio predecessore Domenico Casalino (non indagato, ndr) e che riguardava anche l’imprenditore campano Romeo. Delle intercettazioni ambientali nel mio ufficio l’ho saputo non ricordo se da Lotti o da un suo stretto collaboratore”.

luigi marroni
Luigi Marroni, AD di Consip e accusatore di Lotti e Tiziano Renzi

Poi c’è Filippo Vannoni. Viene ascoltato dopo Marroni come testimone e ovviamente deve dire la verità. Prima sostiene di non ricordare come è venuto a sapere dell’inchiesta Consip ma quando i magistrati Henry John Woodcock e Celeste Carrano gli leggono il verbale dell’ad di Consip comincia a rimembrare: “Fu Luca Lotti a dirmi che c’era una indagine su Consip, dicendomi di stare attento”. E sostiene anche che a dargli un allarme “generico” sulla Consip fu Matteo Renzi. Ora, secondo Rosato, Lotti ha dato tutte le risposte che doveva ai magistrati, al pubblico e alla politica. Per quanto riguarda gli ultimi due, ovvero il pubblico e la politica, Lotti ha rilasciato soltanto due dichiarazioni, entrambe su Facebook, negli ultimi mesi, accuratamente evitando di sottoporsi a un contraddittorio. La prima dichiarazione è del 23 dicembre 2016:
luca lotti consip 1

Le risposte che Lotti non ha dato

Nella prima dichiarazione Lotti sostiene che “non esiste” che lui sia indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. In effetti, invece la notizia è invece vera. Poi dice che chiederà di essere sentito, ribadendo che è “una cosa che non esiste”: in realtà, invece, la “cosa” esisteva e Lotti è effettivamente indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. La seconda dichiarazione è di ieri ed è questa:

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L’autodifesa di Luca Lotti su Facebook

Nella seconda dichiarazione Lotti conferma di essere indagato per la “cosa” che “non esisteva”, se la prende con i giornali che rivelano segreti (“un reato che si ripete tutti i giorni in alcune redazioni”) ma non fa nemmeno i nomi di Marroni e Vannoni che lo hanno accusato. Possiamo quindi agevolmente concludere che, a differenza di quello che dice Rosato, Lotti NON ha chiarito in alcun modo al pubblico quello che è successo. Veniamo ora a quello che Lotti ha detto ai magistrati. Lotti si presenta dai magistrati il 27 dicembre. E racconta una storia stranissima, riportata nel gennaio scorso dal Fatto (perché Lotti non ha detto nulla su quello che avrebbe invece spiegato al magistrato):

Dopo aver specificato di conoscere Vannoni dal 2008 ma di non “averlo incontrato nel corso del 2016”, Lotti spiega di esserselo ritrovato davanti per puro caso proprio “il 21 dicembre”. Racconta il ministro che all’alba di quel mercoledì mattina, poco prima delle sette, ha “incontrato casualmente alla stazione di Firenze il Vannoni, con il quale mi sono velocemente salutato apprendendo che si stava recando a Napoli”. I due salgono sullo stesso treno che parte alle 6.50 da Santa Maria Novella.
Lotti alle 8.48 scenderà a Roma Termini, mentre Vannoni proseguirà fino al capoluogo campano dove arriva alle 9.55 e corre in procura perché convocato dai pm Henry John Woodcock, Enrica Parascandalo e Celeste Carrano. Del resto quella mattina su quel treno Vannoni ci sale solo per questo motivo: andare a Napoli per essere interrogato dai magistrati che da lui vogliono la conferma di quanto dichiarato da Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip, e cioè che la soffiata sull’inchiesta è arrivata da alcuni soggetti: il comandante dell’Arma, Tullio Del Sette; il comandante dei carabinieri della Toscana, Emanuele Saltalamacchia, Lotti. E lui.
Vannoni è sottoposto a interrogatorio come persona informata sui fatti, non è indagato. Parla per oltre due ore e alle 15 è già a Roma. A Largo Chigi. Dice a verbale Lotti: il pomeriggio del 21, mentre “stavo rientrando in ufficio, ho trovato Vannoni, voleva parlarmi”. Vannoni, prosegue Lotti, “imbarazzato e con modi concitati, mi ha informato di essere stato sentito da Woodcock a Napoli e di avergli riferito di aver ricevuto da me informazioni riguardo l’esistenza di indagini su Consip; alle mie rimostranze circa la falsità di quanto affermato, lui ha ammesso di aver mentito e quando ho chiesto il perché si è scusato in modo imbarazzato, ottenendo una mia reazione stizzita, tanto da avergli detto ‘non ti do una testata per il rispetto del luogo nel quale siamo’, congedandolo”.

Come è agevole notare, quello che Lotti ha sostenuto davanti ai magistrati secondo i resoconti dei giornali non spiega molto dell’accaduto: perché Vannoni inventa un coinvolgimento del ministro nel caso Consip? Perché, alla faccia del segreto d’ufficio, gliela va a rivelare subito dopo averlo raccontato ai magistrati? Perché Lotti si lamenta delle rivelazioni di segreto d’ufficio dei quotidiani ma non delle rivelazioni di segreto d’ufficio di Vannoni (ok, questo è comprensibile)? Perché il renziano Vannoni avrebbe messo nei guai proprio Lotti raccontando una storia falsa ai magistrati? Perché la stessa storia falsa viene raccontata dal renziano Marroni? Perché Lotti su Facebook non nomina mai né Vannoni né Marroni, nonostante ad ascoltare la sua versione loro lo abbiano calunniato (la calunnia è il reato di chi accusa qualcun altro davanti al magistrato pur sapendolo innocente)? Perché Lotti non ha denunciato per calunnia almeno Vannoni, a suo dire reo confesso del reato nel suo ufficio di Largo Chigi? A tutte queste domande per ora Luca Lotti non ha risposto. Non sappiamo se abbia dato le risposte “alla politica”, come sostiene Rosato, ma in ogni caso attendiamo che le dia al pubblico, visto che Rosato lo ha espressamente citato. Al massimo lo farà durante la discussione sulla mozione di sfiducia. Che però a questo punto è necessaria. Proprio perché Luca Lotti le risposte non le ha ancora date.