Tecnologia

Perché la Costituzione per Internet è inutile

costituzione per internet (2)

È stata pubblicata ieri sul sito della Camera dei Deputati la bozza per una Costituzione della Rete chiamata Dichiarazione dei Diritti in Internet. Il testo si articola in 14 punti nei quali viene elaborata una proposta di carta dei diritti e dei doveri per Internet. La bozza è stata elaborata dalla Commissione per i diritti e doveri relativi ad Internet, presieduta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini e composta da politici e “tecnici”, e la sua stesura è stata ultimata l’8 ottobre 2014.

(fonte: camera.civici.ci)
(fonte: camera.civici.ci)

Questa è la prima volta che una Commissione parlamentare si riunisce per discutere degli aspetti della regolamentazione della Rete. Come si legge sul sito della Camera il motivo che ha spinto a formulare una bozza di Costituzione nasce:

dalla consapevolezza che considerare Internet uno dei vari media è riduttivo e improprio. Internet è molto di più: è una dimensione essenziale per il presente e il futuro delle nostre società; una dimensione diventata in poco tempo un immenso spazio di libertà, di crescita, di scambio e di conoscenza.

La Costituzione ambisce a divenire il fondamento su quale modellare una Costituzione Europea per Internet, perché, come si legge nel Preambolo:

L’Unione europea è oggi la regione del mondo dove è più elevata la tutela costituzionale dei dati personali, esplicitamente riconosciuta dall’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali, che costituisce il riferimento necessario per una specificazione dei principi riguardanti il funzionamento di Internet, anche in una prospettiva globale.

Ed in effetti se inserita in un contesto regionale più ampio la carta dei diritti avrebbe sicuramente maggiori possibilità di essere incisiva nella tutela dei diritti degli utenti per arrivare alla costruzione di un nuovo modello di Rete.
 
I 14 PUNTI
Il testo considera l’accesso ad Internet un diritto fondamentale per i cittadini e sostanzialmente è orientato a difendere e tutelare gli utenti ai quali vengono riconosciuti il diritto alla tutela dei dati personali, all’Anonimato, alla sicurezza e all’oblio dei propri dati personali (recependo una sentenza della Corte Europa). Tutti argomenti condivisibili che vanno a toccare temi delicati del rapporto tra cittadini e medium informatico. Due punti però presentano alcune criticità, sono l’undicesimo sui “Diritti e garanzie delle persone sulle piattaforme”, che recita:

I responsabili delle piattaforme digitali sono tenuti a comportarsi con lealtà e correttezza nei confronti di utenti, fornitori e concorrenti. Ogni persona ha il diritto di ricevere informazioni chiare e semplificate sul funzionamento della piattaforma, a non veder modificate in modo arbitrario le condizioni contrattuali, a non subire comportamenti che possono determinare difficoltà o discriminazioni nell’accesso. Ogni persona deve in ogni caso essere informata del mutamento delle condizioni contrattuali. In questo caso ha diritto di interrompere il rapporto, di avere copia dei dati che la riguardano in forma interoperabile, di ottenere la cancellazione dalla piattaforma dei dati che la riguardano. Le piattaforme che operano in Internet, qualora si presentino come servizi essenziali per la vita e l’attività delle persone, favoriscono, nel rispetto del principio di concorrenza, condizioni per una adeguata interoperabilità, in presenza di parità di condizioni contrattuali, delle loro principali tecnologie, funzioni e dati verso altre piattaforme.

Qui la bozza di regolamento ha la pretesa di normare in modo unilaterale un ambiente che negli anni si è dato autonomamente delle regole e che è dominato da compagnie che non sono italiane. Basti pensare alle policy aziendali di Facebook e a quante volte sono state modificate (non senza qualche malumore da parte degli utenti). Ma soprattutto il richiamo finale alle “condizioni per una adeguata interoperabilità” delle tecnologie tra le piattaforme digitali sembra fare riferimento più al mercato della telefonia (fissa e mobile) che a quello delle non meglio definite “piattaforme digitali” che offrono “servizi essenziali”, siano esse Facebook, Google +, iTunes o i vari app store per gli smartphone.
L’altro punto delicato è il quattordicesimo, quello che enuncia i “Criteri per il governo della rete”:

Ogni persona ha diritto di vedere riconosciuti i propri diritti in Rete sia a livello nazionale che internazionale. Internet richiede regole conformi alla sua dimensione universale e sovranazionale, volte alla piena attuazione dei principi e diritti prima indicati, per garantire il suo carattere aperto e democratico, impedire ogni forma di discriminazione e evitare che la sua disciplina dipenda dal potere esercitato da soggetti dotati di maggiore forza economica. La costruzione di un sistema di regole deve tenere conto dei diversi livelli territoriali (sovranazionale, nazionale, regionale), delle opportunità offerte da forme di autoregolamentazione conformi ai principi indicati, della necessità di salvaguardare la capacità di innovazione, della molteplicità di soggetti che operano in Rete, promuovendone il coinvolgimento in forme che garantiscano la partecipazione diffusa di tutti gli interessati. Le istituzioni pubbliche adottano strumenti adeguati per garantire questa forma di partecipazione. In ogni caso, l’innovazione normativa in materia di Internet è sottoposta a valutazione di impatto sull’ecosistema digitale. La gestione della Rete deve assicurare il rispetto del principio di trasparenza, la responsabilità delle decisioni, l’accessibilità alle informazioni pubbliche, la rappresentanza dei soggetti interessati. L’accesso ed il riutilizzo dei dati generati e detenuti dal settore pubblico debbono essere garantiti e potenziati. La costituzione di autorità nazionali e sovranazionali è indispensabile per garantire effettivamente il rispetto dei criteri indicati, anche attraverso una valutazione di conformità delle nuove norme ai principi di questa Dichiarazione.

