Fact checking

Le quattro bufale sul DDL Cirinnà

Nel linguaggio burocratico del Senato si chiama: “Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili”. In quello giornalistico e colloquiale più brevemente come ddl Cirinnà, dal nome della relatrice, la combattiva senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà.
 
LE QUATTRO BUFALE SUL DDL CIRINNÀ
Il ddl, consultabile sul sito del Senato, introduce nell’ordinamento italiano le unioni civili permettendo finalmente alle coppie omosessuali di godere di diritti e doveri uguali a quelli del matrimonio, seppur con alcune eccezioni. Il ddl è attualmente in discussione presso la Commissione Giustizia del Senato e finora ha incontrato sul suo cammino la forte opposizione, sia politica che sociale, dei gruppi più conservatori. Se l’opposizione al ddl Cirinnà è legittima, meno lo è il ricorrere a bufale come pure è accaduto molto spesso negli ultimi mesi. Il primo esempio lo si può trovare sul sito difendiamoinostrifigli.it, sito ufficiale della manifestazione No Gender del 20 giugno si può tuttora leggere:

“Chiamiamo alla mobilitazione nazionale tutte le persone di buona volontà, cattolici e laici, credenti e non credenti, per dire no all′avanzata di progetti di legge come il ddl Cirinnà che dell′ideologia gender sono il coronamento e arrivano fino alla legittimazione della pratica dell′utero in affitto.”

DDL CIRINNà BUFALE (1)
Dunque i principali pericoli che minacciano la famiglia nel nostro Paese sono due: il ddl Cirinnà e l’ideologia gender. Le due cose non sono distinte dato che la legge Cirinnà sarebbe appunto il coronamento di quest’ideologia. Per sapere cos’è questo gender che minaccia bambini e famiglie possiamo sempre leggere dai loro depliant:

“Secondo l’ideologia gender il maschile e il femminile sono imposizioni culturali della società che non riguardano la natura umana. Ogni individuo nascerebbe “neutro” rispetto ad infinite “identità di genere” che solo lui sceglierà per sè. (Ad es. Facebook consente di scegliere oltre a maschio e femmina fino a 56 generi: gay, transgender, queer, intersexual, gender fluid, two-sprit, etc.).”

Il pericolo per i bambini, però non viene da solo dalle opzioni di Facebook ma anche dalle scuole.

“Ogni anno il governo, le regioni e i comuni finanziano con milioni di euro corsi e progetti scolastici basati sull’ideologia gender solamente gestiti da associazioni di parte. Con la scusa della lotta all’omofobia e degli “stereotipi di genere” si intende insegnare ai nostri figli che la dualità maschile e femminile non è una ricchezza per l’uomo, ma una costrizione culturale dalla quale bisogna liberarsi.”

E questi corsi sull’ideologia gender insegnerebbero cose ancora più terribili ai bambini: masturbazioni a quattro anni, amore gay a sei anni, gravidanze indesiderate a dodici anni. Tutto ciò sarebbe suggerito da linee guida dell’OMS. Ma è veramente così?
 
LA BUFALA DELL’OMS
Assolutamente no. Le linee guida dell’OMS non vogliono far masturbare i bambini di quattro anni. Suggeriscono, al contrario, qualcosa di completamente diverso da ciò che lasciano intendere i NoGender. “Il documento dell’OMS” –spiega l’ordine degli psicologi del Lazio– “nella prima parte tratta tutto il tema dello sviluppo sessuale del bambino, del bisogno di contatto e della ricerca del piacere che non è ovviamente ricerca sessuale, come potrebbe intenderla un adulto, prosegue spiegandoci l’importanza di una educazione sessuale formale nel bambino e come questa, se organizzata correttamente, possa portare grandi benefici  allo sviluppo affetto dei bambini. Nella seconda parte propone delle tabelle suddivise per fascia di età (0-4 anni, 4-6 anni, 6-9 anni, 9-12 anni, 12-15 anni, e dai 15 anni in su) con gli argomenti idonei a quel periodo dello sviluppo.” Dunque non si tratta di costringere i ragazzi a pratiche sessuali ma di aiutarli nel loro processo di sviluppo verso la pubertà e la conoscenza di sé stessi. L’ideologia gender, malgrado gli allarmi lanciati persino dal Papa, non esiste. Esistono al contrario i gender studies: ricerche sociologiche degli anni Settanta che hanno iniziato ad indagare sulla differenza fra il concetto biologico di maschio/femmina e le corrispettive costruzioni culturali. Sono studi complessi, che a volte mostrano esagerazioni e limiti, ma sono pur sempre studi. Non un’ideologia da imporre al resto del mondo. Tant’è vero che tracce di questi piani sulla cancellazione del concetto maschio/femmina si trovano solo in ambienti ultraconservatori. Altrove non se ne parla. Ma, ammesso e non concesso che l’ideologia gender esista nei termini in cui viene descritta dal Family Day, essa non ha alcuna correlazione con il disegno di legge presentato dalla senatrice Monica Cirinnà. Le unioni civili e l’omosessualità non c’entrano nulla con il gender. Due omosessuali non si rinunciano al loro sesso biologico, continuano a essere maschi o femmine. Ciò che cambia rispetto all’eterosessualità è semmai il soggetto verso cui è rivolta l’attrazione sessuale.

