Fact checking

Le bufale del SAP sul reato di tortura

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Il sette luglio, dopo oltre un anno di attesa, la proposta di legge per il reato di tortura è arrivata in Senato per la seconda lettura. Il testo della legge era infatti stato approvato una prima volta da Palazzo Madama nel 2014 e il 10 aprile 2015 era stato approvato anche alla Camera. È una legge che l’Italia aspetta dal 1988, ovvero da quando il nostro Paese ha ha ratificato la Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite. L’anno scorso la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo ha sanzionato l’Italia per i pestaggi della scuola Diaz durante il G8 di Genova nel luglio 2001.
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Brava gente sotto tortura

Oggi, a 15 anni esatti da quegli eventi, il Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) ha comprato una pagina su Giornale per dire agli italiani che con l’approvazione della legge sul reato di tortura il Paese cadrà nelle mani dei criminali. Una frase che ricorda un altro titolo del Giornale nel quale si accusavano i legislatori di voler “torturare” i poliziotti. Secondo il SAP la legge, che si pone come obiettivo quello di porre un freno ai numerosi abusi delle forze dell’ordine nei confronti dei cittadini (vogliamo ricordare oltre alla macelleria messicana del G8 il caso Aldrovandi, il caso Cucchi, il caso Uva e il caso Bonsu), in realtà fornirà ai delinquenti un’arma per ostacolare il lavoro delle forze dell’ordine. Insomma il fatto che il nostro ordinamento possa prevedere un reato che punisca la tortura fisica e psicologica darà la possibilità di accusare le forze dell’ordine di qualcosa che potrebbero non aver fatto. Il che è davvero inaudito. Non si è mai sentito, nella storia della giurisprudenza universale, che qualcuno accusasse un’altra persona di un reato che non ha mai commesso. Per questo esiste ad esempio esiste il reato di calunnia. Del resto come per tutti i reati anche quello di tortura prevede che vengano fatte delle indagini che verranno sottoposte al vaglio del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP). Il provvedimento di legge non mira affatto – l’ha detto anche il capogruppo PD Zanda – a rendere illegittimo l’uso della forza ma a punirne l’abuso.

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Qual è con l’apostrofo

 
Sul fatto che la tortura sia un crimine che vada punito dovremmo essere tutti d’accordo, ma il SAP preferisce giocare sporco. Ad esempio mente quando scrive “chi si è posto come paladino di civiltà avanzata, non intendeva punire il malvivente che, dopo essersi introdotto in una villa e aver sequestrato gli occupanti, strappa le unghie ai nipotini per farsi dire dai nonni la combinazione della cassaforte, oppure chi schiavizza ragazzine nei Paesi sottosviluppati e, dopo averle tradotte in Italia, gli brucia i piedi per costringerle a prostituirsi” per denunciare il fatto che il suddetto reato sia stato istituito per “punire” i rappresentanti delle forze dell’ordine e impedire loro di svolgere il proprio lavoro. L’articolo 613-bis del codice penale punisce infatti chiunque, con violenza o minaccia “ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, cura o assistenza, intenzionalmente cagiona ad una persona a lui affidata, o comunque sottoposta alla sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche” (reato di evento), a causa dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose o al fine di ottenere da essa, o da un terzo, informazioni o dichiarazioni, infliggere una punizione o vincere una resistenza. Si tratta quindi di un reato comune e non un reato specifico e proprio del pubblico ufficiale le cui caratteristiche sono il dolo specifico, la modalità con cui è condotto e le sofferenze fisiche o psichiche che produce. È in realtà una specifica circostanza aggravante – l’aggravante soggettiva speciale – che viene applicata qualora a l’autore del reato sia un pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio.
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Il SAP si chiede come una legge dello Stato italiano valuterà il comportamento della “madre di Baltimora”. La prima risposta è che la legge dello Stato italiano non ha effetto negli Stati Uniti, ma appunto essendo che il reato di tortura è un reato comune e non specifico qualora un episodio simile dovesse verificarsi in Italia il Magistrato potrà valutare se indagare la madre (o chi per lei) per il reato di tortura (anche se ovviamene le modalità non sarebbero quelle proprie previste dalla legge in esame). Sostenere che l’esistenza di uno specifico reato che punisce degli abusi, quindi non il normale comportamento, impedisce alle Forze dell’Ordine di fare il proprio lavoro e difendere gli italiani è la stessa cosa che dire che l’esistenza del reato di evasione fiscale impedisce agli imprenditori di fare impresa e di dare lavoro agli italiani. Ci sono leggi che consentono l’intercettazione delle conversazioni qualora si ravvisi l’ipotesi di un reato nessuno ritiene che costituiscano un limite alla libertà di parola. Nessuno pensa che poliziotti, carabinieri (e anche vigili urbani dai) siano tutti torturatori incalliti: le forze dell’ordine sono composte per la maggior parte da individui che fanno il loro mestiere con lealtà e dedizione, spesso sacrificando la loro stessa vita. Ci sono però stati purtroppo casi drammatici dove persone hanno perso la vita o sono state sottoposte a violenze in seguito al comportamento errato di alcuni agenti. Il reato di tortura è uno strumento per far sì che questi abusi non rimangano impuniti in modo da far sentire più sicuri i cittadini e consentire ai colleghi di quegli agenti (non quelli che applaudono in aula alle sentenze di condanna per sostenere chi li commette) di fare il proprio lavoro a testa alta.