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L'esilarante storia della senatrice Laura Puppato "espulsa" dall'ANPI

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Era da tanto tempo che non si sentiva parlare della Senatrice Laura Puppato, fino al 2011 e per quasi dieci anni sindaco di Montebelluna (Treviso) poi consigliera regionale (dal 2010 al 2013) la Puppato abbandonò il posto a Palazzo Ferro Fini a favore di uno scranno al Senato. Non dopo aver lanciato la scalata al PD presentando una sua mozione per la Segreteria del Partito Democratico per l’elezione del candidato della coalizione Italia Bene Comune, essersi ritirata, aver appoggiato Pierluigi Bersani (in fondo è sempre stata bersaniana) ed aver rapidamente abbracciato il renzismo (non prima di aver sostenuto Civati) dopo le dimissioni dell’ex-segretario e la vittoria di Matteo Renzi.

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Laura Puppato si lamenta che si parla di lei solo per l’espulsione dall’ANPI (nella foto con il Presidente della sezione provinciale Umberto Lorenzoni)

Laura Puppato, una donna per tutte le stagioni

Era più o meno da quel periodo, nel quale la Puppato disse che secondo lei i rimedi omeopatici dovevano essere rimborsati dal SSN, e quello immediatamente successivo quando – subito dopo essere atterrata in Senato – si propose come pontiera per aprire un dialogo con il MoVimento 5 Stelle al fine di raggiungere un’intesa sull’elezione del Presidente della Repubblica e la nuova legge elettorale. E se vi ricordate un po’ com’era il M5S nel 2013 capirete bene anche voi che le capacità di lettura della situazione politica non sono mai state un vero e proprio punto di forza della senatrice trevigiana, che di recente si è vantata anche di aver presentato Paola Muraro ai Cinque Stelle (nonché di apprezzare molto Paolo Berdini). Non che per quanto riguarda altre “visioni” la Puppato ci abbia mai preso, ad esempio nel 2008 conferiva la cittadinanza onoraria all’ex Ad di Veneto Banca Vincenzo Consoli Coraggioso ed esperto timoniere, ha legato gli interessi preminenti di questo territorio con la crescita equilibrata e continua dell’Istituto da lui diretto portandolo a divenire uno dei primi venti istituti bancari italiani. Figura di spicco del mondo imprenditoriale e finanziario è uomo dotato di intuito straordinario che si accompagna con una naturale inclinazione al rigore e al lavoro, sereno, di gruppo» si leggeva nella motivazione), che con il suo istituto di credito le aveva tolto le proverbiali castagne dal fuoco acquistando il terreno dove secondo i progetti leghisti avrebbe dovuto sorgere un inceneritore per farci costruire la faraonica mega sede della banca che ora versa in una profondissima crisi che rischia di mandare sul lastrico qualche migliaio di correntisti.

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Per alcune pagine la Puppato è una martire del fascismo dell’ANPI

