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“Libertà”: il primo tweet di Patrick Zaki da cittadino libero

Zaki ha aperto l’account Twitter e in poche ore in migliaia hanno incominciato a seguirlo. Anche qualche insospettabile

patrick zaki

Una parola. Ripetuta tre volte. “Libertà”. Così Patrick Zaki ha voluto condividere su Twitter la gioia per il verdetto che lo ha reso (anche se non definitivamente) un cittadino libero, in attesa dell’udienza decisiva del prossimo 1 febbraio. Per l’occasione ha aperto un account sul social di Jack Dorsey, che in meno di 24 ore ha raccolto già migliaia di follower. Nella foto in basso si vede Patrick Zaki finalmente sorridente, con la stanghetta degli occhiali rotta, come hanno fatto notare diversi utenti, mentre mostra un braccialetto del Bologna, squadra della città nella quale ha vissuto, studiato, che lo ha ormai adottato e che lo attende per una grande festa, anche se ancora una data non c’è e difficilmente potrà avvenire prima del processo. Processo nel quale – ricordiamolo – Zaki non è stato ancora assolto e continua a rischiare fino a 5 anni.

Il primo follow di Zaki ad Antonio Tajani

Immediata l’ondata di commozione e affetto per il primo tweet di Zaki da cittadino libero. Con una curiosità: il primo importante esponente politico che lo studente universitario ha incominciato a seguire è stato un insospettabile: Antonio Tajani, leader di Forza Italia ed ex Presidente del Parlamento europeo, che in risposta al tweet si è detto contento di questo interesse reciproco, attirandosi anche qualche inevitabile critica.

“Libertà. Libertà. Libertà”: le prime parole di Zaki da cittadino libero

In molti, nel frattempo, hanno fatto anche notare come quella parola, libertà, sia stata utilizzata, per certi versi stuprata in Italia da chi in questi mesi l’ha invocata nelle piazze contro il Green pass, contro i vaccini e la cosiddetta “dittatura sanitaria”. Quanto stona quelle parole sulla bocca dei no-vax, se confrontati con chi la libertà, quella vera, l’ha perduta per quasi due anni, imprigionato per le sue idee in un carcere egiziano in attesa di un processo rinviato cinque volte e – secondo il suo avvocato – sarebbe stato anche torturato. Una parola bellissima in bocca a Zaki che ripaga l’Italia, gli italiani, la sua famiglia, i legali, le associazioni in prima linea, di quasi due anni di lotta estenuante per ottenere giustizia. L’odissea giudiziaria di Zaki ancora non è finita, ma si comincia a intravedere all’orizzonte una luce. E, cosa più importante, per la prima volta Zaki può attendere il suo verdetto da cittadino libero. “Libertà”, che bella parola.