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Amedeo Mancini, l'omicidio di Fermo e le mezze verità dei giornali sulla moglie Chinyere

Che fine hanno fatto i buonisti? Se lo chiedono insistentemente da qualche giornoalcuni giornali che hanno “scoperto” che Chinyere, la vedova di Emmanuel Chidi Namdi, avrebbe ritrattato la sua testimonianza e che quindi avrebbe mentito. Il racconto della moglie dell’uomo ucciso da Amedeo Mancini, proseguono su testate come il Fatto Quotidiano, Il Giornale e Libero, sarebbe stato smentito da quattro testimoni ma c’è chi preferisce abbondare e dice addirittura sei (chi offre di più?). Di conseguenza le cose “non sarebbero andate” come la narrazione buonista ci vuole far credere. Va da sé che i lettori, informati in modo parziale, vengano portati a credere che gli immigrati mentono sempre, che è il Mancini la vera vittima e che il razzismo non c’entra nulla.
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Cosa fanno i buonisti ora che la vedova ha detto di essersi inventata “tutto”?

A dare la stura a questa ridda di sensazionali scoop giornalistici sulla testimonianza “ritrattata” dalla moglie della vittima è stato un pezzo di Sandra Amurri sul Fatto Quotidiano in data 13 luglio titolava Fermo, ora sei testimoni smentiscono la donna. A stretto giro di posta è arrivato il solito Voxnews.info che titolava “Fermo, è ufficiale, la nigeriana ha mentito, 8 testimoni la svergognano“, il punto qui è che i testimoni dell’evento sono otto compresi Chinyere e Andrea Fiorenza, l’amico di Mancini che si trovava con lui quando si è scatenata la rissa. Gli altri testimoni sono due donne, testimoni diretti dello scontro; e poi due vigili urbani e altre due donne provenienti dal mondo del volontariato che sono arrivate sul posto dopo la colluttazione. Al coro si sono ovviamente aggiunti Libero e il Giornale. Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti ha prima riservato un trafiletto alla testimonianza della vedova “smentita” da sei testimoni.

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Fonte: Il Giornale 14/07/2016

Mentre oggi se ne esce con un pezzo di Salvatore Tramontano dal titolo Le bugie di “Fermo e il razzismo degli anti-razzisti contro la verità” dove con il pretesto della “ritrattazione” della vedova si cerca di continuare a far passare la morte di Emmanuel per una tragica fatalità dove il razzismo c’entra solo fino ad un certo punto, ovvero si ferma a quel “scimmia africana” urlato dal Mancini all’indirizzo di Chinyere. Come al solito il meglio ce lo riserva Libero, che titola così:
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Ovviamente la vedova di Emmanuel non ha detto “mio marito menava come un fabbro”, ed infatti il titolista non mette la frase tra virgolette. Del resto basta leggere gli estratti dal verbale della testimonianza della donna per capire che, per quanto confusa, non si fa riferimento ad una circostanza del genere. Seguono i titoli di altri siti d’informazione come Il Primato Nazionale che ci raccontano che “la vedova si è inventata tutto“. Gli scoop di questi giorni potrebbero far ritenere che ci sia stato un colpo di scena clamoroso. In realtà Chinyere è stata sentita in Procura due volte, la prima il 5 luglio (ovvero il giorno del fatto) la seconda il 7 luglio. Ed è questa seconda testimonianza quella durante la quale la donna avrebbe “ritrattato” addirittura confessando di essersi inventata tutto e giustificandosi dicendo di non sapere bene la lingua e di essere sotto choc. Lo stesso vale per gli altri testimoni oculari, le cui testimonianze erano note alle cronache fin dal sette luglio.
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Di fatto quindi non c’è nessuna vera notizia in quanto riportano i giornali che sostengono la tesi che la moglie della vittima si sia inventata tutto. Quel “ora sei testimoni smentiscono la donna” scritto il 12 luglio non corrisponde a verità, perché i sei testimoni hanno smentito quanto detto da Chinyere già il sette luglio. E per PM e GIP la cosa non ha influenzato la decisione. La parte che la donna ha ritrattato, o meglio precisato stando alle parole del suo avvocato, è quella riguardante il palo della segnaletica stradale. In un primo momento la donna aveva detto che era stato Mancini a scagliarlo contro il marito, ma questa versione era in contrasto con quella degli altri testimoni che sostenevano che sia stato Emmanuel a lanciare il paletto contro Mancini, colpendolo ad una gamba (o ad una spalla) e facendolo vacillare e cadere a terra. Questa è l’unica parte “smentita” dai testimoni. E del resto la Procura ha ritenuto fin da subito non attendibili le testimonianze dell’amico del Mancini e di Chinyere. La dinamica invece è stata acclarata fin da subito: Mancini insulta Chinyere apostrofandola con un “scimmia razzista” (fatto non smentito nemmeno dallo stesso omicida), a quel punto Emmanuel reagisce scagliando il paletto  contro Mancini e fa per allontanarsi (tradotto: per Emmanuel la cosa era finita lì) quando l’uomo – rialzatosi – lo raggiunge e gli sferra il pugno fatale urlando “Come lo so’ pijato vene. Lo so’ allungato” (L’ho colpito proprio bene. L’ho steso). È stata inoltre smentita anche la testimonianza resa da Mancini e dal suo amico secondo la quale la coppia di nigeriani si stava aggirando intorno ad alcune vetture con fare sospetto. Mancini quindi non avrebbe agito per evitare che venisse commesso un crimine ma spinto unicamente dall’odio razziale. Del resto anche il fratello, Simone Mancini, ha dichiarato che l’uomo era solito “lanciare noccioline quando passava un negro”. Scriveva il Corriere della Sera qualche giorno fa:

