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L'indagine su Tiziano Renzi

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Tiziano Renzi, padre di Matteo Renzi, in uno stralcio dell’inchiesta sugli appalti della Consip avviata a Napoli e inviata a Piazzale Clodio per competenza territoriale che a fine dicembre aveva visto indagati anche il ministro Luca Lotti, il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette e il comandante della Legione Toscana dei Carabinieri, il generale Emanuele Saltalamacchia. Il reato ipotizzato è traffico di influenze illecite, introdotto nel Codice Penale italiano nel 2012 e previsto dall’articolo 346-bis: mira a colpire anche il mediatore di un accordo corruttivo al fine di prevenire la corruzione stessa.

L’indagine su Tiziano Renzi

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi hanno fissato il colloquio con l’indagato per la prossima settimana: in quella sede gli chiederanno conto di quanto emerso da numerosi colloqui intercettati: trattative e incontri per aggiudicarsi le commesse della Consip e in particolare la gara di Facility management del valore di 2,7 miliardi di euro bandita nel 2014. Il Fatto Quotidiano scrive nell’articolo firmato da Davide Vecchi e Marco Lillo che il personaggio centrale che tira in ballo Tiziano Renzi nelle conversazioni intercettate è Carlo Russo, un imprenditore che dice di condividere i pellegrinaggi a Medjugorje con Laura Bovoli, madre del leader Pd:

Russo è molto legato a Tiziano, padrino di battesimo del figlio minore, ed è stato intercettato più volte mentre parla del ‘babbo’ con Romeo nel 2016. L’elemento più impressionante e originale dell’indagine è il “pizzino” trovato nella spazzatura sul quale sarebbero scritte di pugno da Romeo –se condo gli investigatori – pro prio le iniziali di Tiziano e di Russo accanto ai pagamenti mensili da effettuare. I pm napoletani Henry John Woodcock, Celeste Carrano ed Enrica Parascandolo hanno dato ordine ai carabinieri di sequestrare i sacchetti gettati dopo i colloqui tra i due nell’estate scorsa.
Lo scopo era trovare i fogli su cui Romeo scriveva (senza parlare per paura delle intercettazioni) davanti a Russo i destinatari delle somme ritenute possibili tangenti. Romeo prima dice a Russo la cifra da dare a un soggetto poi scrive una o piùlettere sul foglio. Quando dice “30 al mese a…”, secondo gli inquirenti si riferisce a Tiziano Renzi, che sarebbe rappresentato dalla “T.” vergata in silenzio sul foglio.

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Sempre il Fatto racconta che per Romeo quello era il costo di una “polizza assicurativa”: il frasario, che casualmente riecheggia quello dell’altro Romeo, Salvatore, intende invece metaforicamente un’assicurazione sulle possibilità di partecipare alle gare della Consip. Un incontro tra Romeo, Russo e Tiziano Renzi ci sarebbe stato ma i pagamenti ipotizzati non si sono mai verificati. Tiziano Renzi conferma di aver «ricevuto l’avviso a comparire che ipotizza “il traffico di influenza”. Ammetto la mia ignoranza ma prima di stamattina neanche conoscevo l’esistenza di questo reato che comunque non ho commesso essendo la mia condotta assolutamente trasparente come i magistrati — cui va tutto il mio rispetto — potranno verificare. I miei nipoti sono già passati da una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona perbene: il mio unico pensiero in queste ore è per loro».

Il padre di Renzi sotto inchiesta 

Per Federico Bagattini, l’avvocato di Tiziano Renzi, «il fatto è incomprensibile , nell’atto è riportato solo il numero della norma violata. Prenderemo contatto con il pm per capire quali sarebbero i fatti contestati». C’è da segnalare che è assolutamente normale che nella comunicazione si riporti soltanto la norma violata. L’inchiesta sulla Consip è nata a Napoli dalle attività dell’imprenditore Alfredo Romeo e dagli appalti che la sua società si è aggiudicata per la gestione delle pulizie dell’ospedale Cardarelli. Spiega Fulvio Bufi sul Corriere della Sera:

Le indagini napoletane si concentrano sull’appalto Fm4 (facility management) per l’affidamento dei servizi gestionali di università, centri di ricerca e svariati uffici della Pubblica amministrazione. C’è in ballo una convenzione da 2 miliardi e settecento milioni di euro in 36 mesi, e il gruppo Romeo mira a tre lotti importanti. I magistrati cominciano a interessarsi delle attività di Consip, e quando, il 16 dicembre del 2016, convocano Gasparri, lui non parla solo dell’appalto ma anche dell’influenza della politica per nomine, carriere e posizioni all’interno della società.
Pochi giorni dopo gli investigatori si presentano negli uffici dell’amministratore delegato Luigi Marroni e a proposito del numero uno di Consip, il Fatto Quotidiano, che per primo ha dato la notizia dell’inchiesta, associa il suo nome a quello di Tiziano Renzi, per rapporti di amicizia stretta, però, non per ipotesi di reato. Ipotesi che invece, di lì a breve riguarderanno il ministro dello Sport Luca Lotti, pure lui legato a Marroni, anzi, ritenuto il suo sponsor nella nomina in Consip.
Ascoltato come persona informata sui fatti, Marroni rivela di aver fatto bonificare gli uffici della società dopo aver saputo dal presidente Luigi Ferrara della presenza di microspie. Erano quelle fatte mettere dalla Procura di Napoli, e a proposito di chi avrebbe informato Ferrara, Marroni fa i nomi di Lotti, del comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette, e del generale Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana.

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Alfredo Romeo è il costruttore napoletano finito assolto… (continua)

Durante l’indagine sono stati ritrovati in una discarica di Roma alcuni pizzini sui quali, secondo gli investigatori, era annotata la contabilità delle tangenti. Fogli scritti a penna provenienti da uno degli uffici del gruppo Romeo nella Capitale, che prima di essere buttati erano anche stati strappati. Anche Matteo Renzi ha parlato dell’indagine in un’intervista al Corriere della Sera: «Mio padre è già passato da una vicenda analoga tre anni fa. Dopo venti mesi è stato archiviato. Spero che finisca nello stesso modo per questa indagine sul traffico di influenze. Ma in ogni caso, da uomo delle istituzioni, dico come allora che la mia prima parola è di fiducia totale nella magistratura italiana e di rispetto per il lavoro dei giudici. Guai a chi fa polemica, gli inquirenti hanno il dovere di verificare tutto. E fanno bene a farlo».