Economia

Lo sgravio totale per le assunzioni al Sud

Un investimento di 730 milioni di euro per la decontribuzione totale delle aziende che investono al Sud: è questo il piano del governo per ridurre la disoccupazione giovanile. Le risorse per far fronte alla decontribuzione delle assunzioni al Sud ammontano a 730 milioni di euro totali di cui:
530 milioni di fondi comunitari del cosiddetto Pon Spao (Programma operativo nazionale sistemi di politiche attive per l’occupazione).
200 milioni previsti dalla legge di bilancio per le assunzioni dei giovani, nell’ambito dei programmi di alternanza scuola-lavoro e apprendistato.
L’impiego di questi fondi porterà alla decontribuzione totale fino a 8.060 euro, per 12 mesi, per gli imprenditori delle regioni meridionali che, nel 2017, assumeranno a tempo indeterminato o in apprendistato giovani tra i 15 ed i 24 anni, e disoccupati con più di 24 anni privi di impiego da almeno sei mesi. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha annunciato che nei prossimi giorni verranno definiti gli atti amministrativi per assicurare l’operatività di questa misura dal primo gennaio. Se l’Ue rifinanzierà la Garanzia Giovani, il dicastero del Lavoro intende estenderla a chi, su tutto il territorio nazionale, assumerà i giovani iscritti al programma.

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I contratti di lavoro (Il Messaggero, 17 novembre 2016)

Com’è noto, la decontribuzione totale (che peraltro durava per tre anni dopo l’assunzione) è considerata dai più l’unica molla che nel corso del 2015 ha trascinato verso l’alto le assunzioni in presenza di un’economia che è rimasta decisamente stagnante. Certo è che con la decontribuzione «ridotta» i risultati sono stati davvero molto meno confortanti. Come dice l’Inps, nei primi nove mesi dell’anno le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono state 925.825 a fronte delle 1.368.405 dei primi nove mesi del 2015 (quando era prevista la decontribuzione previdenziale piena) con una riduzione del 32%. Questa è la prova che è il costo del lavoro, in combinato con la crescita economica, a far scattare la molla della creazione di lavoro. Non certo le norme del Jobs Act (la decontribuzione, infatti, è entrata in vigore prima dell’approvazione del Jobs Act). Tuttavia, il provvedimento, dal chiaro sapore elettorale rischia di favorire più che altro l’emersione dal nero. Un effetto comunque positivo. Ma a questo proposito segnala Mario Seminerio su Phastidio:

Dei tanti esempi di pessima politica economica di cui Renzi ha sinora dato prova, questo dello sgravio al Sud per un anno è forse il peggiore in assoluto, al punto da sembrare quasi uno sberleffo. Non solo: se non avessimo tutti molta fretta e la memoria di un pesce rosso scopriremmo che nel Mezzogiorno, sino al 31 dicembre 2014, vigeva l’agevolazione di una legge, la 407/90, che nella sua ultima versione, conseguenza della legge Fornero, prevedeva una decontribuzione Inps del 100% di durata triennale per assunzioni con contratto a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati da oltre 24 mesi oppure sospesi dall’attività lavorativa (cassintegrati) da almeno 24 mesi. La stessa legge prevedeva una decontribuzione triennale del 50% per le imprese operanti non nel Mezzogiorno. Quella legge fu abrogata per fare spazio ai sussidi triennali del Jobs Act. Ora Renzi si precipita, a tempo abbondantemente scaduto, a mettere una pezza a colori della durata di 12 mesi, limitatamente al Mezzogiorno. Perché la filosofia del Jobs Act è un successo, sia chiaro, e perché il 4 dicembre incombe.

Insomma, un gioco delle tre carte.