La macchina del funky

«Le Unioni Civili senza stepchild adoption sono discriminazione»

Si può essere contrari all’utero in affitto e a favore della stepchild adoption “perché sono due cose abissalmente diverse”, mentre eliminare l’adozione del figlio del compagno dalla legge Cirinnà “significa di fatto violare la Costituzione. A meno che, paradossalmente, non si voglia inserire nella Carta la discriminazione sessuale”. Lo dice in un’intervista a Repubblica Melita Cavallo, ex presidente del tribunale dei minori di Roma. La stepchild adoption, precisa il magistrato, è già “prevista per le coppie sposate dalla legge del 1983. Si tratta dell’ adozione del figlio del coniuge. E diverse sentenze, già confermate in appello, l’hanno estesa a coppie di fatto. Ma deve valere anche per le coppie omosessuali”. “Negare la stepchild sulla base del genere è una discriminazione sessuale. Per lo stesso motivo, stralciarla dalla legge Cirinnà significherebbe violare la Costituzione e anche la Convenzione internazionale sui diritti umani”. È altra cosa rispetto all’utero in affitto, sottolinea.
melita cavallo
“Nel primo caso c’è già un bambino, che è stato cresciuto insieme da due persone. Ed è vero che le coppie sposate che chiedono l’ adozione del figlio del coniuge sono moltissime, centinaia in ogni tribunale. Escludo però che siano tante quelle che hanno utilizzato una maternità surrogata. Prima di tutto perché ha un costo elevatissimo”. “L’espressione utero in affitto rimanda allo sfruttamento della donna, quindi è da condannare. Però non è una novità”. “Ma chiedo: se si può donare un rene, perché ci si scandalizza se una donna porta in grembo un figlio donandolo ad altri? In diversi Paesi, come il Canada, la pratica è regolamentata in modo rigoroso, senza scopi commerciali”. Non è “realistico”, aggiunge, proporre la messa al bando internazionale della maternità surrogata.