La ricostruzione elaborata dai pm, tuttavia, resta sostanzialmente confermata. L’insulto a Chinyere, la reazione di Emmanuel e della compagna, la colluttazione, il pugno di Amedeo Mancini. Queste le fasi delineate dal gip, neanche lui convinto che si possa opporre la legittima difesa dato che il nigeriano è stato colpito mentre stava già andando via. Emergono peraltro solo ora particolari che contribuiscono da una parte a rafforzare la tesi delle finalità razziste (l’aggravante che pesa come un macigno sull’ipotesi di omicidio preterintenzionale), dall’altra condiscono in maniera raccapricciante l’episodio. «L’ho pijato bene («l’ho preso bene», in dialetto marchigiano), l’ho steso per terra», avrebbe detto Mancini dopo il pugno fatale che ha fatto finire a terra Emmanuel e che, direttamente o indirettamente, gli ha procurato l’emorragia mortale.
«Africans scimmia», sì, ma anche «Negri di m.», questi gli epiteti che avrebbe rivolto alla coppia di nigeriani. Secondo il racconto di una testimone, durante il litigio e persino quando era ormai a terra, Mancini avrebbe anche mimato le mosse di una scimmia «a mo’ di sberleffo» verso l’altro. Il suo avvocato ripete che è pentito e che bisogna ancora capire «quanto e se fosse consapevole del disvalore delle sue azioni». «Non possiede quasi nulla — dice De Minicis —, fatica a trovare i soldi per mangiare regolarmente, ma è pronto a spogliarsi di tutto ciò che ha per donarlo alla vedova. Sente addosso la responsabilità morale, non giuridica si badi bene, di quanto accaduto».

Cosa cambia la testimonianza di Chyniere?

Nulla. Come detto si tratta di informazioni che sono note agli inquirenti fin da due giorni dopo l’omicidio. Ed è in base all’esame incrociato delle testimonianze dei testimoni oculari non coinvolti nella vicenda (quindi sono escluse le testimonianze  che la Procura ha formulato nei confronti di Mancini l’accusa di omicidio preterintenzionale aggravato da motivazioni razziali (Mancini stesso non ha negato gli insulti razzisti). Ed è sulla base delle testimonianze che il GIP ha convalidato l’arresto di Mancini che infatti è custodito cautelarmente in carcere. Il giudice infatti ha ritenuto che sussista il rischio di reiterazione del reato. Ovvero, Mancini potrebbe aggredire ancora infatti il GIP dice chiaramente che Mancini non ha i freni inibitori per evitare altri delitti contro la persona. Di fatto quindi la Procura, tenendo conto delle due testimonianze della moglie di Emmanuel ha deciso ugualmente di procedere nei confronti di Mancini, il che significa che la narrativa della vedova che si inventa tutto e che ritratta è solo una ricostruzione a posteriori fatta dai giornalisti delle testate che nei giorni immediatamente successivi all’omicidio sono state in prima linea ad accusare i buonisti di volere incolpare “senza motivi” Amedeo Mancini di essere un razzista. Come sappiamo invece Amedeo Mancini è davvero un fascista xenofobo. Se Mancini – reo confesso – sarà ritenuto colpevole dei reati per cui è accusato lo deciderà ovviamente il Tribunale. A difenderlo penseranno invece i suoi avvocati, che già in questi giorni si sono dati un gran da fare a diffondere certe “supertestimonianze” poi molto ridimensionate (che fine hanno fatto i quindici nigeriani convocati sul posto dalla moglie di Emmanuel?). Sarebbe opportuno invece che certi giornalisti lasciassero questo lavoro agli avvocati e si limitassero a raccontare i fatti senza stravolgere l’ordine degli eventi (i lettori penseranno che la ritrattazione sia cosa di questi giorni) e limitandosi a raccontare come si sono svolti i fatti. Nella fattispecie: la provocazione con gli insulti razzisti, la reazione dell’immigrato nigeriano, la collutazione e il decesso di Emmanuel Chidi Namdi.