Economia

Legge di stabilità: più briciole per tutti

Marco Ruffolo su Repubblica di oggi analizza la legge di stabilità 2017 nella sua caratteristica precipua: essendo una finanziaria in tempi di campagna elettorale ci sono regalini per più o meno tutti e questa dispersione di risorse in rivoli annacqua e impedisce l’efficacia dei provvedimenti in sé e ne dimentica tanti altri:

Risultato: alla fine la torta complessiva a disposizione del governo (22 miliardi, che salgono a 24 per applicare le politiche già decise) verrà divisa così: il 68% andrà ad evitare l’aumento delle tasse indirette, il 18% alle imprese e agli investimenti pubblici e il 14% al nuovo pacchetto sociale. Insomma, al di là dello stop all’Iva, le misure per la crescita sono poco più di 7 miliardi, ma non concentrati solo sulle imprese. Il rischio è che la fetta a disposizione di queste ultime per riattivare investimenti e competitività non sia affatto sufficiente. Si dirà che gli altri impegni di spesa sono comunque irrinunciabili. Ma se così fosse – e in realtà ci sono annunci che sembrano più pre-elettorali che motivati da ragioni strutturali – il governo forse avrebbe dovuto avere il coraggio di portare fino in fondo la sfida a Bruxelles e superare la stessa soglia del 2,4% di deficit alla quale adesso aspira.
Ferma restando la necessità di dare un minimo di dignità alle pensioni più povere, nelle nuove misure previste ci sono inoltre incongruenze che indeboliscono le riforme strutturali che lo stesso governo vuol portare avanti. A cominciare dalla riforma della pubblica amministrazione. Il governo dice di voler valutare nel rinnovo contrattuale degli statali i risultati raggiunti, in base ai quali distribuire i premi, ora dati a pioggia. Sta di fatto però che per giudicare quei risultati, devono essere indicati gli obiettivi da raggiungere. Obiettivi veri, non fasulli come i tre giorni di tempo per portare una pratica da un ufficio all’altro. La legge di bilancio, probabilmente, rinvierà questo impegno al Testo unico sul pubblico impiego, che non vedrà la luce prima di febbraio. È dall’inizio degli anni ’90 che aspettiamo questi obiettivi, senza i quali ogni valutazione è impossibile.

legge stabilita
L’infografica della Stampa sugli effetti sul PIL della Legge di Stabilità 2017 (13 ottobre 2016)

C’è poi la questione degli incentivi alla maternità. Se l’intenzione è quella di favorire le giovani coppie che non si possono permettere di avere un figlio, non sembra questo l’obiettivo di uno strumento come il “mamma domani” che allo stato attuale sembra assolutamente sganciato dal reddito e quindi esteso a tutte le future madri. Senza contare poi che si andrebbe ad allungare la lista già nutrita di trasferimenti per i figli, ciascuno con un diverso tipo di condizioni reddituali. Fin qui le misure “in dare”. Quando si passa alle loro coperture finanziarie, il discorso si fa ancora più complesso. Se il deficit che il governo indicherà stasera nella legge di bilancio e nel documento da inviare a Bruxelles salirà, come sembra, dal 2 al 2,2% resteranno da trovare 4 miliardi, che diventano 2 e mezzo con un deficit al 2,3%.
Nel complesso, si farà una manovra in disavanzo per dieci-undici miliardi. E il resto delle coperture? Malgrado il richiamo di Bankitalia a privilegiare i tagli di spesa, il grosso verrà dalle nuove entrate: recupero evasione e rientro-bis dei capitali. Solo 2 miliardi e mezzo dalla spending review, ma la cifra potrebbe salire. Ma c’è nel governo chi ricorda che il vero contenimento delle spese, la vera manovra di bilancio, scatterà con quegli articoli della riforma costituzionale che riconsegnano allo Stato le numerosissime competenze finora esercitate in condominio con le Regioni, eliminando una infinita serie di veti e di sprechi.

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