Politica

Le chat al veleno dei 5 Stelle per i ministri grillini nel governo Draghi

A parte la riconferma di Luigi Di Maio alla Farnesina i pentastellati hanno solo ministeri di facciata. E il principale imputato per il reato di “trattativa fallimentare” sarebbe Crimi

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Il Movimento 5 Stelle, il partito con la maggioranza dei seggi in parlamento, ha guadagnato qualcosa con il nuovo governo Draghi oppure ha perso posizioni rispetto alle poltrone che occupava con il Conte 2? I 5 Stelle, a parte Di Maio, hanno altri tre ministeri ma senza spesa: alle Politiche giovanili Fabiana Dadone, alle Politiche agricole Stefano Patuanelli e ai ai Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. E secondo quanto racconta il Corriere, i grillini non l’hanno presa benissimo:

In chat scorre il veleno. C’è chi mette in bilico la fiducia: «Tutti convinti di votare questo governo?». Chi mastica amaro: «Siamo stati asfaltati». «La Lega e Forza Italia tra poco contano più di noi». «Ci hanno trattato come la Grecia». E in effetti sono due i sentimenti che attraversano la truppa M5S: anzitutto «un senso di umiliazione», come commenta un big, e poi la delusione per alcune conferme. In primis quelle diD’Incà (che è considerato vicino a Roberto Fico) e Patuanelli (che rappresenta i contiani). «Sono due caselle in più peril Pd», c’è chi commenta sarcastico. «Situazione vomitevole», c’è chi si sfoga. «Non abbiamo più ministeri di peso, ma solo di facciata», dice chi insiste. «Avevamo basse aspettative, ma così ci stiamo sotterrando». L’ala sudista si lamenta della poca rappresentanza (3 ministri su 4 sono del Nord). In serata la protesta monta. Diverse decine di senatori, si dice una trentina, sono sul piede di guerra

Secondo quanto scrive La Stampa il principale imputato per il reato di “trattativa fallimentare” sarebbe Crimi:

Il principale accusato è il reggente Vito Crimi: «Responsabilità vuol dire che chi sbaglia paga», «Dobbiamo fare il punto della situazione prima del voto, per capire chi ha fatto ste trattative. Poi magari decidiamo se dargli una medaglia o insegnargli la matematica», «Tutta l’industria in mano alla Lega, oltre al Turismo». Questi sono solo alcuni dei messaggi di sfogo che la Stampa è riuscita a leggere. Crimi è l’imputato numero uno. Ma le critiche non risparmiano Di Maio e Patuanelli, accusati di aver pensato più a preservarsi che ad altro, e Fabiana Dadone, mantenuta nel governo in quota rosa ma dirottata alle Politiche giovanili da un ministero considerato più logistico come la Pubblica amministrazione