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L'incubo dell'avviso di garanzia per Virginia Raggi

Non c’è solo Marra a turbare gli scarsi sonni della sindaca. In un momento in cui il MoVimento 5 Stelle sta decidendo se sostenere o meno la sindaca togliendole l’uso del simbolo l’inchiesta sulle nomine in Campidoglio potrebbe costituire la classica goccia che fa traboccare il vaso

salvatore romeo virginia raggi

Non c’è solo Raffaele Marra a turbare gli scarsi sonni della sindaca Virginia Raggi. In un momento in cui il MoVimento 5 Stelle sta decidendo se sostenere o meno la sindaca togliendole l’uso del simbolo l’inchiesta sulle nomine in Campidoglio potrebbe costituire la classica goccia che fa traboccare il vaso. Ieri, infatti, mentre Marra finiva in carcere e la sindaca usciva dal bunker del Campidoglio solo per leggere un comunicato concordato con Grillo, per quasi quattro ore, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio hanno ascoltato l’ex capo dell’Avvocatura del Campidoglio, Rodolfo Murra, protagonista di un confronto al vetriolo proprio con Marra e la Raggi a proposito della promozione – con considerevole aumento di stipendio – di Salvatore Romeo. Murra ha confermato di avere subito pressioni.

L’incubo dell’avviso di garanzia per Virginia Raggi

Dopo le acquisizioni documentali dei giorni scorsi in Campidoglio, ieri i pm sono passati al secondo step dell’inchiesta sulle nomine irregolari di funzionari e dirigenti capitolini, proposte e siglate dalla prima cittadina pentastellata. L’interrogatorio di Murra in qualità di testimone potrebbe quindi chiudere il cerchio tracciato dall’esposto di Carla Romana Raineri e proseguito con quello di Fratelli d’Italia, che mette all’indice il comportamento di Marra e della sindaca e, soprattutto, lo stipendio del dipendente grillino Romeo che non a caso la sindaca ha successivamente ridotto. La nomina infatti finisce in giunta il 9 agosto senza passare al vaglio dell’allora capo di gabinetto; il suo contratto viene inserito all’interno della delibera sullo staff e il trattamento economico non viene esplicitato. Il dato di fatto è che Romeo, dipendente del Comune, diventa dirigente in base alla decisione della sindaca che si basa evidentemente soltanto sulla sua fedeltà.
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A questo proposito entra in scena Murra, a cui la sindaca si rivolge per sapere se sta utilizzando la procedura giusta per l’assunzione di Romeo. Convoca l’avvocato nella sua stanza e nella riunione Murra trova la Raggi, Romeo, e una giovane penalista amica della sindaca. Lui si rifiuta di dare la sua approvazione: arriva poi anche il parere di Aristide Police, che è comunque negativo. Ciò nonostante la sindaca procede. E poi annulla tutto.

Il fratello di Marra 

A questa vicenda si somma quella dell’esposto del sindacato dei dirigenti regionali sulla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele. Secondo l’esposto il 9 novembre Marra junior avrebbe dovuto astenersi dal controfirmare la delibera che ricolloca il congiunto, già vicecomandante dei vigili, alla direzione Turismo del Comune,con tanto di aumento di stipendio: circa 20mila euro in più in busta paga. La questione potrebbe travolgere direttamente la prima cittadina, che si è intestata la paternità dell’atto, sostenendo che il fedelissimo Marra si fosse solo limitato a una controfirma. L’ha dichiarato addirittura in una memoria difensiva siglata dal responsabile anticorruzione del Campidoglio, Maria Rosa Turchi, e inviata all’Anac nei giorni scorsi. Quel documento, ora, potrebbe trasformarsi in un boomerang per la prima cittadina. Perché, commenta il Messaggero oggi, il rischio è che emerga una falsa dichiarazione: «Nell’atto c’è infatti scritto che la Raggi, da sola, si sarebbe occupata dell’analisi dei curricula dei dirigenti: 1500 pagine di schede e documenti. Un lavoro certosino, compiuto tra il 28 ottobre e il 9 novembre. Nello stesso periodo – di soli 12 giorni- la sindaca è anche volata in Polonia per il viaggio della Memoria».

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Salvatore Romeo, Raffaele Marra e il blitz della polizia in Campidoglio (La Repubblica, 16 dicembre 2016)

La procura ha già ascoltato Alessandro Solidoro, che il primo settembre ha lasciato il suo posto di amministratore unico dell’AMA e Marcello Minenna, superassessore al Bilancio e alle Partecipate, anche lui dimissionario, insieme al direttore generale di Atac Marco Rettighieri e all’amministratore delegato Armando Brandolese. La vicenda è andata naturalmente ad intrecciarsi con quella di Paola Muraro. Il rischio è che arrivi un avviso di garanzia a far crollare il castello di carte di una giunta e di una maggioranza che già hanno scarsa fiducia in Virginia.

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