Economia

«L'Italia ha più da perdere dalla Grexit»

Luigi Zingales sul Sole 24 Ore scrive oggi un editoriale che fa notare che l’Italia ha più da perdere dalla Grexit rispetto ad altri paesi, e per questo il suo atteggiamento dovrebbe essere più morbido nei confronti di Atene. Spiega Zingales:

Per predire il risultato economico di un accordo è innanzitutto importante capire quanto entrambe le parti rischiano di perdere complessivamente da un mancato accordo. Il mancato pagamento di un debito, per esempio, è un costo per il creditore, ma un beneficio per il debitore. A meno di effetti collaterali (spesso molto importanti) se sommiamo algebricamente i guadagni dell’uno e le perdite dell’altro, il risultato netto è zero. Ma ci sono delle perdite dell’uno che non si traducono in guadagni dell’altro. Se la Grecia scivola in una crisi economica ancora più profonda, ci perdono sia i greci che i creditori. Si tratta di una perdita netta o, come noi economisti la chiamiamo,perdita “deadweight” (letteralmente“peso morto” ).
Quali sono le perdite “deadweight”di un mancato accordo? La più grande è certamente la trasformazione dell’euro da moneta comune ad accordo di cambio. Un accordo di cambio reversibile ha tutti i costi di una moneta comune, ma solo parte dei suoi benefici. Fu questo il motivo per cui si volle passare dal Sistema monetario europeo all’euro. Per esempio, ilmotivo per cui l’Italia (tra gli altri) ha goduto di bassi tassi d’interesse è perché l’euro era considerato irreversibile.Se questa irreversibilità venisse meno, ad ogni possibile crisi il mercato comincerebbe a scommettere su un’uscita dell’Italia e i tassi si alzerebbero. Anticipando questa possibilità, i tassi per i Paesi a rischio di exit sarebbero permanentemente più elevati, con effetti negativi sugli investimenti e sui tassi di crescita.

falchi colombe piccioni grexit
Gli schieramenti in Europa sulla Grexit (La Stampa, 8 luglio 2015)

Poi Zingales spiega quali sarebbero i costi di una Grexit, disastrosi per il prodotto interno lordo di Atene, e segnala però anche che l’Europa ha più da perderci da un default di Atene, in primo luogo per i crediti che i greci a quel punto non pagheranno più. E poi, per un punto più sottile che chiama in causa Matteo Renzi:

Cedere adesso minerebbe la credibilità dell’Europa in negoziazioni future. Un costo che non solo i Paesi dell’area euro, ma soprattutto i suoi leader non vogliono pagare. Ma il motivo principale è da trovarsi nella distribuzione dei costi tra Paesi dell’area euro. Fino a questo momento avevo implicitamente assunto che l’Europa fosse un’entità unica sia nell’assorbire i costi, sia nel prendere le decisioni. In realtà non lo è. Per semplicità dividiamola in Nord e Sud. Mentre il costo di un default greco è distribuito proporzionalmente tra Nord e Sud (il credito è stato fatto in base al peso relativo del Pil), il costo della perdita di credibilità dell’euro non è uguale. Il Nord (in particolare la Germania), potrebbe addirittura guadagnarci da questa perdita di credibilità perché i Bund diventerebbero ancor più un bene rifugio. Per contro il Sud (Italia in primis) avrebbe molto daperderci. 100 punti base in più su un debito di 2000 miliardi, significano 20 miliardi di più all’anno di costo per l’Italia. Anche la Spagna avrebbe da perderci molto in questo scenario. Ma in Spagna ci sono ragioni politiche per non cedere. Con la minaccia di Podemos Rajoy non può dare una vittoria a Syriza. Ma in Italia questo costo non c’è. Perché allora il governo Renzi è così assente dalle trattative?L’Italia è il Paese che ha più da perderci da una Grexit. È arrivato il momento per Renzi di intervenire.

Leggi sull’argomento: Perché gli Usa chiedono di tagliare il debito della Grecia