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Se Libero prende quello che fa uscire "Lory Del Santo porno" su Google…

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La morte di Tiziana Cantone ha scosso anche il mondo dello spettacolo e Libero ne approfitta oggi per raccontarci del dramma di Loredana Lecciso, Lory Del Santo e Alba Parietti alle quali l’Internet (questa macchina infernale) toglie la dignità ogni giorno. Esattamente come per Tiziana Cantone, scrive Libero, anche le tre showgirl sono perseguitate dal Web. In che modo? Se si digita su Google “Lory Del Santo porno” appaiono dei risultati relativi a dei video pornografici, e la cosa è lesiva della loro reputazione.
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I video “porno” di Alba Parietti

La questione è interessante perché ha a che fare con un particolare categoria di porno, quella che riguarda le persone famose e le celebrità. Di base si può dividere in due sottogeneri: i video privati di sesso esplicito messi online più o meno di nascosto (ad esempio quello di Tommy Lee e Pamela Anderson oppure A night in Paris con Paris Hilton) e quelli più soft che non sono altro che raccolte di spezzoni di film dove le star appaiono nude mentre recitano scene di sesso (è il caso ad esempio di tutte le attrici che hanno girato un film con Tinto Brass, ad esempio). Anche questo secondo genere, così come il primo, finisce su siti che raccolgono video porno dove gli utenti caricano le sequenze più “hot”. Indubitabilmente c’è un problema di diritti cinematografici: chi effettua il caricamento non li detiene però – al di là del fatto che si trovino su una specifica piattaforma – non possiamo certo dire che si tratta di video rubati o resi pubblici senza il consenso delle interessate. Generalmente fanno parte di quel filone di film erotici e commedie pecorecce che hanno fatto la fortuna e il successo di molte attrici a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Ad esempio, nel caso della ricerca “Alba Parietti porno” tra i primi risultati si trovano diverse scene del film “drammatico a sfondo erotico” (cit. da Wikipedia) il Macellaio, dove la Parietti appare variamente nuda e intenta a simulare alcuni rapporti sessuali.

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Anche il primo risultato è da il Macellaio

Certo la descrizione del primo risultato è ingannevole “La sensuale Alba Parietti scopata nella figa dal grosso cazzo di questo uomo in un erotico videoporno italiano” perché uno potrebbe aspettarsi una scena hardcore e invece è sempre la versione edulcorata del film che la Parietti girò nel lontano 1998. Per Lory Del Santo la ricerca dà risultati leggermente diversi, al primo posto c’è un ammiccante video di Libero (OPS) che dà la notizia del video “porno” girato dalla Del Santo con protagonista Aida Yespica. Un film porno che non è tale perché non si arriva mai ad un rapporto sessuale vero e proprio ma che semplicemente allude, ammicca, fa montare la “tensione erotica” (vabbè, è pur sempre un film diretto da Lory Del Santo). Un po’ come succede se si va a cliccare sul secondo risultato, questa volta si finisce su PornHub, noto portale di video porno che ci propone uno spezzone di “La Gorilla” un film del 1982 dove la Del Santo recita al fianco di Tullio Solenghi e Gianfranco D’Angelo (decisamente non un porno quindi) ma dove appare ignuda (e ignude appaiono altre attrici del cast). Di nuovo, l’autore del caricamento non detiene i diritti sul film e quindi non potrebbe metterlo online, ma che il film esista (così come il Macellaio) è noto e non sembra che sia mai stato considerato lesivo della reputazione delle attrici, quando non era su Internet. Difficile però sostenere che ci sia qualche similitudine con il caso di Tiziana Cantone.
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Il quinto risultato su Google, un pezzo costruito per apparire tra i risultati della ricerca “Loredana Lecciso porno”

Loredana Lecciso contro le ricerche su Google

E anche per Loredana Lecciso, che invece non ha mai interpretato ruoli ammiccanti al cinema o in TV, non si può certo parlare di tentativo di diffamarla o ledere la sua reputazione (slut shaming come si usa dire all’inglese). Tutti i risultati della ricerca “Loredana Lecciso porno” in realtà conducono a video porno espliciti dove la protagonista si chiama Loredana (o almeno così dice il titolo) ma non Lecciso. Questo perché Google ha trovato i risultati più vicini alla ricerca (ovvero un generico porno con una che si chiama Loredana) e non il risultato esatto. A dire il vero un “porno con la bionda pugliese Loredana Lecciso” c’è, ma è – come riferisce lei stessa a Libero – un video americano con un’attrice bionda che non assomiglia assolutamente alla Lecciso. Forse è anche per questo motivo che il PM che si occupa dell’indagine avviata su richiesta della Lecciso ha chiesto l’archiviazione del procedimento? C’è dell’altro in realtà, e il caso specifico della Lecciso ci aiuta a capirlo meglio dal momento che riguarda il funzionamento dei motori di ricerca. Bisogna partire dall’assunto che una delle regole non scritte dell’Internet è che è fatto per il porno, quindi ci sarà sempre qualcuno che cercherà un video porno di qualcun’altro (o qualcos’altro). Il punto è che se i miei ex compagni di classe maschi cercano tutti il “video porno della ex compagna di classe” difficilmente potranno spostare i risultati della ricerca di Google (o qualsiasi altro motore di ricerca) a meno che qualcuno di loro non carichi un video che viene indicizzato come tale (e potrebbe benissimo essere il video di una qualsiasi ragazza coi capelli rossi ad esempio). Per quanto riguarda le celebrità ovviamente ci sono molte più persone che cercano video porno. Alcuni di questi presunti video porno di fatto non esistono e sono solo clickbait per attirare i visitatori su uno specifico sito (che guardacaso indicizza molti nomi di celebrità legati alla parola chiave porno). Un po’ come succede quando cercate disperatamente di scaricare un disco o un film e capitate su siti che vi vogliono convincere a scaricare un programma a pagamento per vedere tutti i film che volete. Insomma non è una “trappola di Internet” come scrive Libero, non più di quanto le “foto esclusive” dei vip al mare siano una “trappola dei tabloid” (nessuno ne ha mai parlato infatti). Possiamo parlare del fatto che per le celebrità maschili non esista questo tipo di sfruttamento dell’immagine (al massimo c’è il solito risultato fake generato per ottenere accessi al sito) e certamente riguarda il fatto che la maggior parte dei fruitori di pornografia cerca un determinato genere (un po’ come per il fatto che i calendari con le donnine nude sono più di quelli con gli uomini nudi) ma questo ha davvero poco a che fare con lo slut shaming e Tiziana Cantone, la cui vicenda viene banalizzata e nuovamente usata da Libero solo per parlare dei fantomatici pericoli della Rete e non per sensibilizzare sul fenomeno.