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Lo sgombero del palazzo di via Curtatone a Roma

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Sono cominciate all’alba a Roma le operazioni di sgombero di Palazzo Curtatone, palazzo-gioiello degli anni ’50, ex sede Federconsorzi e Ispra, tra via Curtatone, via Goito, piazza Indipendenza e via Gaeta. L’immobile (32 mila metri quadrati) dall’ottobre 2013 è occupato da oltre 500 migranti, la maggior parte di nazionalità etiope ed eritrea. Il piano di sgombero, messo a punto con ordinanza di servizio del Questore di Roma d’intesa con la Prefettura di Roma, ha permesso di svolgere in assoluta sicurezza, sia per gli occupanti che per le Forze dell’Ordine, la prima fase della bonifica. Proprietario del Palazzo il fondo Omega gestito da Idea Fimit che ha tra i suoi sottoscrittori vari fondi pensione, tra cui quelli dei dipendenti Sanpaolo. Il comitato di quartiere Castro Pretorio esulta su Facebook per lo sgombero.

Intanto un gruppo di occupanti ha brevemente bloccato il traffico per protesta su via Solferino, la strada che conduce verso lo scalo ferroviario. In piedi sulle strisce pedonali, uomini e donne di origine somala e eritrea hanno impedito per alcuni minuti il passaggio di auto e taxi. Tutta l’operazione si è svolta in modo pacifico. Le forze dell’ordine hanno comunque posizionato sei camionette lungo via Solferino, schierando anche agenti con scudi, consentendo il passaggio ai mezzi pubblici. Intanto, proseguono le operazioni legate allo sgombero dell’edificio di piazza Indipendenza: si vedono uscire dallo stabile numerosi africani con borsoni e trolley. Alcuni sono rimasti in attesa sotto il portico del palazzo. A quanto riferiscono alcuni attivisti dei movimenti per la casa presenti alle operazioni di sgombero nel palazzo abitavano circa un migliaio di persone rifugiati o richiedenti asilo per lo più di origine, eritrea, somala e etiope.


Il palazzo era diventato “famoso” nel maggio scorso quando la foto di una coppia intenta in un rapporto sessuale aveva fatto il giro dei mass media romani. Le foto erano state scattate dalle finestre di un palazzo prospiciente la piazza dove ha sede la redazione del Sole 24 Ore. La coppia era infatti sull’ingresso di Palazzo Curtatone l’ex sede Federconsorzi e Ispra. Nel 2013 il palazzo era stato occupato da più di quattrocento migranti provenienti da Somalia, Eritrea ed Etiopia. Gli “ospiti” di Palazzo Curtatone sono richiedenti asilo e quindi avrebbero diritto ad una sistemazione più consona e dignitosa. A doverla garantire sono il Governo e il Comune di Roma che però da cinque anni hanno deciso di non farsi carico della situazione. Non si sa però nemmeno quanti degli occupati abbiano diritto allo status di rifugiato e quanti invece no.

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Credits: Huffington Post

Il palazzo di nove piani prima dell’occupazione aveva un valore pari a 80 milioni di euro e fino ad ora Idea Fimit ci ha rimesso oltre 4 milioni di euro. Nonostante i numerosi solleciti da parte dell’autorità giudiziaria il palazzo rimane una terra di nessuno. Ad inizio 2016 la Guardia Costiera è riuscita ad ottenere il “permesso” ad accedere all’edificio per arrestare alcuni scafisti che si nascondevano nel palazzo: dodici gli arresti. Qualche mese prima i Vigili del Fuoco avevano sequestrato una cinquantina di bombole di gas che gli occupanti utilizzano per scaldarsi e cucinare. Il “degrado” non è tanto il rapporto sessuale consumato all’aria aperta quanto il fatto che vengano lasciate prosperare forme di illegalità di questo tipo.
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L’ingresso del palazzo occupato Fonte: Google Maps

Tutti sanno dell’esistenza del problema e sono state fatte numerose interrogazioni parlamentari. Dall’altra parte di Piazza Indipendenza c’è la sede del Consiglio Superiore della Magistratura, tutto intorno ci sono le ambasciate dei paesi stranieri (la più vicina è quella tedesca). Il senatore Pd Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti umani, segnala l’assurdità della vicenda: “All’alba dell’ultimo giorno della settimana di ferragosto, è iniziato lo sgombero dello stabile di Piazza Indipendenza, a Roma, dove da anni vivono centinaia e centinaia di profughi, in prevalenza di nazionalità eritrea, nella stragrande maggioranza titolari dello status di rifugiato e beneficiari della protezione internazionale. Dunque persone e interi nuclei familiari, regolarmente residenti nel nostro paese e per le quali, evidentemente, una città come Roma, con tre milioni di abitanti, non è stata in grado di trovare una più dignitosa collocazione. Ma chi ha preso una decisione così tempestiva, accorta e lungimirante? Lo sgombero è attualmente in corso e avviene con le modalità proprie di ogni sgombero e, di conseguenza, con la sbrigatività e le maniere ruvide che colpiscono i pochi beni di cui dispongono i profughi, i loro effetti personali, i loro documenti. Allo stato attuale, si ignora la destinazione di queste persone e la loro sorte futura. Sarebbe oltre modo importante e urgente che le autorità comunicassero le ragioni dell’operazione e dove pensano di alloggiare persone che non hanno commesso alcun crimine e verso le quali l’Italia ha un dovere di tutela solennemente sancito dalla nostra Costituzione”