Opinioni

L'Italia riparte! Il PD abolisce la tassa sugli yacht!

Scene di giubilo nelle roccaforti operaie. La commissione Bilancio della Camera ha infatti abrogato oggi la tassa sugli yacht superiori ai 14 metri. La misura è contenuta in un emendamento del Partito Democratico al Ddl stabilità firmato da Tiziano Arlotti e votato nelle battute finali dell’esame del provvedimento. Al grido di “Lotta dura! Cazza la randa” i cassintegrati d’Italia sono scesi in piazza per esultare al pensiero di potersi finalmente permettere quel 14 metri che avevano adocchiato giusto in tempo per Natale. Flavio Briatore si è iscritto al PD.
tassa yacht
Salta anche la tassa del 15% sulla compravendita dei calciatori. Viene abrogata la norma che nel testo unico dell’imposta sui redditi obbliga a considerare nell’imponibile da tassare anche il 15% del costo delle attività sostenute per la vendita dalle società sportive. L’Italia riparte, raga!1!
Edit: su Facebook – e anche nei commenti qui – questo pezzettino di satira ha ricevuto una serie di critiche e accuse di demagogia a cui mi interessa rispondere. Cito uno dei commenti e replico nel merito:

Perché non raccontate che da quando Monti ebbe la brillante idea di tassare le imbarcazioni, si sono persi 10000 posti di lavoro? Il provvedimento si aggiunge alla stabilizzazione definitiva dell’Iva al 10% per i marina resort in una fase in cui, grazie agli interventi già effettuati, nel 2015 il settore ha avuto un incremento superiore al 15% nella produzione e esportazione di imbarcazioni, suggellato dal successo del salone nautico di Genova. Ci sono le condizioni affinché le 40mila imbarcazioni che hanno solcato i mari per usufruire dei servizi all’estero possano rientrare e per recuperare i 10mila posti di lavoro che erano stati persi.

Punto primo: la tassa generalizzata sulle imbarcazioni è stata introdotta a fine 2011 dal governo Monti e cambiata dallo stesso governo a metà 2012. Nello stesso tempo sono state introdotte una serie di agevolazioni ai diportisti:

Ha quindi introdotto, a fine legislatura, una serie di misure a favore dei diportisti. Altre norme, inserite nel recente Decreto del fare, hanno proseguito su quella strada e buon peso hanno fatto i chiarimenti, relativi alle barche, sulle tabelle del redditometro. Le capitanerie e la guardia di finanza hanno adottato, grazie anche a numerosi confronti con Ucina, la Confindustria nautica, un approccio meno militaresco (che non significa meno rigoroso) durante i controlli sugli yacht.

Punto secondo: il settore della nautica italiana, dal suo anno d’oro del 2008, era entrato in crisi nel 2009. Come abbia fatto una tassa introdotta a fine 2011 a mandare un settore in crisi dal 2009 è per me abbastanza incomprensibile.
Punto terzo: il settore della nautica italiana ha mostrato nel 2015 segnali di ripresa. Come abbia fatto a mostrarne visto che nel 2015 era ancora in vigore la tassa di cui parliamo è per me altrettanto incomprensibile.
Ovviamente il tema di questo pezzetto non era certo discutere questo tema, ma di scherzare sulla vacuità dei provvedimenti economici di questa legge di stabilità. Mi riservo di modificare ulteriormente – e replicare – in caso di ulteriori obiezioni, tenendo conto che siamo off topic.