Opinioni

Le fabbriche di profughi

Vladimiro Polchi su Repubblica di oggi illustra quali sono i paesi che rischiano di diventare, o sono già, serbatoi e fabbriche di profughi e migranti. Niger, Corno d’Africa e Siria sono le tre maggiori fonti, mentre Sudan, Libia, Giordania ed Egitto sono i paesi sotto i riflettori.

Due sono oggi i sorvegliati speciali: Nigeria e Mali. I nigeriani in fuga sono 186.474 e 2.155.618 gli sfollati. I profughi dal Mali sono 135.417 e 36.762 gli sfollati. Dove vanno? In gran parte in Niger: il Paese di transito che oggi più allarma. È da anni infatti lo snodo principale dei trafficanti che muovono i rifugiati provenienti dall’Africa occidentale. Qui stazionano centinaia di migliaia di migranti. «È una situazione terribile e per noi è una corsa contro il tempo», avverte la Sami. Un esempio? Le violenze di Boko Haram, negli ultimi due anni, hanno costretto più di 150mila nigeriani a fuggire in Niger. La maggior parte si è stabilita nella regione di Diffa. Da qui in migliaia sono pronti a partire, diretti in Libia e poi verso l’Europa. Per capire il fenomeno, basta sapere che già oggi i nigeriani sono in testa tra i 47.881 migranti sbarcati in Italia nel 2016. Non a caso il Migration compact proposto dal governo italiano alla Ue punta a un intervento di sostegno rapido proprio in Nigeria. Questa potrebbe essere dunque la grande emergenza estiva. Ma non certo l’unica, purtroppo.

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I paesi “fabbriche” di profughi (Repubblica, 4 giugno 2016)