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L'indagine sui sabotatori dell'ATAC

atac merda

La Guardia di Finanza ha aperto un nuovo fascicolo su ATAC. E stavolta sotto inchiesta ci sarebbero alcuni sindacalisti che avrebbero “invitato” i dipendenti a riportare i bus nei depositi alla minima segnalazione di guasti, e minacciato chi non obbediva agli ordini. Lorenzo D’Albergo su Repubblica racconta così l’ennesima indagine che coinvolge la municipalizzata dei trasporti.

Uno dopo l’altro, i dipendenti sotto botta hanno sfilato davanti ai dirigenti di Atac e hanno vuotato il sacco. Nelle loro confessioni hanno ripercorso nei dettagli le pressioni subite negli ultimi mesi. Hanno fatto nomi e cognomi, prontamente girati ai finanzieri. Le verifiche degli inquirenti scatteranno a breve. Poi spetterà al nuovo management prendere provvedimenti nei confronti dei possibili indagati. Il dossier, insomma, sarà gestito dal neoamministratore unico Manuel Fantasia. Giovedì metterà finalmente piede in azienda e come primo atto potrebbe bandire un concorso internazionale di durata mensile per individuare il nome del prossimo direttore generale.

L’indagine sui sabotatori dell’ATAC

L’indagine sui sabotatori dell’ATAC arriva al termine di un periodo di scarsa tranquillità in azienda. Ieri abbiamo raccontato di un miracolo vero e proprio, che ha coinvolto 160 tra gli oltre 11mila dipendenti a cui era impedito il lavoro come conducenti e operai delle officine, e che l’azienda aveva ricollocato dietro una scrivania. Fino a quando, i vertici di Atac hanno deciso di avviare una serie di controlli straordinari. Alle visite mediche si sono sottoposti oltre cento dipendenti con «inidoneità temporanee». E l’80% è risultato in perfetta forma, tanto da tornare subito in cabina o in officina.
atac guasti

Mettendo in campo sia i medici aziendali sia quelli del Cispi e ricorrendo a tutti gli strumenti previsti dal decreto ministeriale 88/1999, quello che prevede l’«accertamento dell’idoneità fisica e psicoattitudinale del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto». Alle visite mediche si sono sottoposti oltre cento dipendenti con «inidoneità temporanee». E l’80% è risultato in perfetta forma, tanto da tornare subito in cabina o in officina. Anche tra i cosiddetti «inidonei definitivi», in molti hanno scoperto, dopo la visita, di avere goduto di un miglioramento improvviso. Tanto da dover firmare con l’azienda un accordo transattivo per cambiare la qualifica: da «autista inidoneo» ad ausiliario del traffico, lasciando l’amata scrivania.

Un colpo di scena non da poco, che insieme alla scoperta dei concorsi truccati da parte dei sindacalisti, al curioso caso dei guasti riparati due volte e alla stretta sui permessi sindacali può dare l’esatta dimensione di quanto fosse amato Rettighieri, che per fortuna (di chi?) ha nel frattempo rassegnato le dimissioni denunciando un’ingerenza dell’assessora Linda Meleo per lo spostamento di un dipendente che è anche attivista grillino e cugino di un’assessora M5S. Un’ingerenza sulla quale la Meleo non ha ancora dato una risposta pubblica, in piena linea con la filosofia della trasparenza quanno ce pare della giunta Raggi. Nel frattempo per la storia dei lavoratori miracolati indagherà la procura per truffa all’INPS. Miscredenti che non sono altro.

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