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Le intercettazioni degli usurai che minacciavano Baldini: “Ti veniamo a rompere le corna”

La Guardia di Finanza di Palermo ha sgominato una banda di usurai che prestavano soldi con tassi di interesse fino al 140% e minacciavano i debitori. Sequestrati beni per oltre 500mila euro e misure cautelari nei confronti di cinque persone. Nelle loro mani era finito anche il noto conduttore radiofonico

Marco Baldini

Un sistema di prestiti “a strozzo” e minacce nei confronti dei debitori. Tra le vittime anche il noto conduttore radiofonico e personaggio televisivo Marco Baldini che, già in passato, aveva raccontato di aver avuto tantissimi problemi economici a causa della sua ludopatia. Nelle intercettazioni telefoniche che questa mattina hanno portato all’esecuzione di cinque misure cautelari e al sequestro di beni per oltre 500mila euro da parte della Guardia di Finanza di Palermo c’è il riassunto del funzionamento di quel sistema di prestiti con tassi di interesse fino al 140%.

Marco Baldini minacciato dagli usurai: “Ti veniamo a rompere le corna”

La banda di usurai sgominata nella notte dalle Fiamme Gialle – nell’ambito dell’operazione denominata “Tonsor” – portava avanti il proprio lavoro criminale tra Roma e Palermo. A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, c’era Salvatore Cillari, fratello di un boss ergastolano. Ed era proprio lui a parlare direttamente con Marco Baldini a cui aveva “prestato” 60mila euro. In una delle intercettazioni inserite all’interno delle carte che hanno portato agli arresti di questa mattina, come riporta AdnKronos, si sente: “Avanza un terremoto di soldi. Questo Marco Baldini, questo di Roma ci deve dare (a Salvatore Cillari, ndr) sessanta e rotti mila euro. Ora  domenica parte. Ci ha telefonato. Vedi che sto salendo, ti sto venendo a rompere le corna!”.

Poi altre intercettazioni di telefonate avvenute tra il 2017 e il 2018. La telefonata parte dal telefono di Cillari verso quello di Marco Baldini: “Sti soldi, com’è finita Marco? Manco una lira. Caz*o della miseria Marco… manco mille lire”. E poi, dopo l’ennesimo rinvio della restituzione del prestito illegale a tassi da usura: “Mi dai sempre delle notizie, poi invece mi lasci in asso. Tu dici che dovevi prendere i soldi, sono passati sette mesi. Non prendi nulla, anzi quasi un anno. Marco io so solo una cosa, io ti ho fatto solo del bene a te”. Poi, un anno dopo, l’ultima telefonata tra i due: “Sono passati anni, ora basta Marco. Non è giusto che mi posi così perché io me li sono levati dalla bocca.Vedi che io ti ho voluto bene e ti ho rispettato come un fratello Marco e tu non mi puoi trattare così”.

(Foto IPP/Gioia Botteghi)