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Cosa sta succedendo al MoVimento 5 Stelle in Veneto

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Continua la guerra interna al Movimento 5 Stelle in Veneto, l’obiettivo sono sempre loro Erika Baldin e il capogruppo Simone Scarabel i due consiglieri regionali del M5S eletti a maggio 2015 e colpevoli di aver optato il 31 marzo 2016 per l’assegno di fine mandato in caso di mancata rielezione. Si tratta di circa seimila euro l’anno per cinque anni, che però nel programma presentato dal candidato Presidente Jacopo Berti i Cinque Stelle si proponevano di cancellare.
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“Pizzariottiani” contro “Dimaiani”?

Baldin e Scarabel avevano fatto marcia indietro, ma solo a luglio dopo le vigorose proteste della base e l’intervento dell’europarlamentare veneto David Borrelli che aveva di fatto commissariato il gruppo regionale invitando senza mezzi termini i consiglieri a fare riferimento a lui in caso di questioni da risolvere. Un commissariamento non solo politico visto che la comunicazione è stata affidata a Marco Venturini. La fronda sarebbe guidata dalla consigliera regionale Patriza Bartelle, ovvero la prima firmataria di un progetto di legge regionale per abolire l’istituto dell’assegno vitalizio, della pensione, dell’assegno di reversibilità e dell’assegno di fine mandato, che si oppone alla linea seguita da Simone Scarabel, Jacopo Berti, Erika Baldin e Manuel Brusco e che ha il sostegno di molto attivisti pentastellati. Su posizioni analoghe a quelle della Bartelle si è schierata anche la parlamentare padovana Silvia Benedetti. Oltre allo scivolone sul TFR su Scarabel pesa anche la responsabilità (è lui il tesoriere) del ritardo nel versamento della donazione del M5S destinata alle vittime del tornado che ha colpito la riviera del Brenta lo scorso anno. La questione era stata sollevata dalla Bartelle a marzo e le prime donazioni (diecimila euro ciascuno ai comuni di Mira e Pianiga e trentamila euro in favore del comune di Dolo) sono state infine effettuate a metà luglio. Ma a fa infuriare gli attivisti c’è anche la questione relativa alla neonata “Associazione Movimento Cinque Stelle Veneto” una fondazione, riferisce VVox, nata il 22 giugno 2016 su iniziativa dei consiglieri regionali Manuel Brusco, Erika Baldin e Simone Scarabel (che ne è anche tesoriere e legale rappresentante) che per alcuni attivisti non sarebbe altro che una “struttura parallela” (ma in realtà ne esisterebbero di simili anche in altre regioni). Il 24 agosto, portavoce e attivisti di Porto Tolle, Venezia, hanno scritto a Beppe Grillo e al direttorio, chiedendo le dimissioni immediate di dei due consiglieri. Anche per questo a Marcon (Venezia) si è tenuta il 4 settembre scorso un’assemblea dei cosiddetti dissidenti, alla quale erano presenti circa 150 attivisti e la consigliera Bartelle. All’ordine del giorno c’era la discussione della possibilità di esercitare il diritto di recall nei confronti di Baldin e Scarabel, un’ipotesi quest’ultima lanciata già a luglio dal Meetup di Este (lo stesso della Bartelle) e per la quale servirebbero almeno 500 firme. Con il recall la base pentastellata ha la possibilità di revocare il mandato ai consiglieri e costringerli alle dimissioni, ma si tratta di una procedura che non è mai stata messa in pratica. Secondo coloro che hanno partecipato alla riunione di Marcon la fiducia nei confronti di Scarabel e della Baldin sarebbe venuta meno e al coro si aggiunge oggi il parere di Ivaldo Vernelli, consigliere comunale a Rovigo e già candidato sindaco per il Movimento alle ultime amministrative, che ha definito i consiglieri regionali “ragazzetti baciati dalla fortuna e senza capacità“, auspicandone la cacciata e a quanto pare sarebbero già 300 le firme raccolte in tutto il Veneto. Per il momento i consiglieri interessati preferiscono non commentare le accuse e probabilmente stanno preparando la loro difesa in vista dell’assemblea regionale (questa volta ufficiale) prevista il 16 ottobre a Rovigo.