Economia

Le banche italiane, gli stress test e il caso MPS

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Il Corriere della Sera torna oggi sulla questione degli stress test delle banche italiane, i cui risultati sono stati anticipati ieri dal Sole 24 Ore. Federico Fubini concentra l’attenzione però sul caso più “difficile” che emergerà dai risultati degli stress test sulle banche italiane: quello del Monte dei Paschi di Siena, a cui la Banca Centrale Europea ha già imposto un’accelerazione sui 27 miliardi di crediti inesigibili di cui l’istituto di credito deve liberarsi.

Già venerdì prossimo l’Eba pubblicherà i risultati degli stress test, le «prove di sforzo» sulla banche più grandi e verranno a galla le fragilità di Montepaschi nell’ipotesi di una nuova recessione; subito dopo il mercato pretenderà chiarezza immediata su come la banca potrà essere rafforzata. Eppure un aumento di capitale di Mps aperto a tutto il mercato, ma con una garanzia pubblica in caso di scarso interesse, rischia di rivelarsi impraticabile: visto il modo attuale di applicare le regole da parte della Commissione europea, proprio la rete di sicurezza dello Stato tiene a distanza gli investitori privati, perché questi ultimi sono preoccupati dalle conseguenze punitive di un eventuale intervento pubblico.
Così un mosaico imperfetto e con traddittorio di regole e organismi in Europa rischia di portare Monte dei Paschi in un labirinto, invece di facilitare una soluzione adeguata. Nel dilemma del prigioniero descritto in teoria dei giochi, il quadro è molto simile: due sospetti, interrogati separatamente dalla polizia, sanno che subiranno solo una lieve condanna se nessuno dei due confessa; ma ciascuno dei due sarà libero se accusa l’altro e quest’ultimo a sua volta non parla confidando che anche il primo resti in silenzio. In questo caso il secondo avrà una condanna pesante. Se invece i due si accusano a vicenda, finirà nel peggiore dei modi per tutti. Montepaschi stretto fra le pretese della Commissione Ue, la pressione dell’Eba e le richieste di capitale della Bce rischia di trovarsi in una situazione che ricorda quel dilemma.

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Il sistema bancario italiano e gli stress test (Corriere della Sera, 25 luglio 2016)

Il dilemma del prigioniero, sostiene Fubini, si attaglia perfettamente al caso Montepaschi:

Così proprio la richiesta di Bruxelles di colpire chi detiene le obbligazioni crea un problema insolubile: nessun privato vorrà comprare parte delle azioni dell’aumento di Montepaschi, perché teme di essere poi coinvolto in una tempesta se gli altri investitori del mercato non lo seguissero: lo Stato dovrebbe infatti intervenire innescando il colpo di falce sui bond. Senza capirlo, la Commissione Ue ha creato un deterrente all’intervento nella banca dei nuovi protagonisti privati che sostiene di volere. A Renzi non resta che andare avanti sul percorso già avviato.
Il progetto per togliere 27 miliardi di crediti inesigibili è ormai precisato: una parte «junior» (cioè più rischiosa e di cattiva qualità) viene abbattuta a valore zero e tenuta sui bilanci della banca in attesa di eventuali plusvalenze; una parte «mezzanina» (rischio e qualità intermedi) viene ceduta al fondo Atlante, privato ma voluto dal governo; la parte «senior» (la migliore) verrà prelevata da Mps grazie al sostegno di JpMorgan, impacchettata e venduta con garanzie pubbliche a condizioni di mercato. Resta il dettaglio più rilevante: un piano per un aumento di capitale adeguato, da presentare alla Bce in pochi giorni. Ma su questa cifra essenziale fra Siena e Francoforte, palesemente, non c’è ancora accordo.

Unicredit, Ubi e Banco Popolare si avviano invece ad essere poste nettamente al di sopra dei livelli minimi immaginati necessari per superare anche gli scenari più avversi dipinti dall’Eba. Se nell’edizione dei test del 2014 venne fissato un livello minimo di solidità patrimoniale (Cet1 al 5,5%) necessario per superare indenni anche le più gravi turbolenze del mercato, oggi si è preferito non indicare alcun valore, visti gli effetti prodotti sui mercati. Ma Unicredit, Ubi e Banco sono ben al di sopra dei requisiti minimi e addirittura Intesa Sanpaolo ha quasi raddoppiato i valori minimi richiesti due anni fa.

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