Cultura e scienze

Cosa succede quando Boiron finanzia uno studio "scientifico" sull'omeopatia

Ieri guardare Piazza Pulita valeva il prezzo del biglietto. Non tanto per la prima parte. Ma per la seconda, quella sull’omeopatia. L’argomento è sempre il solito: l’omeopatia è acqua fresca e i rimedi omeopatici non servono a curare nulla oppure, come sostengono gli omeopati, è un’efficace scelta terapeutica? Credere che l’omeopatia potesse funzionare poteva avere senso verso agli inizi del 1800, quando Christian Friedrich Samuel Hahnemann inventò l’omeopatia e le sue leggi fondamentali che sono applicate allo stesso ancora oggi.

Hahnemann, il crine di cavallo e la dinamizzazione

Ma da quando Hahnemann pubblicò La medicina dell’esperienza (1806) ne è passata di acqua sotto i ponti della medicina e della ricerca scientifica e farmacologica. Immaginiamo un mondo in cui quella di Hahnemann fosse l’unica medicina possibile: non potremmo curare nulla, nemmeno un raffreddore. Del resto l’omeopatia non vuole guarire la malattia ma “mettere ordine” nell’organismo. Andrea Casadio – medico, giornalista scientifico, divulgatore e già ricercatore alla Columbia University di New York – ieri ha deciso che era il momento di spiegare agli italiani in modo chiaro cosa sia davvero l’omeopatia.
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L’ha fatto prima spiegando il significato di dinamizzazione di un rimedio omeopatico e il curioso modo in cui Hahnemann è giunto a ideare il procedimento che consente di attivare il “farmaco” omeopatico. Per farla breve l’inventore dell’omeopatia era giunto alla conclusione – totalmente non scientifica – che i rimedi “agitati” mentre andava a cavallo fossero più efficaci. Decise così di costruire una tavoletta ricoperta di crine di cavallo in modo da poter “dinamizzare” i preparati senza dover andare a cavallo. Per fortuna Hahnemann non ha “scoperto” che si potevano dinamizzare i preparati omeopatici strofinandoli su un’aringa appesa al soffitto. Il rientro in studio è stato drammatico. Alberto Magnetti – Presidente dell’Istituto Omeopatico Italiano – è insorto dicendo che il servizio era vergognoso perché “scientificamente inaccurato”. Tenendo conto che l’omeopatia non ha nulla di scientifico si tratta di un’accusa quantomeno curiosa. Del resto il Numero di Avogadro non è un’opinione: sopra le 12 diluizioni (12CH) non è scientificamente possibile che ci sia alcuna traccia del principio attivo.
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Casadio ha poi provato – inutilmente – a procurarsi un’overdose con un potente sedativo omeopatico superando le dosi consigliate sulla confezione. Fortunatamente alla fine della puntata Casadio era ancora vivo, in perfetta salute. Si tratta ovviamente di una provocazione ma che dimostra come i preparati omeopatici non solo non abbiano i tanto temuti effetti collaterali ma non abbiano proprio alcun effetto. L’assenza di effetti collaterali e controindicazioni è dovuta proprio all’assenza di una qualsiasi efficacia terapeutica. Del resto la legge prescrive che sulle confezioni dei rimedi omeopatici (che non possono essere chiamati farmaci mica per caso) venga chiaramente specificato che «deve essere stampigliato in modo visibile che trattasi di indicazioni per cui non vi è, allo stato, evidenza scientificamente provata della efficacia del medicinale omeopatico o antroposofico». Il fatto che i rimedi omeopatici siano in vendita non significa quindi che siano efficaci.

Gli studi che dimostrano che l’omeopatia è acqua fresca

Non c’è quindi alcuna evidenza scientifica dell’efficacia terapeutica dei rimedi omeopatici. Ma come, dirà qualche omeopata, ci sono studi scientifici che dimostrano che l’omeopatia funziona. Non è così, per la semplice ragione che gli studi scientifici sull’omeopatia sono spesso e volentieri mal costruiti e lacunosi. Questo è stato dimostrato di recente da lavoro di meta analisi condotto per conto del National Health and Medical Research Council australiano. ll documento australiano non è stato pubblicato da un istituto qualsiasi ma dall’ente governativo che è sostanzialmente il corrispettivo del nostro Istituto Superiore di Sanità, ovvero il principale organismo per quanto riguarda la salute pubblica. Inoltre i risultati sono stati validati da enti di ricerca indipendenti. La ricerca conferma inoltre quanto emerso da uno studio simile svoltosi nel 2010 su commissione della House of Commons britannica. Anche un’altra meta analisi pubblicata nel 2005 sulla rivista scientifica The Lancet era giunta alle stesse identiche conclusioni.

