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L'orrore del nuovo sgombero dei rifugiati a Piazza Indipendenza

piazza indipendenza 2

Dopo Palazzo Curtatone, è in atto un nuovo sgombero a piazza Indipendenza. La piazza è stata chiusa e la polizia non permette a giornalisti e operatori di avvicinarsi. In zona da quattro notti era in scena un accampamento all’aperto a seguito dello sgombero del palazzo.

L’orrore del nuovo sgombero dei rifugiati a Piazza Indipendenza

Nell’edificio di 32 mila metri quadrati, a pochi passi dalla Stazione Termini, abitavano circa un migliaio di persone, tra ‘storici’ e occasionali; molte le famiglie con bambini. Dopo lo sgombero del 19 agosto, qualcuno era rientrato in attesa di una nuova sistemazione. Molti avevano invece dormito all’aperto. Oggi la polizia ha cercato di sgomberare la piazza e il palazzo, ma chi era dentro ha inscenato una protesta lanciando oggetti dal primo piano e mostrando le bombole del gas.
piazza indipendenza
L’altroieri si è concluso il censimento delle 107 persone in condizioni di fragilità rimaste all’interno della struttura. Solo 20 hanno accettato le proposte del Comune: ragazze madri con figli minori, disabili e malati. Via Solferino è chiusa al traffico in entrambi i sensi dall’incrocio di Via Marsala. Molti, avendone già usufruito, non potranno essere ospitati nelle strutture del circuito Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati): la legge prevede, infatti, una permanenza massima di sei mesi.

Sgombero bis dopo Palazzo Curtatone


Una nota della prefettura fa sapere che “In merito allo sgombero dello stabile di Via Curtatone eseguito lo scorso 19 luglio, il Prefetto di Roma, Dr.ssa Paola Basilone, ha convocato per questa mattina alle ore 11.00 un Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica a cui, oltre ai vertici delle Forze di Polizia, parteciperanno la Regione Lazio, la Città di Roma Capitale e i rappresentanti della Società proprietaria dell’immobile sgomberato, al fine di favorire l’individuazione di soluzioni alloggiative alternative per gli occupanti dell’immobile”.


Nei giorni scorsi la società Se.A., che gestisce lo sgombero per conto della proprietà, aveva fatto sapere di aver proposto al Comune una struttura ricettiva a Bagni di Tivoli: «L’idea era: noi ci facciamo carico dell’ospitalità, la Croce Rossa e cooperative del terzo settore si occupano dell’accoglienza. Ma non ci hanno risposto». L’assessorato ha risposto che la proposta non è mai stata formalizzata. La società, ha scritto il Corriere Roma ieri, ha messo sul tavolo un’altra opzione: «Sei villini in un complesso di nuova costruzione vicino Roma. Erano in vendita, ma li renderemo disponibili purché ci sia data piena garanzia di poterne rientrare in possesso quando l’emergenza sarà finita».


Ieri in una nota diffusa dal Campidoglio si chiamava in causa la Regione Lazio: «In base alla legge i livelli assistenziali devono essere garantiti agli aventi diritto dagli Enti locali e dalle Regioni. È quindi auspicabile che l’amministrazione regionale fornisca adeguato contributo».