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La sorpresona di Berdini sullo stadio della Roma

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Qualche tempo fa Salvatore Romeo, il segretario della sindaca di Roma Virginia Raggi, aveva detto che i Cinque Stelle la Nuvola di Fuksas (inaugurata sabato scorso) non l’avrebbero mai fatta costruire. Dichiarazione che è perfettamente in linea con la modalità con la quale i pentastellati ostentano la loro capacità di gestire diversamente la cosa pubblica evitando sprechi e favori a lobby e palazzinari. Per quanto riguarda la Nuvola l’amministrazione Raggi non ha avuto, ovviamente, nessuna responsabilità, ma c’è già un’altra grande opera sulla quale i grillini capitolini potranno essere messi alla prova: il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle.

Cosa significa l’avvio della Conferenza dei Servizi

Il 20 settembre 2016 Roma Capitale ha trasmesso alla Regione Lazio il progetto definitivo elaborato dalla Eurnova S.r.l. e così la Regione ha potuto indire la Conferenza dei Servizi per la valutazione del progetto, la prima riunione della CdS è prevista per domani 3 novembre mentre la conclusione del procedimento è prevista per il 6 febbraio 2017. Nei mesi scorsi la giunta Raggi si è contraddistinta per una singolare incapacità di dire chiaramente se aveva intenzione di approvare una delibera per modificare o ritirare il “pubblico interesse” concesso il 22 dicembre 2014 e se lo stadio di Tor di Valle potesse essere fatto o meno. I principali attori coinvolti in questa vicenda abbastanza surreale sono stati Daniele Frongia e l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini, che ad un certo punto in un impeto di trasparenza aveva anche proposto di indire un referendum sullo stadio. C’è da dire che politicamente il Comune non poteva fare molto (se non appunto ritirare il “pubblico interesse”) e che la delibera dell’ex assessore alla Trasformazione Urbana del Comune di Roma Giovanni Caudo impegnava i privati a edificare opere pubbliche di compensazione.
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Paolo Berdini e il regalo ai palazzinari

Non è vero però che il Comune di Roma ha esaurito il suo ruolo nella vicenda, come ha detto in conferenza stampa l’assessore regionale alle Politiche del Territorio e Mobilità Michele Civita la Conferenza dei Servizi è stata aperta proprio in base agli atti trasmessi dal Comune che ha il potere in ogni momento di interrompere l’iter. Questo perché con le nuove cubature proposte dal Comune di Roma, che prevedono solo lo stadio e una delle tre torri previste dal progetto originario la Conferenza non sarebbe più necessaria perché non ci sarebbe più la necessità di una variante al piano regolatore.

La Regione Lazio ha un mese per approvare una delibera che sostituisce ogni altra autorizzazione. Prima che la Regione Lazio approvi questa delibera c’è bisogno naturalmente della variante urbanistica del Comune, ma anche che il Comune stipuli una convenzione per disciplinare l’attività del proponente rispetto alla realizzazione di opere pubbliche, che rientra nella delibera regionale. Una convenzione che deve andare prima in Consiglio comunale. Sarà la prima volta che usiamo il decreto Madia sulla Cds: se prima era una “assemblea” e per la Regione Lazio per esempio partecipavano tutti i dipartimenti interessati, ora con la riforma ogni amministrazione avrà un rappresentante unico, e ogni ente troverà al suo interno una sintesi. Il Comune di Roma dovrà fare la variante urbanistica, mentre la Regione dovrà espletare la valutazione di impatto ambientale.

Il Presidente Nicola Zingaretti ha aggiunto:

Vorrei chiarire una cosa: la Conferenza di servizi si fa perché il Consiglio di Roma Capitale ha chiesto l’avvio del procedimento. Qualora ci fossero dei ripensamenti devono essere accompagnati da atti formali, altrimenti l’iter proseguirà. L’apertura della Conferenza segna la fine dei giochi e delle opinioni. Da oggi le opinioni devono essere trasformate in atti amministrativi altrimenti non potranno incidere nel processo.

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L’articolo sullo stadio della Roma sul Tempo di mercoledì 5 ottobre 2016

E quali sono questi “atti formali”? Uno potrebbe essere il cambio di progetto. Inizialmente secondo il progetto le opere private per lo stadio e il business park ammontavano a 1,211 miliardi (di cui 211 milioni per spese tecniche e di progettazione), quelle per le infrastrutture a 445,1 milioni (57,1 milioni per la progettazione) suddivise in opere a compensazione (asse di collegamento Ostiense-A91, ponte carrabile sul Tevere e viadotto di approccio, svincolo autostradale Roma-Fiumicino, riunificazione e messa in sicurezza Ostiense, ponte ciclopedonale Magliana, stazione Tor di Valle con ponte, metro B e messa in sicurezza del fosso di Vallerano) per 266 milioni; opere a standard (parcheggi a raso, multipiano, circolazione interna, passerella pedonale, verde pubblico e sistema smaltimento acque idrovore) per 154 milioni; opere da realizzare con contributo di costo di costruzione (parco fluviale Ovest, pontile Est-pontile Ovest, intervento su via dei Dasti, videosorveglianza) per 23,8 milioni. Il totale dell’operazione è di 1,656 miliardi, completamente a carico dei privati. Ma l’assessore Berdini ha già fatto sapere durante un’intervista concessa ieri a Radio Roma Capitale che non ha intenzione di autorizzare “un metro cubo in più del massimo che ora prevede per quella zona il piano regolatore e cioè circa 350 mila metri cubi“:

Quando ero un libero cittadino mi sono sempre battuto contro, ma ora ho un altro ruolo. Se si dovesse trattare solo della costruzione dello stadio, io sono contrario alla localizzazione, ma se la Roma accetta questa possibilità io rispetterò un processo che è incardinato da tre anni. Sono invece contrario all’aumento di volumetrie spaventoso dato dalla giunta Marino in cambio di opere pubbliche, come ad esempio il ponte dall’autostrada per Fiumicino a poca distanza dal ponte dei Congressi che sarà costruito, oppure il prolungamento della metropolitana, che metterebbe in crisi il funzionamento dell’intera linea B. Il piano regolatore permette una cubatura che è già di per sé imponente. Io su quella cifra non muoverò una virgola, sono il tutore del rispetto delle regole. Se la Roma accetterà, ben vengano investimenti privati.

Insomma per Berdini l’ok è solo per lo stadio e non per le opere pubbliche di compensazione (pagate dai privati) che invece potrebbero davvero essere utili alla comunità, ovvero alla cittadinanza che ne avrebbe potuto usufruire nella quotidianità e non solo allo scopo di andare allo stadio il sabato o la domenica. Lo stadio invece servirà principalmente ai tifosi e soprattutto ai costruttori e alla società presieduta da Pallotta. L’assurda logica dell’assessore Berdini (della quale questa dichiarazione è solo uno degli ultimi esempi) vorrebbe che la cubatura edificabile dovrà essere limitata per non fare un favore ai palazzinari, ma in realtà l’unica conseguenza di questo tipo di ragionamento è che si farà un grandissimo favore ai costruttori che non saranno più obbligato (dal Comune stesso) a edificare le opere di urbanizzazione più importanti. In pratica Berdini ha detto che il Comune è disposto a rinunciare alla corresponsione degli oneri urbanistici, ovvero a non avere quasi nulla in cambio della concessione a costruire.