La posizione della senatrice che “imbarazza” l’ANPI

Ecco quindi che Laura Puppato ha pensato bene di rivitalizzare la sua immagine con l’aiuto dell’ANPI. Come tutti sanno l’ANPI ha deciso qualche tempo fa di chiedere ai suoi iscritti di evitare di fare campagna a favore del Sì al referendum costituzionale. Questo non significa che gli iscritti non possano votare Sì ma che, dal momento che l’Associazione ha deciso di schierarsi per il No, non è opportuno che prendano pubblicamente posizione in contrasto alle decisioni del direttivo nazionale. Si tratta di una scelta che può piacere o meno (e che può essere valutata più o meno opportuna visto che molti tesserati ANPI sono anche iscritti al Partito Democratico) ma è uno dei tanti modi con i quali viene condotta questa campagna elettorale. Dal momento che dalle parti del Comitato per il Sì ultimamente va di moda dire che quelli dell’associazione partigiani sono “fascisti” o che si accompagnano ai fascisti veri la Puppato ha deciso di diventare una martire del “fascismo” dell’ANPI denunciando di essere stata espulsa dall’associazione proprio a causa del suo essere a favore del Sì alla riforma costituzionale. Ma qui c’è un primo problema: la Puppato non è mai stata espulsa dall’ANPI perché non risulta attualmente iscritta. Sulla vicenda, che è ridicola, l’ANPI è arrivata a dire che un parlamentare è libero di di fare propaganda per il Sì, a patto che eviti di esibirlo, il che probabilmente significa che non deve fare propaganda con in mano la tessera dell’associazione, perché fare campagna è pur sempre esibirsi in un modo o nell’altro.
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A sgonfiare anche la polemica sull’espulsione è giunto un comunicato stampa di Catia Costanzo Boschieri, Presidente della sezione ANPI di Montebelluna presso la quale la Puppato era iscritta che ha confermato come non sia mai giunta, in quella sezione, una richiesta di rinnovo della tessera da parte della senatrice. Tutto risolto? Giammai, perché la Puppato ha successivamente precisato all’agenzia Dire di non conoscere questa Catia Costanzo Boschieri: “Io non conosco Catia, non ci siamo sentite, non ho neanche il suo numero. Io ho chiesto il rinnovo a Brunello [Sergio Brunello ex Presidente della sezione comunale], come sempre, come da anni: ci si telefona e poi ci si vede al bar, in piazza, per la consegna della tessera”.
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Puppato precisa inoltre di aver chiesto il rinnovo della tessera per l’anno 2016 a fine maggio (tenuto conto che i tesseramenti sono stati aperti a fine novembre 2015 tutto questo urla: “ci tengo a essere tesserata”) ma che le è stato risposto “sappi che l’Anpi non intende dare conferma a un tesserato come te che sta facendo campagna per il sì. Questa è la linea”. Ma se i fatti avvenivano tra il 26 e il 27 maggio (guardacaso la precisazione dell’ANPI alla ministra Boschi è dell’inizio di maggio) come racconta la senatrice perché la questione viene fuori ora, con tanto di espulsione? A quanto pare la “colpa” è dei soliti giornalisti (nella fattispecie quelli della Tribuna di Treviso) a caccia di pettegolezzi. Proprio sulla Tribuna la senatrice aveva in un primo momento raccontato di aver richiesto il rinnovo della tessera a luglio.

Ma anche a proposito del fatto che la Puppato asserisce di non conoscere la Costanzo Boschieri pare che le cose stiano diversamente, come sembrano dimostrare alcune foto pubblicate dalla presidente della sezione ANPI di Montebelluna che la ritraggono proprio assieme alla senatrice montebellunese. Per la verità però su Facebook la Puppato aveva solo detto di non avere il numero di Catia Boschieri e anzi, raccontava che quella tessera che secondo l’ANPI non risulta avere in realtà ce l’aveva, perché dopo il diniego di maggio si era iscritta alla sezione di Crespano del Grappa. In quello stesso post la Puppato, evidentemente in vena di cortesie, ricordava che alcuni soci dell’associazione partigiani “avevano manifestato fianco a fianco con Casa Pound” (altra cosa che non è vera). Probabilmente l’ANPI ha giocato (di nuovo, visto che era successo anche a Latina) male le sue carte e sicuramente non è stata chiara fin da subito sulla libertà per i parlamentati tesserati nel fare campagna elettorale per il Sì, ma in ogni caso avrebbe perso: perché se avesse rinnovato la tessera alla senatrice allora la Puppato si sarebbe sentita legittimata nel suo fare campagna a favore della riforma costituzionale. Resta il fatto che, anche dopo l’esplosione del caso Laura Puppato ha continuato a utilizzare la lotta di resistenza e l’ANPI – nella persona della staffetta partigiana Tina Dall’Armi – per fare campagna elettorale. E se questo è “restare nel merito” della riforma.