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I risultati dell’analisi degli studi “scientifici” sull’efficacia delle cure omeopatiche (fonte: nhmrc.gov.au)

Ed è proprio la mancanza di un protocollo codificato per l’applicazione dei rimedi omeopatici (“bisogna sentire la persona”) che rende impossibile anche solo paragonare la medicina all’omeopatia. Se poi andiamo a guardare gli studi scopriamo che alcuni dei più “importanti studi” vengono commissionati da Boiron, la più importante casa produttrice di rimedi omeopatici che – proprio come la tanto odiata Big Pharma – sovvenziona studi scientifici e corsi universitari.

Lo studio pagato da Boiron che dimostra l’efficacia dell’omeopatia

Uno dei gli ultimi sovvenzionati da Boiron è quello che “dimostra” – come hanno raccontato alcuni – che l’omeopatia funziona quanto la medicina. È suddiviso, ma il meccanismo è lo stesso e si basa su interviste telefoniche. Il che già di per sé è una scelta curiosa dovendo valutare in modo oggettivo l’efficacia di un farmaco. Andando a leggere come è stato condotto lo studio scopriamo che la ricerca è consistita nel fare delle interviste telefoniche a 1562 pazienti in cura per depressione o disturbi dovuti all’ansia. Alcuni erano pazienti di medici che non ricorrevano a rimedi omeopatici altri a medici che invece ne “prescrivevano”.

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Uno degli ultimi tre studi commissionati da Boiron sull’omeopatia

Di questi millecinquecento pazienti solo 710 (45.5 %) hanno risposto ad almeno ad un’intervista. Questo significa che per alcuni lo studio si è limitato ad un solo colloquio telefonico nell’arco dei 12 mesi. La casistica è quindi molto limitata e il metodo lascia alquanto a desiderare perché non è stata fatta alcuna ulteriore valutazione del paziente. Inoltre non è specificato quali farmaci assumessero i pazienti seguiti dai medici “allopatici” e viceversa quali rimedi (e in che combinazione con altri farmaci) venissero prescritti dagli omeopati. Di fatto lo studio è consistito solamente nel chiedere al paziente “come stai?” (ovviamente il questionario era più articolato ma il senso è quello). Le conclusioni sono poi eccezionali e meritano di essere riportate.

Patients with Anxiety and depressive disorders, who chose to consult GPs prescribing homeopathy reported less use of psychotropic drugs, and were marginally more likely to experience clinical improvement, than patients managed with conventional care. Results may reflect differences in physicians’ management and patients’ preferences as well as statistical regression to the mean.

Serviva davvero uno studio per dire che i pazienti che vengono seguiti da medici omeopati fanno meno uso di psicofarmaci? Probabilmente no. Sarebbe stato interessante quanto meno sapere in quale misura e in quale quantità è la differenza. Lo studio inoltre sostiene che i pazienti dei medici omeopati avevano “una maggiore probabilità di stare meglio”. Ma attenzione, si potrebbe pensare che si stia dicendo che sono i rimedi omeopatici ad essere efficaci, ma non è così perché lo studio «did not compare patients by the type of prescription issued but only by the type of physician (prescribing preferences) they have chosen to consult». Ovvero non paragona i farmaci o i rimedi assunti  (e quindi la loro efficacia) ma la scelta del terapeuta. Questo per assurdo potrebbe far supporre che il rimedio non sia il – costoso – preparato omeopatico ma che in realtà i pazienti siano stati curati dal medico solo in virtù del fatto che fosse o meno un’omeopata. Straordinario. Purtroppo molti casi di cronaca nera dimostrano che non è così. Giusto ieri è venuto alla luce in Spagna il caso di un bambino curato dai genitori solo con l’omeopatia e morto d’asma.