Economia

Il digitale terrestre di seconda generazione ci costringerà a rottamare i televisori?

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Il digitale terrestre di seconda generazione (DVB-T2) è il nuovo standard di trasmissione del digitale terrestre che sarebbe dovuto andare a sostituire il digitale terrestre (DVB-T) che tutti abbiamo imparato a conoscere dopo il passaggio dalle trasmissioni analogiche avvenuto nel 2012. Il DVB-T non è destinato a durare ancora per molto tempo, già da luglio 2016 è previsto che nei negozi vengano messi in vendita unicamente i decoder in grado di ricevere il DVB-T2 mentre dal primo gennaio 2017 saranno vendute solo le televisioni con decoder digitale di seconda generazione incorporato. Questo perché in teoria è previsto che dal 2022 tutte le trasmissioni televisive passeranno al nuovo standard, rendendo quindi inutili (per la ricezione del segnale) e obsoleti i televisori e i decoder in grado di ricevere solo il digitale terrestre di prima generazione.
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Una decisione presa già da tempo

Perché questo nuovo cambiamento con relativo switch off? La normativa europea prevedeva inizialmente che a partire dal 2022 la banda delle frequenze dei 700 Mhz attualmente usata dal DVB-T sarebbe stata destinata alla telefonia mobile (ovvero alla banda larga ultra veloce 4G e 5g). Il problema, per l’Italia, è che quelle frequenze sono attualmente occupate da sei emittenti televisive. Sempre in teoria il termine fissato dal Rapporto Lamy prevedeva un primo termine per il passaggio al DVB-T2 a partire dal 2020 con due anni di tolleranza per l’attuazione del passaggio. Più di recente però l’Europa avrebbe deciso di accelerare i tempi e la data fatidica del trasferimento delle trasmissioni sul digitale terrestre di seconda generazione è stata anticipata al 30 giugno 2020. Il passaggio, è bene ribadirlo era quindi stato già deciso, la Commissione europea ha però deciso di anticipare i tempi di due anni per liberare la “banda 700” in concomitanza con l’arrivo dei primi servizi 5G. In questi quattro anni che ci separano dal 2020 i consumatori dovranno provvedere a dotarsi di un dispositivo compatibile con il DVB-T2 mentre Governo ed emittenti dovranno trovare un modo di gestire il passaggio alla nuova modalità di trasmissione e al tempo stesso garantire una compensazione alle sei reti televisive che attualmente occupano la “banda 700”. Questi concessionari hanno un accordo per lo sfruttamento delle frequenze fino al 2032 e probabilmente, oltre all’assegnazione di nuove frequenze chiederanno allo Stato un risarcimento per il termine anticipato della loro concessione. Il Governo in Europa probabilmente punterà a ottenere un rinvio, e un ritorno al Rapporto Lamy, in modo da poter sfruttare i due anni in più per gestire il passaggio al digitale di seconda generazione (in ogni caso non risolve il problema delle concessioni che scadono nel 2032).

Cosa dovranno fare i consumatori?

I problemi tecnici relativi al passaggio al DVB-T2 sono due: il primo è legato al decoder per la ricezione delle trasmissioni, il secondo è legato al codec video utilizzato per la compressione dei canali. Riguardo quest’ultimo aspetto in teoria lo standard adottato dal DVB-T2 dovrebbe essere quello chiamato H.265/HEVC (che garantirebbe anche una maggiore qualità delle trasmissioni dal momento che supporta l’ultra HD) ma è anche possibile che venga scelto di utilizzare (come è stato fatto ad esempio in Francia) lo standard H.264/MPEG4. Al momento una decisione in merito non è ancora stata presa ed oggi molti televisori che già sono in grado di ricevere il digitale terrestre di seconda generazione non sarebbero in grado di ricevere le trasmissioni con il codec HEVC. E la soluzione del problema non è un semplice aggiornamento software perché per poter utilizzare questo tipo di codec è necessario un tipo di processore (quindi la differenza è hardware) di tipo diverso. Lo standard MPEG-4 invece, anche se più vecchio, sarebbe compatibile con la maggior parte dei televisori attualmente in commercio. Il rovescio della medaglia della scelta di adottare questo secondo tipo di codec è che si tratta appunto di un codec “vecchio” sul quale non avrebbe molto senso puntare poiché HEVC consente la trasmissione di un maggior numero di canali in HD. Certo la possibilità di far risparmiare ai consumatori una spesa onerosa per cambiare gli apparecchi non è da sottovalutare e si potrebbe sempre optare per il passaggio dei canali HD e ultra HD sul satellite, ma ad oggi non c’è nulla di deciso. Per chi dovesse acquistare un nuovo televisore oggi o nell’immediato il consiglio è quindi quello di scegliere un apparecchio in grado di ricevere trasmissioni DVB-T2 che consenta la decodifica HEVC e MPEG4 (per il quale è garantita al momento la retrocompatibilità con il digitale di prima generazione), Ma siccome fino al 2020 (almeno) non ci saranno trasmissioni DVB-T2 e tanto meno HEVC coloro che hanno un televisore “vecchio” possono stare tranquilli. Il problema nascerà semmai fra tre anni, all’approssimarsi della data per lo switch off (ammesso che non venga concessa una proroga al 2022), in quella data è possibile che molti dei TV in circolazione siano già diventati obsoleti e debbano in ogni caso essere sostituiti.