Economia

L'effetto Brexit sul Regno Unito

La Brexit, ovvero l’uscita del Regno Unito dal blocco europeo, avrà infatti un impatto fortissimo sull’economia inglese. Ed i contraccolpi si faranno sentire anche nel resto d’Europa, Italia compresa. In questa infografica pubblicata oggi dalla Stampa si riepilogano gli effetti sulle famiglie britanniche:

L’entità del «danno» dipende da che tipo di rapporto il Regno Unito riuscirà a negoziare con la Ue. Un accordo «alla norvegese» col Regno Unito che resta nel mercato unico, ma non nell’unione doganale, produrrebbe un calo del Pil del 3,8%, un semplice accordo di libero scambio farebbe salire la perdita al 6,2% mentre un’uscita completa dalla Ue con l’introduzione di dazi e vincoli sulla mobilità dei lavoratori costerebbe 7,5 punti. I contraccolpi sull’occupazione sarebbero molto pesanti: circa 3-4 milioni di posti a rischio, almeno 100 mila occupati in meno nella sola City, con tante grandi istituzioni finanziare che trasferirebbero i loro quartier generali a Francoforte e Parigi, ed un tasso di disoccupazione in risalita dal 5 all’8%. Calerebbe il prezzo delle case, il settore finanziario perderebbe il 5%, il comparto chimico l’11%.

Il danno si ripercuoterebbe anche su Europa ed Italia:

Un rischio-Brexit porta ovviamente con se anche un rischioEuropa. In questo caso a soffrire sarebbe innanzitutto l’euro, che sconterebbe il rischio di ulteriore disgregazione della casa comune. Ci sarebbe un’impennata degli spread con contraccolpi sui Paesi periferici e sul loro debito. Quanto al Pil, anche se c’è chi fa previsioni di segno opposto per effetto del travaso di capitali in fuga da Londra, nella zona euro potrebbe calare tra lo 0,1 e lo 0,4%, con proporzioni differenti a seconda dell’intensità delle relazioni col mercato inglese. Ad esempio la Germania potrebbe arrivare a bruciare 58 miliardi di Pil, ovvero 700 euro pro-capite.
E l’Italia? Anche per noi il conto sarebbe salato. A cominciare dal miliardo e 400 milioni di euro che dovremmo versare in più a Bruxelles per compensare proquota il «buco» prodotto da Londra. Poi dovremmo fare i conti col rischio euro ed il carotassi e soprattutto avremmo problemi di export, mentre oggi grazie a fashion, alimentare e meccanica registriamo ben 12 miliardi di attivo commerciale con Londra. E infine c’è il lavoro: a oggi, segnala Andrea Goldstein di Nomisma, ben 86 mila italiani hanno un datore di lavoro britannico. E anche per loro la Brexit si potrebbe rivelare un pessimo affare.

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L’effetto Brexit sul Regno Unito (La Stampa, 22 maggio 2016)