Cultura e scienze

Lo spettacolo dei free vax a Piazzapulita

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Prima o poi, quando i partiti avranno finito di strumentalizzare i vaccini a fini elettorali, sarà necessario riflettere sul modo in cui l’argomento è stato affrontato nelle trasmissioni televisive. Moderne arene gladiatorie dove spesso e volentieri sembra che l’intento non sia tanto quello di informare o spiegare (brutta parola oggi che sono tutti “informati”) quanto piuttosto quello di fare un po’ di spettacolo. Piazzapulita, la trasmissione de La 7 condotta da Corrado Formigli non fa purtroppo eccezione alla regola che vuole che per ogni “pro vax” si debba avere in studio un “no vax” o un “free vax”.

Perché i talk show dovrebbero smettere di parlare di vaccini

Le questioni principalmente sono due: la prima è che nel dibattito scientifico (e di conseguenza anche quando si fa divulgazione) non vige il concetto della par condicio. Questo non significa che non si abbia diritto di parlare o che non ci sia libertà di parola ma – essendo la vaccinazione una questione di cosiddetti saperi esperti – chi vuole intervenire lo deve fare con dati, fatti e prove scientifiche alla mano. Con questi elementi in mano si possono confutare, o provare a farlo, le tesi opposte. Si è fatto un gran parlare della frase di Roberto Burioni sulla scienza che non è democratica; significa proprio questo. La seconda questione è che le posizioni dei no-vax e dei free-vax sono decisamente sovra rappresentate. Al contrario nel dibattito pubblico sui vaccini la voce della scienza è sotto-rappresentata.

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L’epidemiologo Pier Luigi Lopalco era – incredibilmente – l’unico esperto di vaccini presente in studio ieri

Per fare un esempio molto semplice: ci sono molti studi che hanno smentito l’esistenza di una correlazione tra vaccini e autismo. Ce n’è invece solo uno – poi ritirato – che invece sostiene che esista. Negli studi televisivi però c’è sempre una voce per parte, il che contribuisce a far credere al pubblico che la comunità scientifica sia divisa grosso modo a metà. Quando in realtà le cose non stanno così e i medici e gli scienziati (che sono due categorie distinte) sono per la maggior parte a favore delle vaccinazioni. Ieri in studio da Formigli la situazione era questa: tre “pro vax” contro tre “free-vax” e antivax. Nel primo “schieramento” c’erano Alessandro Cecchi Paone, il giornalista Antonio Caprarica e l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco. Dall’altra parte il chirurgo plastico e specialista di rinoplastica Paolo Gottarelli, il filosofo del diritto ed ex ideologo del M5S Paolo Becchi e la mamma no vax Ambra Fedrigo.

Non serve un “dibattito” sui vaccini fatto così

Già dal parterre si capisce che la volontà del conduttore non era quello di fare chiarezza. E non è un caso, già un anno fa Formigli apparecchiò una puntata simile, dando ampio spazio ai free vax per enunciare le loro tesi.  A dimostrarlo dopo poco arriva la prevedibile (visto il carattere dei due) rissa verbale tra Becchi e Cecchi Paone, degna della miglior televisione trash. In che modo la puntata di ieri ha risposto ai dubbi dei genitori esitanti? Gli ospiti in studio sono stati messi l’uno contro l’altro con lo stridente risultato che l’opinione scientificamente accurata di Lopalco aveva lo stesso valore di Ambra Fedrigo o quella di un medico che non sembrava molto titolato a parlare di vaccini.

Una signora che ha portato in studio due corposi volumi dal titolo “Rapporto Glaxo” e presentato come un “documento segreto” dove la casa farmaceutica ammette che l’esavalente causa l’autismo quando in realtà il documento non è segreto, è un rapporto periodico inviato alle autorità di sorveglianza e contiene tutte le segnalazioni di reazioni avverse. Sono le stesse mamme che poi vanno a fare opera di “proselitismo” per convincere altre madri che i loro figlio è autistico per colpa dei vaccini e che quindi dovrebbe andare a farlo visitare da “quel medico” particolare che prescriverà costose e inutili cure.

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Perché continuare ad invitare i free vax in studio? Qualche settimana fa abbiamo avuto la prova che i sostenitori della libertà di scelta – spesso e volentieri spalleggiati da medici radiati, scienziati che sostengono note bufale scientifiche e da associazioni che lucrano sulle paure dei genitori – sono irrilevanti dal punto di vista politico. E come spiega questo articolo di Wired i no vax non sono nemmeno stati influenti nel condizionare l’esito del voto del 4 marzo.

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La situazione è questa: nel dibattito scientifico i no-vax sostanzialmente non esistono. Allo stesso modo i genitori antivaccinisti rappresentano una piccola percentuale di tutti i genitori (ma sufficiente a creare dubbi pericolosi in quelli esitanti). Nel mondo della televisione invece i free-vax sono altrettanto numerosi di chi sostiene la bontà e l’utilità dei vaccini. È questo modo di rappresentare la questione che poi dà modo ai fan delle teorie no vax di sentirsi importanti, di ritenere di aver ottenuto un riconoscimento del loro status nel dibattito pubblico. Non si tratta per carità di censurare i dubbi e le opinioni di chi ritiene che i vaccini siano pericolosi e che le misure di prevenzione della salute della comunità siano un atto di prevaricazione della libertà individuale. Basterebbe limitarsi a dire che su temi scientifici non tutti i pareri si equivalgono, e magari iniziare a spiegare (e Piazzapulita l’ha già fatto) la differenza tra scienza e magia.