Economia

Le balle di Renzi a Politics su MPS (e chi gli ha permesso di dirle)

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Durante il confronto televisivo di Politics Matteo Renzi ha risposto a una serie di domande di Stefano Feltri del Fatto Quotidiano, negando ripetutamente di aver deciso in prima persona il cambio della guardia nel Monte dei Paschi di Siena, dove l’amministratore delegato Fabrizio Viola ha dovuto fare un passo indietro a favore di Marco Morelli. Renzi, animato evidentemente da vis pugnandi, ha accusato Feltri di mentire mentre il giornalista gli ricordava quello che è stato scritto sui giornali e non è stato mai smentito dagli interessati; qui c’è, dal Fatto, la trascrizione del dialogo:

La domanda è stata: “Lei ha imposto l’uscita di Viola e ha voluto nominare Morelli, una scelta molto radicale che ha creato un certo sconcerto perché è il governo che cambia il management nel mezzo di una richiesta di 5 miliardi al mercato. Che cosa si aspetta? Pensa ancora come ha detto a gennaio scorso che Mps sia un buon investimento anche se da allora ha perso in Borsa il 77 per cento?”. Sulla risposta di Renzi si accende un battibecco in cui tenta di inserirsi anche il conduttore Gianluca Semprini, con scarso successo.
Renzi: “Io non ho scelto l’amministratore delegato di Mps”.
Feltri: “Questo l’ha detto Padoan a Viola in una telefonata”.
R.: “Io non ho scelto l’ammini stratore delegato di Mps”.
F.: “Sta smentendo Padoan”.
R.: “No, sto smentendo lei che pensa interrompendomi di farmi saltare il nervo. Ma non è così, glielo dico con affetto”.
Semprini: “Quindi non l’ha sostituito né lei né Padoan”.
Renzi: “Oh ragazzi,però datemi almeno venti secondi tra un’in terruzione e l’altra”.
S.: “Per chiarezza”.
R.: “No, il fuoco incrociato deve partire dalla realtà. Perché se qualcuno leggesse i giornali oltreché scriverli, si accorgerebbe che c’è stato un politico che ha detto non metterò mai il naso nelle nomine del Monte dei Paschi. È inelegante autocitarsi, ma l’ho detto pubblicamente in un’intervista con Enrico Mentana alla festa democratica di Genova nel 2013, quando il sindaco di Siena mi chiedeva che cosa pensassi del cda. Io non ho messo bocca e non metto bocca sulle nomine”. (Per Renzi la realtà è che aver detto tre anni fa che non avrebbe fatto una cosa dimostra che non l’ha fatta tre anni dopo, ndr).
F.: “Quindi lei non ha avuto nessun ruolo nellascelta dell’ammi nistratore delegato”.
R.: “E aggiungo che tutte le bugie che avete scritto in questi anni vanno contro la realtà”. Qui Renzi si sofferma sui suoi meriti nelle crisidi Banca Etruriaedi altriistituti. Si torna al punto.
F.: “C’è stata una telefonata a Viola di Padoan che ha detto di parlare a nome del presidente del Consiglio”.
R.: “Leconfermo perla quarta volta da quando siamo qui…”.
F.: “Allora mente Padoan”.
R.: “Ho l’impressione che di solito menta lei”.

Ora, prima di tutto c’è da registrare il clamoroso intervento a pene di segugio di Semprini, il quale dice che l’A.D. non è stato cambiato né da Renzi né da Padoan (cosa in effetti non detta da nessuno durante il dibattito), dimostrando così di essere poco in confidenza con il dossier (essendo lo stato primo azionista di MPS attraverso il ministero dell’Economia, se si cambia l’A.D. è perché lo ha deciso l’azionista). D’altro canto Politics ieri ha registrato il suo record di audience, segno che la differenza quando ci sono il premier e dei giornalisti veri a intervistarlo si sente. Ma l’errore è a monte: perché sarebbe bastato chiedere a Renzi, invece di insistere sul suo ruolo, chi ha deciso l’avvicendamento dell’A.D.. È infatti evidente a tutti chi è l’azionista e il premier non avrebbe certo potuto negare di averne saputo qualcosa. Dopodiché sarebbe stata responsabilità di Renzi, eventualmente, dimostrare che il ministero dell’Economia, in molte occasioni (come la RAI) così fedele alle indicazioni di Palazzo Chigi, ha invece agito di testa sua per cacciare Viola. Nella lettera inviata al Corriere della Sera – in risposta a De Bortoli e all’odore di massoneria – l’azionista Padoan ha spiegato (si fa per dire):

Nel settore bancario l’unica partecipazione è in Mps. E il comportamento del governo nel caso particolare è stato coerente con il modello generale: la banca ha presentato alla Bce le linee guida di un piano valido, convincente, nel quale il consiglio d’amministrazione crede e che gode del sostegno dell’azionista principale. Tra lo Stato interventista e lo Stato attendista che si sono alternati nei decenni passati, questo governo ha scelto il ruolo del facilitatore attivo, nel rispetto del mercato e dell’autonomia dei soggetti privati. A questi è rimessa la capacità di reagire alle difficoltà, l’imperativo dell’innovazione, il dovere di cogliere l’opportunità offerta dallo sforzo del governo di mettere le regole al servizio dei cittadini e degli operatori economici.

Ovvero è stato protagonista di una interessante supercazzola (il “facilitatore attivo”) che serviva a nascondere la decisione di rimuovere l’amministratore delegato. La quale, tuttavia, è appannaggio dell’azionista. Ovvero del ministero dell’Economia. E il ministro dell’Economia non si muove – in questi anni non è mai successo – senza l’accordo preventivo con la presidenza del Consiglio. Se invece nell’occasione Padoan avesse fatto di testa sua senza far sapere nulla al premier, sarebbe una notizia. Ecco perché Renzi, semplicemente, ha detto balle in tv, ma è suo “diritto” provare ad “abbellire” la verità come meglio ritiene. Come al solito il problema non è chi dice balle, ma chi permette di dirle.

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