Economia

Le Partite IVA nella morsa del massimo ribasso

flat tax

Ammontano ad oltre 4 milioni le partite Iva in Italia, ma la gran parte sono riconducibili a piccole imprese e attività a conduzione familiare. Circa 800 mila sono da ricondurre ai liberi professionisti. L’aliquota previdenziale finora era fissata al 27%. Davanti alle critiche il governo l’ha ridotta al 25%. Ma, spiega Dario Di Vico sul Corriere della Sera, i numeri sono in calo.

Rispetto al passato i dati sulle aperture vanno a singhiozzo, in generale scendono rispetto al 2015 ma capita anche che qualche mese faccia eccezione. Quest’anno c’è stato un calo di aperture per cinque mesi consecutivi (con punte di -7%) interrotto solo dal dato di agosto. Vale la pena però ricordare come in Italia dall’inizio della Grande Crisi al 2015 si siano comunque aperte ogni dodici mesi circa 500-560 mila nuove partite Iva. Sulle chiusure i dati pubblicati dal Mef si fermano al 2014 e mediamente si può dire che ne cessano ogni anno tra le 350 e le 400 mila. Il commercio e la ristorazione, che erano stati i settori prevalenti, segnano il passo anche perché gli spazi di mercato — specie nelle grandi città sulla scia di Expo — si sono intasati e non è facile inserirsi con nuove proposte.

E anzi c’è il rischio di un turnover ancora più rapido e inoltre l’avanzata del commercio online sta modificando la mappa del settore ovviamente a vantaggio dei big player e non certo dell’auto-impiego. Anche l’agricoltura cresce seppur con un andamento altalenante mentre il settore che sembra promettere maggiori chance è la sanità «allargata». Aumenta sia il numero di medici/infermieri a partita Iva sia l’apertura di centri di fitness e fisioterapia. Per i professionisti non ordinisti che lavorano prevalentemente con le amministrazioni locali (formazione, consulenza sulle politiche pubbliche) non tira buona aria nonostante la liberalizzazione dei bandi Ue.

apertura partite iva
L’andamento delle aperture di Partite IVA (Corriere della Sera, 27 ottobre 2016)

A preoccupare è il massimo ribasso delle gare e la svalutazione delle prestazioni sul breve

I motivi secondo Anna Soru, presidente di Acta (professionisti del terziario avanzato) sono questi: «Una ripresa economica debole, un eccesso di offerta in tante professioni anche ordinistiche e l’assenza di minimi contrattuali che facciano da argine. Lo Statuto del lavoro autonomo affronta questo nodo normando la tutela dei pagamenti e combattendo le clausole vessatorie ma per tentare di regolare i compensi la strada è più complessa». Commenta l’economista Enzo Rullani: «La svalutazione della prestazione sul breve colpisce le partite Iva ma sul medio-lungo periodo ne fa le spese la stessa impresa. Purtroppo manca la consapevolezza di questa dinamica, se un’azienda non è contenta dei propri consulenti dovrebbe cambiarli, non pagarli meno. Aggiungo che la digitalizzazione porta con sé un’inevitabile standardizzazione del servizio che finisce per costare sempre meno ma infligge all’impresa la doppia condanna della mancata qualità e della perdita di identità».

Leggi sull’argomento: Gestione separata e regime dei minimi: la guerra di Renzi alla Partita IVA