La preoccupazione è qui che i “soggetti dotati di maggiore forza economica” possano esercitare un controllo lesivo dei diritti degli utenti, che è quello che sta accadendo sotto certi punti di vista. Per questo motivo la Carta ritiene necessario la creazione di una pletora di organismi nazionali e sovranazionali e regionali per garantire la corretta applicazione delle normative decise nelle rispettive sedi. Buona fortuna quando si tratterà di discutere di Internet con il Governo Cinese. Il problema di questo punto (ma di tutta la bozza in generale) è che considera la Rete come un blocco monolitico dal punto di vista culturale. La realtà è che, al di là delle strutture di controllo imposte da alcuni governi e dittature, Internet non può non essere espressione del territorio nel quale è vissuto e creato. L’articolo 14 è anche l’unico in cui si fa un esplicito riferimento alla possibilità che un eccessivo intervento normativo possa danneggiare l’ecosistema digitale, frenandone i movimenti di innovazione o limitandone lo sviluppo tecnologico. Quest’ultimo articolo mostra tutta la debolezza intrinseca di una Costituzione concepita in questo modo, ovvero l’estrema difficoltà di bilanciare i diritti degli utenti con quelli degli attori economici e dei governi nazionali.

Uno dei rischi che la Costituzione dell'Internet made in Italy corre a livello internazionale
Uno dei rischi che la Costituzione dell’Internet made in Italy corre a livello internazionale

 
 
LA PAROLA AI CITTADINI
Il 27 ottobre saranno aperte le consultazioni e per quattro mesi i cittadini potranno inviare i loro contributi al testo sulla piattaforme dei Media Civici. Sarà quindi possibile commentare e votare i singoli punti della bozza ed eventualmente aggiungere i propri suggerimenti per ulteriori articoli.
Una parte del sistema di votazione della Costituzione della Rete (fonte: camera.civici.ci)
Una parte del sistema di votazione della Costituzione della Rete (fonte: camera.civici.ci)

 
CE N’ERA DAVVERO IL BISOGNO?
Sì e no. Sì, perché è impensabile non regolamentare alcuni aspetti del funzionamento della Rete e le uniche entità in grado di avere voce in capitolo (poi sarà da vedere quanto questa voce verrà ascoltata e presa in considerazione) sono i governi nazionali e gli organismi sovranazionali. Non è realistico sperare che gli utenti dal basso abbiano la possibilità di condizionare le scelte delle compagnie commerciali che rappresentano il vero potere su Internet. No, una petizione on-line non serve a nulla, e nemmeno una raccolta firme.
Sì, perché l’unica altra costituzione dell’Internet, quella Declaration of the Indipendence of Cyberspace elaborata da John Perry Barlow e dall’EFF ormai ha fatto il suo tempo. Barlow nel 1996 scriveva che il Cyberspazio non aveva un Governo né ne avrebbe avuto uno; la mancanza di confini fisici per il Cyberspazio aveva come conseguenza che la Rete non poteva appartenere a quella o a questa Nazione ma solo alle menti impegnate nella sua costante creazione. Bello davvero, ma non è così come hanno mostrato alcuni, ad esempio Jonathan Zittrain, Jack Goldsmith e Tim Wu Internet appartiene effettivamente a qualcuno: alle società che possiedono i server e ai governi e alle compagnie telefoniche che hanno il controllo sull’infrastruttura su cui si poggia la Rete. Senza contare a tutte le compagnie commerciali che detengono i dati personali degli utenti.
No, perché al di là del contenuto dei singoli punti il dubbio è che la proposta elaborata dalla Camera arrivi non solo troppo tardi (c’è sempre tempo per rimediare, come dimostra la legge sul diritto all’oblio nel Web) ma che non abbia sufficiente forza per poter governare (o pretendere di farlo) un meccanismo complesso come il Web. No, perché per poter dare vita ad una Costituzione per Internet che possa avere un qualche futuro è necessario discuterne nelle opportune sedi internazionali, ad esempio all’Internet Governance Forum, che è l’organismo preposto (incredibile vero?). La bozza elaborata dalla Commissione della Camera non potrà che essere un punto di partenza per una discussione che non sarà limitata all’ambito europeo ma che dovrà giocoforza coinvolgere anche anche gli altri Stati, soprattutto gli Stati Uniti che detengono tutt’ora una buona parte del controllo sulla Rete.
diritti internet - 3
Foto copertina via Pixabay