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Le bugie dei carabinieri sul video di Gabriel Christian Natale Hjorth e sulla morte di Cerciello Rega

mario cerciello rega andrea varriale

Subito dopo la morte di Mario Cerciello Rega il comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri invitò pubblicamente a non infliggere alla memoria di quel carabiniere una «dodicesima coltellata» con «inutili polemiche». Il video dell’interrogatorio abusivo di Gabriel Christian Natale Hjorth, accusato insieme a Lee Finnegar Elder dell’omicidio, torna a mostrare chi esattamente sta infliggendo coltellate all’istituzione. E, tu guarda il caso, non si tratta dei giornalisti ma degli stessi carabinieri.

Le bugie dei carabinieri sul video di Gabriel Christian Natale Hjorth e sulla morte di Cerciello Rega

Carlo Bonini su Repubblica oggi racconta la persistenza di una cultura dell’omertà che continua ad abitare la pancia dell’Arma e che, come un riflesso pavloviano, considera intollerabile, pur di fronte alle evidenze di un abuso, che sono sempre personali evidentemente, anche solo l’idea di sottoporsi con lealtà e trasparenza al giudizio dell’opinione pubblica prima, di un giudice poi. Il video di quell’interrogatorio dice infatti qualcosa di più e, per certi versi, di peggio di quanto già noto.

Primo: che il 28 luglio l’Arma mentì sostenendo che il giovane americano fosse stato bendato e ammanettato a una sedia per «non più di 4, 5 minuti» soltanto «per non fargli vedere quanto lo circondava nell’ufficio» e per «impedirgli gesti di autolesionismo» . Secondo: che — come documenta la ricostruzione del nostro Daniele Autieri — quel video fu girato dal carabiniere Andrea Varriale, l’ultimo che avrebbe dovuto trovarsi in quella stanza. Per una semplice ragione: era stato la vittima dell’aggressione di quel ragazzo bendato e ammanettato durante la quale era stato accoltellato a morte il suo commilitone e amico Mario Cerciello Rega.

Ebbene, oggi sappiamo che il carabiniere Varriale mentì su almeno due circostanze non esattamente laterali:

Mentì, sapendo di farlo, sulla nazionalità degli aggressori, che sapeva bianchi caucasici e non maghrebini, come disse nell’immediatezza del fatto. E mentì negando di essere disarmato, per giunta coperto nella menzogna dal suo comandante di stazione (per questo oggi indagato). Oggi sappiamo anche che Natale Hjorth fu bendato e ammanettato non per essere protetto, ma umiliato. E che allo spettacolo assistettero passivi (o complici?) otto militari di cui, inspiegabilmente, per altro, solo due risultano però indagati.

Ecco quindi, a distanza di qualche tempo, grazie al giornalismo (e a chi ha evitato di raccontare balle imboccato) abbiamo di fronte questo spettacolo di inadeguatezza. Per il quale, come sempre, non pagherà nessuno.

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