Fact checking

Le dimissioni di Tsipras dopo il referendum?

«Non sono un uomo per tutte le stagioni»: così Alexis Tsipras ha risposto ieri su ERT ai giornalisti che gli chiedevano cosa avrebbe fatto in caso di vittoria del sì al referendum sul piano delle istituzioni che ha indetto per domenica. La maggiore probabilità della vittoria del sì rispetto a quella del no, come sembrano – per ora – dire i sondaggi, rende quindi maggiormente complicato immaginare scenari futuri. Repubblica ha pubblicato un’infografica in cui spiega quali potrebbero essere le diverse opzioni sul tavolo della Grecia dopo il voto:


LE DIMISSIONI DI TSIPRAS DOPO IL REFERENDUM
Tutta la faccenda ruota su cosa succederà dopo il voto. Tsipras può dimettersi subito dopo la proclamazione del risultato, ma la via delle elezioni è leggermente più complicata di quella descritta dall’infografica: secondo la Costituzione greca, infatti, il presidente della Repubblica deve prima conferire l’incarico esplorativo di governo a chi è arrivato secondo alle elezioni, per vedere se è in grado di mettere insieme un esecutivo che vari le misure del piano che, secondo l’ipotesi di partenza, verrebbe approvato. Fatto ciò, scrivevamo, il governo si potrebbe dimettere e convocare le elezioni per l’autunno. A questo punto, Syriza si presenterebbe con un programma in cui propone di cancellare l’applicazione dell’accordo, costi quel che costi e nel frattempo studiare le condizioni per un’eventuale uscita dall’euro, anche al costo di vendere tutti i “gioielli di famiglia” a russi e cinesi (cosa che comunque dovrebbe fare per rispettare il programma dei aiuti della Troika). Nei mesi da qui alle elezioni, i greci si potrebbero così accorgere che, anche se i bancomat riaprono e i loro conti correnti vengono sbloccati, i loro soldi finiscono in IVA e altre tasse. E saprebbero di avere una spada di Damocle sulla testa: l’applicazione integrale dell’accordo proposto dalla Trojka dal giorno dopo le elezioni. Insomma, Tsipras potrebbe tornare al potere ma con un programma diverso rispetto a quello che lo limitava nelle attuali trattative con le Istituzioni. E questo difficilmente potrà portare alla conciliazione tra le parti successivamente, e la Grecia finirebbe fuori dall’Unione Europea e dall’euro. D’altro canto, è già successo in Scozia che il referendum per l’indipendenza proposto dall’SNP sia stato bocciato, ma poi il partito ha fatto il pieno alle elezioni politiche.