Opinioni

Lettera d'amore a Virginia Raggi

In primis, cara Virginia (mi piaceva iniziare questa lettera con “in primis”. In primis perché ho fatto il classico, poi anche perché parliamo di Roma e il latino, in origine, era la lingua di Roma), volevo ringraziarti per la tua foto con lo spolverino grigio davanti al Foro: sei bella, Virginia, splendi sullo sfondo di tutte quelle rovine. Poi le rovine le togliamo, anzi le conferiamo ai luoghi deputati, come si dice più correttamente. E resterai solo tu, al Foro, con lo spolverino e quel bracciale d’argento minimalista che fa tanto Roma Nord. Ma ti sta bene, oh se ti sta bene!virginia raggi frigoriferi
I turisti verranno per vedere il Foro e troveranno solo te, Virginia. Ma si lamenteranno? No. Anzi troveranno il paesaggio cambiato in meglio. E se poi proprio vogliono vedere le rovine basta che si rechino ai luoghi deputati, quelle in cui le abbiamo conferite. Guideremo il camioncino dell’immondizia, Virginia, io scherzerò con te ai semafori, guardandoti negli occhi; e le rovine saranno dietro, nel cassone, e non toccheranno noi e il nostro idillio. Che bellissima metafora, Virginia.
virginia-raggi-semafori
Io ho abitato sei anni a Roma; credo di conoscerla bene e di essere pronto ad aiutarti nel delicato compito di amministrare la capitale. Un anno anche al quartiere Coppedè. Un quartiere molto particolare, Virginia, non so se hai presente: con tutti quegli edifici che all’epoca parevano provocatori e innovativi ma oggi, in quest’epoca disgraziata, assumono una parvenza ironica. Potremmo fare di Roma un grande Coppedè, magari; ma sarebbe assurdo e poco sensato, perché un quartiere del genere esiste solo come eccezione. Poi la gente lascerebbe Roma, esausta per tutta quella stravaganza, e se ne andrebbe forse a Viterbo (poniamo): il che risolverebbe d’altronde un sacco di questioni quanto alla viabilità e ai servizi da garantire alla cittadinanza.
Vedi che bello, Virginia? Sono il tuo consigliere da pochi minuti e già abbiamo demolito il traffico romano, asfaltato, finito. Anzi, in realtà non abbiamo ancora regolarizzato il mio contratto; mettimi in regola, Virginia, o l’opposizione si lamenta, alza un polverone, strumentalizza. Sono ipocriti e odiano Roma e, anche più meschinamente, il nostro amore.
Poi ho vissuto due anni al Prenestino, ma questo magari lo saltiamo.
Invece i tre anni sulla Tuscolana penso possano esserci utili, parlando di noi come coppia e come amministratori romani. Lo sapevi che a Roma c’è la metro, Virginia? Passa sotto la Tuscolana, tra l’altro. Una volta alla stazione di Giulio Agricola mi è finita la gamba nello spazio tra treno e banchina; non è stato bello, Virginia, ma non ho subito traumi né amputazioni e il mio amore giunge intero a te e alla città (sempre Roma; un giorno sono anche andato a Viterbo, ma non conta). Si dice spesso che a Roma non si possono costruire metro per via delle rovine: e lo sai cosa significa questo? Che una volta che le avremo conferite tutte, Virginia, perché io e te conferiremo, se necessario contro tutto e tutti (ma non Totti, amore mio; sulla Lazio proprio non ti seguo), oh se conferiremo! – i luoghi deputati saranno pieni di rovine -, una volta che avremo conferito tutte le rovine potremo costruire sempre nuove metro. Basta stare attenti ad evitare il Tevere, al limite l’Aniene, e dove scavi scavi, va comunque bene. Ci baceremo ad ogni stazione, Virginia; rimarremo sempre sotto terra, come gli ultimi sopravvissuti di una civiltà postatomica, e il nostro amore non vedrà Roma trasformata in un grande Coppedè. Staremo bene così, amore, Sindaca, Virginia; e solo di rado passeremo ai luoghi deputati, a farci le foto con le rovine, che poi incolleremo sull’album di famiglia vicino alle immagini della gita sul Terminillo. Mi manchi già, Virginia, e non abbiamo ancora neanche regolarizzato.