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Lo spettro di D'Alema che vota per la Raggi

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Uno spettro si aggira per le redazioni dei giornali italiani. È lo spettro delle dichiarazioni di Massimo D’Alema. Qualche tempo fa Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera gli fece dire «Fermiamo Renzi, è un uomo del Mossad». Oggi Goffredo De Marchis su Repubblica dice che D’Alema ha detto che bisogna votare Raggi per fare un dispetto a Renzi. A chi lo ha detto? In pubblico non ha detto nulla di tutto ciò, e questo c’è scritto anche nel pezzo di Repubblica. Livia Turco, dalemiana storica, ha dichiarato che a D’Alema, sì, Renzi non sta granché simpatico ma voterà Giachetti come sindaco di Roma.

Massimo D’Alema vota Virginia Raggi

Ma De Marchis ci fa sapere che l’ex segretario dei DS in diversi incontri ha attaccato il premier annunciando l’adesione ai comitati per il NO al referendum. Vero, ma il voto per il sindaco di Roma cosa c’entra con il referendum che si terrà in ottobre? Poi arriva la stoccatina:

Pur di mandare via Renzi, Massimo D’Alema, con un sorrisetto, dice che sarebbe disposto a votare «Lucifero», figuriamoci se può tirarsi indietro davanti alla candidata grillina di Roma Virginia Raggi. Nei colloqui con gli amici, durante la campagna elettorale che ha fatto in giro per l’Italia nei comuni dove lo hanno chiamato i fedelissimi, l’ex premier — raccontano — ha svelato la sua scelta romana: «Voto per la Raggi e invito chi mi chiede un consiglio a fare altrettanto». Sfoghi, battute, sarcasmi distribuiti a pioggia, perché non vi è traccia di dichiarazioni ufficiali. Ma l’obiettivo è abbastanza chiaro: indebolire l’attuale segretario del Pd, far cadere il suo governo «e dopo mettersi al lavoro per ricostruire la sinistra riformista».

De Marchis cita i colloqui con gli amici, di cui evidentemente lui non fa parte visto che l’ex premier è piuttosto incazzoso e questo non è il primo retroscena a lui dedicato. E infatti nell’articolo si parla soprattutto del referendum, sul quale – non c’è dubbio – D’Alema è contrario:

Insomma, se Renzi va a casa non è vero che si torna a votare, come dicono gli amici del segretario. Ci sarà un nuovo governo, nascerà un’altra stagione. Ma far vincere la Raggi non significa portare acqua al mulino di Grillo e toglierla alla sinistra da ricostruire? Quello è solo un passaggio intermedio. Dal dato delle amministrative, soprattutto a Roma e Milano, si può partire per un viaggio diverso. Senza Renzi, naturalmente. All’indomani dei ballottaggi, comunque vadano, D’Alema tornerà in pista sul referendum costituzionale. Il No è scontato. «La riforma crea un sistema presidenziale», ha detto pubblicamente e le parole di Renzi a “Repubblica delle Idee” gliel’hanno confermato. «L’idea del limite di due mandati, totalmente sgrammaticata sul piano istituzionale, cos’altro è se non l’ammissione di una specie di elezione diretta?». D’Alema si attiverà nella formazione di comitati contro la legge Boschi. Lo vuole fare senza uscire dal Pd, ma nelle riunioni spiega che «l’obiettivo ora è riunire tutti i pezzi della sinistra, partendo dalle varie anime della minoranza dem». Non vuole entrare in altri comitati ma crearne uno nuovo «per occupare lo spazio della sinistra riformista.

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Insomma, D’Alema non ha detto nulla pubblicamente e in privato le sue parole sulla Raggi sono riferite da altri. Punta al referendum per abbattere Renzi e ha una sua fedelissima con un posto nella giunta di Giachetti in caso di vittoria di quest’ultimo. Però voterà Raggi, come fa sapere il miliardesimo retroscena su di lui. Che vita da cani, quella del complottista politico.
EDIT: Come era ampiamente prevedibile, Massimo D’Alema smentisce l’articolo di Repubblica in cui si attribuisce all’ex premier l’intenzione di votare per Virginia Raggi a Roma. La portavoce di D’Alema, Daniela Reggiani, spiega: “L’articolo pubblicato da ‘Repubblica’ è falso. I numerosi virgolettati riportati, a cominciare dal titolo, corrispondono a frasi mai pronunciate. D’altra parte, l’autore non precisa né dove, né quando, né con chi sarebbero state dette. Le riunioni di cui si parla non si sono mai svolte. La ricostruzione è frutto della fantasia del cronista e della volontà dei suoi mandanti. D’Alema, che è quasi sempre all’estero, non ha avuto modo di occuparsi della campagna elettorale di Roma”.