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«La Lombardia rischia una seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus»

Gli esperti dell’Università di Genova: “Nella Regione due terzi dei nuovi casi. Con gli asintomatici si forma il serbatoio per il ritorno del virus in autunno”

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La Lombardia rischia una seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus SARS-COV-2 e di COVID-19. Mentre ieri, a fronte di 7825 tamponi, sono stati scoperti 128 nuovi positivi e sono arrivati altri tredici morti che portano il totale a 16570, Andrea De Maria, professore associato di Malattie infettive all’Università di Genova, commenta così i dati che emergono dal modello matematico elaborato insieme a Flavio Tonelli, professore di Simulazione dei sistemi complessi nello stesso ateneo, e all’esperto di sviluppo di modelli software Agostino Banchi e illustrato oggi da Repubblica in un articolo a firma di Luca Fraioli.

«La Lombardia rischia una seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus»

Di fronte alla discrepanza tra andamento previsto e numeri reali (in realtà una media sugli ultimi 4-5 giorni per pesare gli eventuali ritardi nella comunicazione da parte delle Regioni) la preoccupazione di De Maria, virologo che tra il 1989 e il 1991 ha lavorato nel laboratorio di Antony Fauci, è evidente:

«Se ci si concentra sulla Lombardia e al Nordovest, si vede che rispetto alla discesa prevista dal nostro modello si assiste a un tendenziale aumento dei casi».  «Se i casi sono così tanti ora che le temperature sono alte, cosa succederà in autunno quando il termometro scenderà sotto i 14 gradi?». «Il nostro modello matematico», continua De Maria, «ha dimostrato di essere utile perché ci ha permesso di individuare il picco dei nuovi casi giornalieri in Italia (tra il 25 e il 27 marzo) con 20 giorni di anticipo». «Non solo», aggiunge Tonelli. «Le elaborazioni ci dicevano che a fine giugno avremmo contabilizzato tra i 34.000 e i 36.000 decessi: oggi siamo a 34.600. Ora quegli stessi algoritmi ci dicono che se la situazione corrente dovesse mantenersi si potrebbe avere una estensione dei contagi, molti dei quali asintomatici o paucisintomatici, che aumenterebbe  pericolosamente la base dell’infezione prima dell’autunno»

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Coronavirus in Lombardia: la seconda ondata (La Repubblica, 22 giugno 2020)

In effetti gli italiani attualmente positivi sono oltre 21mila, con centinaia di nuovi casi ogni giorno, i due terzi dei quali in Lombardia.

«In altri Paesi con numeri assai più bassi hanno richiuso quartieri e intere città: è il caso di Seul a fine maggio», sottolinea Tonelli. «D’altra parte la Corea del Sud, grazie al suo modo di affrontare la pandemia, ha avuto 20 volte meno i contagiati dell’Italia e 120 volte meno vittime». Dovremmo dunque tornare ai giorni del lockdown? «Sarebbe una follia richiudere le città per un focolaio come quello del San Raffaele a Roma», avverte Bucci.

«Però è altrettanto folle dire che le mascherine o il distanziamento non servono più perché i contagiati attuali non sono infettivi. Il vero problema è che in questi giorni sono state fate una serie di affermazioni senza esibire alcuna prova scientifica: non ci sono dati pubblicati esaminabili dalla comunità accademica. Vale per tanti aspetti di questa vicenda: chi ha sintomi lievi è meno contagioso? Esistono indizi, ma non ne siamo certi. Il Covid-19 è sensibile alla temperatura e all’umidità? È vero per altri coronavirus, ma per questo in particolare ancora non lo sappiamo. Mi piacerebbe che i colleghi distinguessero chiaramente tra loro ipotesi personali e verità assodate, perché altrimenti inducono le persone ad avere comportamenti sbagliati».

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