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«Lei non sa chi sono io»: l’altra versione della storia del capo di gabinetto di Zingaretti multato

“Le normative le scrivo io…tu non sai chi sono io”. Questo Albino Ruberti, capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio, avrebbe detto il 1° maggio ai poliziotti del commissariato Porta Maggiore, che avevano contestato a lui e alla consigliera regionale del Pd, Sara Battisti, il mancato rispetto dei decreti sul distanziamento sociale

albino ruberti sara battisti andrea pacella

Ieri abbiamo raccontato la storia di Albino Ruberti, capo di gabinetto di Nicola Zingaretti in Regione Lazio e beccato in flagranza di braciolata al Pigneto in via Macerata il primo maggio. Nell’articolo del Messaggero si diceva che Ruberti si era subito “autodenunciato senza opporre resistenza, ma una serie di malintesi ha fatto surriscaldare gli animi, che si sono rasserenati solo dopo l’arrivo di altre pattuglie”. Oggi Vincenzo Bisbiglia sul Fatto Quotidiano ci racconta un’altra versione della storia, segnalando anche i nomi degli altri protagonisti, ovvero la consigliera regionale del Lazio Sara Battisti e il consigliere politico della ministra dell’Infrastrutture Andrea Pacella.

“Le normative le scrivo io…tu non sai chi sono io”. Così Albino Ruberti, capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio, avrebbe pronunciato il 1° maggio all’indirizzo di alcuni poliziotti del commissariato Porta Maggiore, che avevano contestato a lui e alla consigliera regionale del Pd, Sara Battisti, il mancato rispetto dei decreti sul distanziamento sociale. Ruberti e Battisti erano a pranzo a casa di Andrea Pacella –consigliere politico della ministra dei Trasporti, Paola De Micheli – e del suo compagno, nel quartiere Pigneto di Roma.

Per loro è scattata la sanzione amministrativa di 400 euro a testa. “Era un incontro di lavoro”, assicura Ruberti, interpellato dal Fatto Quotidiano , dovuto al fatto che “la mattina il ministero aveva richiesto il supporto della Protezione civile regionale sul fronte dei trasporti”e dunque “avevamo necessità di scambiarci valutazioni ”. Nel verbale di consegnato a Ruberti, gli agenti affermavano che “si trovava in un’abitazione di un amico a consumare il pranzo”.

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IN EFFETTI il pranzo c’è stato. A latere delle questioni lavorative, infatti, i quattro si sono concessi cinque menù di pesce da 40 euro l’uno, consegnato in delivery, a base di ostriche David Hervé,crudité, frittura di calamari e porchetta di tonno. Una “piccola concessione” dopo “60 giorni di lavoro duro in Regione”. A pranzo, sul terrazzo di via Macerata, “è scattata anche una chiacchiera… ci può essere la battuta, la risata, un po’di musica”, conferma Ruberti. Situazione che ha indispettito i vicini, i quali non riconoscendo i commensali ospiti hanno chiamato la polizia. Gli agenti del commissariato Porta Maggiore sono accorsi.

A questo punto,il braccio destro di Zingaretti sarebbe sceso dall’abitazione avvicinandosi ai poliziotti –secon do questi ultimi “con atteggiamenti irrispettosi”e“s e nz a mascherina e senza rispettare la distanza di sicurezza”–e avrebbe pronunciato la frase “tu non sai chi sono io”.“Non sono parole che mi appartengono –replica Ruberti –volevo solo spiegare che era un incontro di lavoro e qual era il mio ruolo”. E aggiunge: “Gli ho dato del tu perché li ho visti giovani, poi mi sono subito corretto”.La cosa ha però indispettito gli agenti, che hanno contattato la sala operativa chiedendo l’intervento di un ufficiale di polizia giudiziaria, un commissario.

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