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Lo strano caso dell’infettivologo sceso in piazza coi No-Vax

Considerato il pioniere della cura domiciliare con l’idrossiclorichina e nominato Cavaliere della Repubblica, Garavelli respinge le accuse: “Ero lì solo per informare”, Ma ora rischia una procedura disciplinare

Sabato 24 luglio, insieme ai No-Vax che in tutta Italia manifestavano contro il Green Pass, c’era anche lui, Pietro Luigi Garavelli, primario di Malattie Infettive all’ospedale di Novara, la cui presenza ad Alessandria non è certo passata inosservata. Anche perché non parliamo di un semplice medico – e già questo basterebbe per sollevare un caso – ma di qualcuno che è considerato un luminare nel suo campo, al punto da essere stato addirittura premiato con la nomina a Cavaliere della Repubblica l’anno scorso per le cure domiciliari anti-Covid con l’idrossiclorichina.

Garavelli respinge le accuse: “Ero lì sono per informare”

Ma il diretto interessato respinge al mittente ogni accusa, sottolineando di essere “andato a quella manifestazione solo per informare le persone” E poi ha aggiunto: “Non sono un no-vax, sono vaccinato, si è vaccinata mia moglie e tutti i miei familiari, se sarò obbligato vaccinerò anche le mie figlie. Ma la popolazione deve essere informata in modo chiaro, e questo non è successo purtroppo. Per questo adesso scendono in piazza”.

Ora rischia l’apertura di una procedura disciplinare

Una difesa che ha tutt’altro che fugato i dubbi, soprattutto da parte dei vertici della stessa azienda ospedaliera universitaria Maggiore di Novara per cui Garavelli lavora. “Voglio capire a che titolo Garavelli sia andato in piazza e con quale intento. E’ una vicenda da chiarire” spiega il direttore generale dell’azienda Gianfranco Zulian, non troppo convinto dalle giustificazioni di Garavelli, che rischia ora l’apertura di un procedimento disciplinare.

Sulla condotta dell’infettivologo pesano anche alcune dichiarazioni che stonano con le posizioni della comunità scientifica in materia di vaccini. “Pensare di risolvere la pandemia solo con i vaccini – ha detto – non è possibile. Nei giovanissimi, per esempio il vaccino può provocare problemi cardiaci, mentre se si ammalano di Covid il rischio è pari a zero.” E ancora: “La mia attività è stata di tipo formativo, non di sostegno. Una attività che è giusto che un infettivologo faccia. Così come tanti anni fa mi sono confrontato con centinaia di mamme sulla libera scelta per i vaccini dei bimbi”.