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La legge sull’eutanasia approda in Parlamento, ma resta il nodo sull’obiezione di coscienza

Il testo della legge sul suicidio assistito ha ottenuto il via libera alla Camera dalle Commissioni Giustizia e Affari sociali, e approderà a Montecitorio lunedì 13 dicembre

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Fa un importante passo in avanti il ddl sul suicidio assistito, che si propone di convertire in legge una sentenza della Corte costituzionale del novembre 2019: il testo è stato approvato dalle Commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera con i voti favorevoli del centrosinistra e del Movimento 5 stelle, contrario il centrodestra. I relatori sono Alfredo Bazoli (Pd) e Nicola Provenza (M5s) Lunedì 13 dicembre approderà in Aula a Montecitorio per la discussione allargata a tutti i parlamentari. Nel documento vengono definiti i confini all’interno dei quali sarà consentita l’eutanasia. “La morte volontaria medicalmente assistita – si legge – deve avvenire nel rispetto della dignità della persona malata ed in modo da non provocare ulteriori sofferenze ed evitare abusi. La persona malata ha la facoltà di indicare chi deve essere informato nell’ambito della sua rete familiare o amicale e chi può essere presente all’atto del decesso”. Il medico che si occupa del caso deve redigere un rapporto in cui deve precisare se la persona è stata adeguatamente informata della propria condizione clinica e della prognosi, “se è stata adeguatamente informata dei trattamenti sanitari ancora attuabili e di tutte le possibili alternative terapeutiche”. Entro 30 giorni il “comitato per la valutazione clinica” esprime un parere motivato sulla esistenza dei presupposti e dei requisiti stabili dalla legge.

L’obiezione di coscienza nella legge sull’eutanasia

“Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie – specifica però il testo – non è tenuto a prendere parte alle procedure per l’assistenza alla morte volontaria medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione. “L’ obiezione di coscienza – precisa un emendamento – esonera il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificatamente diretta al suicidio e non dall’assistenza antecedente l’intervento”. Gli ospedali pubblici sono comunque tenuti ad assicurare che ci siano medici non obiettori che rendano possibile l’applicazione della legge.

Cappato e Magi insoddisfatti del testo

Oltre alla procedura ordinaria, sul tema si svolgerà anche un referendum in primavera, promosso dall’Associazione Luca Coscioni, che oggi ha ricevuto il via libera dalla Cassazione alle firme presentate per la validazione. Marco Cappato e Matteo Mainardi, della campagna Eutanasia legale, sono scettici sul testo passato in Commissione: “Rappresenterebbe, se approvato, un frettoloso passo indietro rispetto alla stessa sentenza della Corte costituzionale. Dopo tre anni di attesa, i Parlamentari stanno dedicando poche ore per approvare norme che restringono l’applicazione della legge già in vigore grazie alla sentenza della Consulta, perché introducono l’obiezione di coscienza e escludono la sofferenza di natura solo psichica. Il disegno di legge è un’occasione mancata”. Critico anche Riccardo Magi di +Europa: “Dopo anni di paralisi le Commissioni votano sbrigativamente un ddl sul suicidio assistito gravemente insufficiente. Scopo: portare in aula un testo quale che sia, rinviando le scelte sui nodi non sciolti. Esito prevedibile: lo stesso del ddl Zan. I nodi non sciolti ora non lo saranno dopo”.