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Lo «sguardo pieno d'odio» di Virginia Raggi

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Giovanna Vitale su Repubblica di oggi legge il memoriale di Carla Romana Raineri, la capo di gabinetto della Giunta Raggi che ha sbattuto la porta il 31 agosto dando il via alle dimissioni a catena di Marcello Minenna e degli altri. Il memoriale è stato consegnato alla procura di Roma ed è alla base dell’inchiesta sulle nomine che la procura sta conducendo con un faro su Raffaele Marra e Alfredo Romeo. Particolarmente interessante è il racconto degli incontri avuti con la sindaca alla fine di agosto, quando i nodi delle nomine stavano venendo al pettine:

«Avrò visto Raggi complessivamente un paio d’ore in un mese e solo in occasione delle riunioni di giunta. Per contro lei era sempre chiusa nella sua stanza con Romeo e Marra, sempre informati in tempo reale».
«Chiesi un appuntamento a Raggi al ritorno dalle sue vacanze. Il 25 agosto, in occasione di un duro confronto, le riferii che me ne sarei andata se le cose non fossero cambiate». Le pose tre condizioni: allontanare Marra dal Gabinetto e nominare al suo posto un colonnello dei Carabinieri; rivedere la nomina di Romeo; restituire dignità all’ufficio di Gabinetto, limitando le interferenze. «Raggi rimase più che contrariata. Ricordo ancora il suo sguardo pieno d’odio».
Segue il drammatico racconto della notte del 31 agosto in cui, a seguito del parere reso da Anac sulla base di «un finto e strumentale quesito elaborato da Marra», fu convocata in Campidoglio e costretta a fare le valigie. «Un’iniziativa ritorsiva — scrive Raineri — concepita subito dopo il colloquio del 25 agosto, allorché la sindaco apprese la mia indisponibilità ad avallare la delibera di Romeo e trattenere Marra nel Gabinetto, e consumata in riunioni segrete con Marra e Romeo». Severa la richiesta alla Procura: valuti «il comportamento di Raggi, improntato dal preordinato intento di danneggiare la mia immagine e determinare le mie dimissioni».

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Gli stipendi dello staff della Giunta Raggi (Il Messaggero, 17 agosto 2016)

La magistrata racconta particolari e dettagli inquietanti su quei giorni in Campidoglio: «Mi sono quindi progressivamente trovata collocata (direi letteralmente schiacciata) tra Romeo e Marra. La sindaco, per limitare le mie prerogative, ha immediatamente concepito una Segreteria particolare, che era in realtà il “vero Gabinetto”, a capo del quale ha posto Romeo». A cui ha conferito pure «una specifica delega alle partecipate, di fatto attribuendogli anche il ruolo di “assessore ombra” di Minenna». Da lì «ha pesantemente interferito sulla nomina del dg Ama». Affascinante il ruolo di Marra al fianco della sindaca:

«Nei primi giorni del mio insediamento», conclude Raineri, Marra «mi disse di aver dovuto trasferire la moglie e i suoi 4 figli a Malta, perché minacciati dalla criminalità organizzata, e di avere rinunciato alla scorta personale nonostante anch’egli a rischio di incolumità». La capo di Gabinetto chiese un po’ in giro e alcuni dipendenti le rivelarono invece «che Marra aveva denunciato molte persone, principalmente colleghi, per vendette personali o per protagonismo». Ancora: «Ufficiali della Gdf mi segnalarono l’inopportunità di trattenerlo nel Gabinetto. Minenna mi riferì di aver appreso dai vertici Gdf che fra le situazioni sospette che avevano determinato il suo demansionamento fino alla fuoriscita dal Corpo vi era un corso privato di pilota civile per il quale aveva sostenuto un costo di 90 milioni di cui non aveva documentato la provenienza».
Terribile la reazione «quando apprese che non intendevo confermargli il ruolo di vice: si adirò alzando la voce e minacciando ritorsioni». E la stessa cosa avvenne con l’ex capo del Personale Laura Benente, che gli rifiutò un master a Bruxelles. «Marra la intimidì, la minacciò urlando nei corridoi. Da lì a poche ore Raggi telefonò all’Inps di Torino, dalla quale proveniva la dirigente e chiese che la richiamassero subito in sede». E chi c’è ora al suo posto? L’onnipotente Marra, ovviamente.

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