DDL CIRINNà BUFALE (1)
Vignetta sull’ideologia di gender di Giovanni Berti su FB

LA BUFALA DELL’UTERO IN AFFITTO
Un’altra accusa rivolta alla legge è quella di portare subdolamente alla legittimazione dell’utero in affitto. È uno degli argomenti posti più frequentemente. Ad esempio Mario Adinolfi su La Croce del 27 marzo ha scritto:

“Siamo radicalmente contrari allo snaturamento dell’istituto matrimoniale, così come siamo contrari a qualsiasi pratica che abbia come vittime i soggetti più deboli, cioè i bambini e le donne. I figli non si pagano e gli uteri non si affittano abbiamo ripetuto praticamente ogni giorno su questo giornale e continueremo a ripeterlo fino al 13 giugno quando ci ritroveremo tutti insieme al Palalottomatica nel giorno in cui concluderemo la nostra mobilitazione di raccolta firme per la richiesta di moratoria all’Onu sull’utero in affitto. E non vorremmo davvero arrivare a quel giorno con l’utero in affitto legittimato da una legge italiana.”

L’utero in affitto è un modo critico per definire la “maternità surrogata”. È una pratica di fecondazione assistita in cui una donna si offre di portare in grembo il bambino di una coppia sterile. Vi ricorrono in genere i single, le coppie eterosessuali in cui la donna non può portare avanti la gravidanza oppure le coppie omosessuali maschili. In Italia non è attualmente permessa. Scorrendo l’intero testo del ddl Cirinnà non si trovano mai minimi accenni dell’utero in affitto. Il ddl regola invece la stepchild adoption. È forse il punto più controverso della legge, accusato anche (e siamo alla terza bufala) di introdurre le adozioni per le coppie gay. In realtà la stepchild adoption è una cosa completamente diversa. Attualmente i figli delle coppie gay hanno solo il genitore naturale come genitore legittimo. L’altro è un estraneo. La stepchild, recependo anche sentenze della Cassazione, permette al compagno “estraneo” di diventare a tutti gli effetti genitore. Non è una norma che legittima l’utero in affitto, anche perché questi bambini potrebbero anche essere venuti al mondo in maniera naturale. E’ stata pensare, invece, per tutelare soprattutto i bambini che vivono queste situazioni. È curioso che ai difensori dell’infanzia sia sfuggito questo dettaglio. Le adozioni, invece, sono proprio l’unico punto che differenza le unioni civili dai matrimoni. Resterà una prerogativa delle coppie eterosessuali.

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La moglie del reverendo Lovejoy esprime efficacemente le posizioni di molti nogender

LA BUFALA DELL’INCOSTITUZIONALITÀ
Esponenti politici di centro destra, fra cui Sacconi del NCD e Maurizio Gasparri hanno più volte sostenuto che la legge in questione sarebbe incostituzionale. Secondo costoro introdurre nel nostro ordinamento unioni civili che hanno quasi gli stessi diritti/doveri del matrimonio sarebbe una violazione dell’articolo 29 della Costituzione.

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”

Anche se non parla esplicitamente del sesso dei coniugi, tuttavia il concetto di famiglia quale “società naturale fondata sul matrimonio” è molto vago e a oggi la dottrina è spaccata su quale significato attribuirle. Secondo alcuni autorizzerebbe anche il matrimonio gay, secondo altri (come il giudice costituzionale Marta Cartabbia) no. E’ chiaro che nelle intenzioni del Costituente del 1948 il riferimento fosse al matrimonio eterosessuale, l’unico concepibile all’epoca, e che non potessero neppure immaginare che sarebbero stato necessario inserire l’orientamento sessuale dei coniugi. Sul caso si è espressa la Corte Costituzionale con una storica sentenza del 2010. In questa sentenza la Corte ha stabilito che:

“L’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.”

Il riconoscimento giuridico delle coppie gay è stato dunque indicato come un diritto fondamentale dell’individuo. La Corte ha inoltre stabilito che pur, essendo palese che i Costituenti si riferissero al matrimonio eterosessuale, i concetti di famiglia e matrimonio non devono restare cristallizzati ma devono tener conto delle trasformazioni della società e dei costumi. Tuttavia secondo i giudici spetta al Parlamento decidere le modalità in cui questo diritto fondamentale deve essere riconosciuto alle coppie gay. La materia è affidata alla discrezionalità del Parlamento. Ulteriore riscontro di ciò si desume, come già si è accennato, dall’esame delle scelte e delle soluzioni adottate da numerosi Paesi che hanno introdotto, in alcuni casi, una vera e propria estensione alle unioni omosessuali della disciplina prevista per il matrimonio civile oppure, più frequentemente, forme di tutela molto differenziate e che vanno, dalla tendenziale assimilabilità al matrimonio delle dette unioni, fino alla chiara distinzione, sul piano degli effetti, rispetto allo stesso. Dunque è falso affermare che le unioni civili sarebbero incostituzionali, almeno alla luce della sentenza del 2010 che al contrario suggerisce proprio questo strumento per garantire i diritti/doveri degli omosessuali. In questo calderone, fatto di teorie del complotto e stravolgimenti della realtà, emerge soprattutto l’intenzione di fermare soprattutto la concessione dei diritti civili alle coppie gay. La teoria del gender, poi, serve solo a rendere socialmente accettabile qualcosa che ormai è diventato (per fortuna) anacronistico e irrazionale: la paura dell’omosessualità.