Economia

Le regole per il licenziamento degli statali

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La riforma Madia del pubblico impiego in arrivo che tra una decina di giorni dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri rimetterà infatti mano anche al capitolo che tocca i licenziamenti. Le novità non mancheranno: vizi formali, cavilli giuridici, non potranno fermare o annullare le sanzioni e la procedura sprint, immaginata per i furbetti del cartellino, verrà estesa a tutti gli illeciti commessi in flagranza. Insomma si applicherà pure a chi ruba o si macchia di corruzione.

Le regole per il licenziamento degli statali

Tra i casi di licenziamento nella Pubblica Amministrazione non solo i furbetti del cartellino che timbrano e vanno a casa, ma anche casi di corruzione e lunghe assenze ingiustificate dal lavoro. Non si rischia solo per falsa attestazione della presenza in servizio ma si può essere cacciati anche per scarso rendimento (ma solo per chi è già stato richiamato o c’è stata una reiterata valutazione negativa delle performance). E la sanzione massima si potrebbe attivare anche, nei casi più gravi, per il responsabile dell’ufficio che davanti agli illeciti «si volta dall’altra parte», come spiega oggi il Corriere della Sera. Altra situazione limite sarà quando un dipendente statale accetta regali costosi o abus dell’auto di rappresentanza: la sanzione massima si attiverà anche per il responsabile dell’ufficio che davanti agli illeciti non agirà con le sanzioni. Poi dovrebbero essere distinte, slegate, condizioni che attualmente appaiono ‘intrecciate’. Ecco che il licenziamento per scarso rendimento si dovrebbe attivare per chi già è stato richiamato. Un’altra fattispecie coinciderà con la reiterata valutazione negativa delle performance. E lo stesso vale per tutti quei casi di grave violazione del codice di comportamento (dall’accettare regali costosi a un uso improprio dell’auto di rappresentanza). Dovrebbe rientrare nel decalogo anche l’infrazione dolosa delle regole sulla responsabilità disciplinare. Il nuovo Testo Unico riprenderà la procedura rafforzata e abbreviata prevista per chi timbra il badge e poi se ne va, estendendola ai casi in cui si viene colti con le ‘mani nel sacco’. Iter da concludere in 30 giorni, con possibile sanzione massima per il dirigente che si gira dall’altra parte.

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Le regole per il licenziamento degli statali (Corriere della Sera, 5 febbraio 2017)

Spiega poi Il Sole 24 Ore che l’articolo 18 modello 1970, quello scritto nello Statuto dei lavoratori, rimarrà in vigore negli uffici pubblici anche dopo la nuova riforma che si dovrebbe avviare nelle prossime settimane, ma le violazioni formali o procedurali non potranno più cancellare la sanzione. Ci sono poi altre due novità:

La prima cancella tutti gli obblighi procedurali aggiuntivi previsti da regolamenti, clausole contrattuali o «disposizioni interne comunque qualificate» rispetto al l’iter del procedimento disciplinare scritto nella legge, che peraltro viene accorciato da 120 a 90 giorni. Ma la violazione dei termini, e qui c’è la seconda novità al centro della discussione con i sindacati, non farebbe più decadere procedimento disciplinare e sanzione. Questo non significa che il “processo” al dipendente pubblico accusato di violazioni tali da farlo uscire definitivamente dalla Pa possa durare in eterno.
Per sopravvivere, procedura e sanzione non devono cozzare contro il diritto di difesa del diretto interessato, e devono secondo la bozza rispettare un «principio di tempestività» che andrà però declinato concretamente. Non solo: il nuovo codice disciplinare, se le regole scritte nella bozza arriveranno al traguardo, prevede una sorta di prova d’appello per l’amministrazione, che potrà riavviare il procedimento, facendo ripartire daccapo tutti i termini, entro 60 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza che boccia il primo tentativo di licenziamento.

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Il confronto tra pubblico e privato (La Repubblica, 5 febbraio 2017)

Furbetti, regali, assenze, rendimento

Sulle sanzioni ‘light’ decideranno invece i contratti. Con i sindacati il confronto, informale, è in corso. Le organizzazioni dei lavoratori mirano a restituire quanto più spazio possibile alla contrattazione, soprattutto in materia di valutazione, su cui si cerca un compromesso per superare le fasce Brunetta (indicando magari una sola soglia per premiare i migliori). Intanto, sempre sul fronte P.a, la Cgia di Mestre dà una cifra precisa agli sprechi della macchina statale, stimando in 16 miliardi di euro all’anno le uscite su cui si potrebbe risparmiare, dalla sanità al fisco. Più che allargare all’infinito le ragioni del licenziamento, il ministro Madia si preoccupa dunque che i procedimenti disciplinari siano rapidi ed efficaci. Gli ultimi dati della Funzione Pubblica – relativi al 2014 – dicono che 733 procedimenti sui 6935 avviati non si sono neanche conclusi. E in ogni caso l’insieme dei controlli ha portato ad appena 227 licenziamenti: siamo al 3,05%.