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L'avviso di garanzia a Federico Pizzarotti

federico pizzarotti

Alla fine Federico Pizzarotti pubblica l’avviso di garanzia per la gara sul teatro Regio che ha ricevuto dalla procura di Parma sulla sua pagina Facebook, corredato da un parere legale che sostiene che dopo la fuga di notizie in seguito all’articolo di Repubblica che parlava della storia cadono le necessità di discrezione. Nello status che accompagna la pubblicazione Pizzarotti scrive:

È mia intenzione rispondere anche alle controdeduzioni richieste dai vertici del MoVimento. Ho riguardato tutti i regolamenti, statuti, non statuti, e non c’è nessun regolamento interno che tratta la tematica degli avvisi di garanzia, e le regole per attivare la procedura di espulsione non sono state violate. (Regolamento M5S Art 4 commi a) b) c)
Inoltre, la trasparenza che mi viene contestata non è citata espressamente in nessuno dei suddetti regolamenti, ma compare nel codice di comportamento dei gruppi parlamentari. Ecco, anche assumendomi quell’obbligo non lo avrei comunque violato.
Concludo ribadendo ancora una volta che sono come sempre disponibile a confrontarmi sia con il direttorio, sia con il gruppo parlamentare che avrebbe richiesto un’assemblea. Penso che una diretta streaming come si faceva un tempo sarebbe in linea con quei concetti di trasparenza che mi vengono richiesti. Vediamoci e parliamo, solo così potremo chiarire. Io il mio passo in avanti l’ho fatto. Ora tocca a voi.

L’avviso di garanzia a Federico Pizzarotti

La mossa arriva mentre, durante la partecipazione del sindaco a Bersaglio Mobile su La7, Pizzarotti smentisce la notizia di una convention degli espulsi eletti nel M5S che avrebbe avuto in animo di organizzare. Invece la sua intenzione sarebbe di fare causa al MoVimento 5 Stelle in caso di ratifica dell’espulsione. Pizzarotti quindi seguirebbe le orme degli espulsi romani e napoletani che nei mesi scorsi sono stati messi alla porta alla vigilia delle elezioni nelle città e a cui nel frattempo i tribunali civili hanno dato ragione, decretando l’annullamento dell’espulsione in attesa di una decisione finale. La mossa di Pizzarotti non arriva inaspettata per i vertici Cinque Stelle: con tutta probabilità il primo cittadino presenterà la sua difesa entro lo scadere dei dieci giorni (da oggi per tre giorni è in Grecia per una visita istituzionale). Il comitato d’appello M5S, da parte sua, si prenderà il tempo necessario per esaminare con calma un caso che si presenta spinoso. Per un esito definitivo probabilmente serviranno settimane. E in ogni caso Pizzarotti potrebbe scegliere di adire parallelamen
te le vie legali. Proceduralmente la storia dovrebbe andare in questa maniera:

Il ricorso viene esaminato dal comitato d’appello entro il mese successivo. Il comitato d’appello ha facoltà di acquisire informazioni o chiarimenti, nel rispetto del contraddittorio. Se il comitato d’appello ritiene sussistente la violazione contestata, conferma l’espulsione in via definitiva. Se il comitato d’appello ritiene insussistente la violazione contestata, esprime il proprio parere motivato al capo politico del MoVimento 5 Stelle, che se rimane in disaccordo rimette la decisione sull’espulsione all’assemblea mediante votazione in rete di tutti gli iscritti, la quale si pronuncia in via definitiva sull’espulsione.
In ogni caso di espulsione, il gestore del sito provvede alla cancellazione dell’espulso dall’elenco degli iscritti.

Ma il comitato d’appello è composto da Roberta Lombardi, Giancarlo Cancelleri e Vito Crimi: si tratta di tre fedelissimi di Grillo che molto difficilmente potranno dare parere positivo al reintegro di Pizzarotti, che comunque dovrebbe essere certificato dalla rete in un voto nel quale si scontreranno per l’ennesima volta talebani e moderati, ben sapendo che la maggioranza degli iscritti la pensa come i primi.

federico pizzarotti indagato teatro regio parma
Il teatro regio di Parma

Lo scontro con Di Maio

Luigi Di Maio in un’intervista al Corriere della Sera fa intanto sapere che lui non ha deciso nulla su Pizzarotti:  «C’è una procedura in corso. E io non ho alcun potere di decidere sospensioni o espulsioni, quello spetta al garante che è Beppe Grillo. Gli altri partiti mi imputano delle responsabilità perché sono in cerca di visibilità». Sarà, ma intanto anche Pizzarotti lo dipinge come responsabile dell’accaduto:

Lo scontro con Di Maio è, anche, uno scontro caratteriale. Perché poi la metamorfosi del Movimento – l’azzeramento totale dei meet up, e l’esser diventato ormai un Movimento degli eletti, parlamentari o consiglieri – si vede pari pari anche qui a Parma: nella base in città ogni discussione è scomparsa, niente più riunioni, assemblee, confronto. Tutto il dissenso è stato esternalizzato alle associazioni non certificate. Nel caso di Parma, agli «Amici di Beppe Grillo Parma». Invece il «M5S Parma» ufficiale ormai consta praticamente solo dei 17 consiglieri comunali rimasti (due sono stati dimissionati). Che non si riuniscono da mesi. Insomma, la verticizzazione del Movimento operata dal direttorio è la medesima operata, a Parma, da Pizzarotti.
Il sindaco conosce i suoi nemici. Sa moltissime cose. Conosce le loro tecniche di denigrazione, e le sta riusando. Ricorda la storia, ricorda gli episodi dei «due pesi e due misure di Di Maio», «per esempio il sindaco di Pomezia Fabio Fucci non avvisò nessuno dell’indagine a suo carico, e nessuno del direttorio ha preso provvedimento verso di lui». Mette il dito su un punto cruciale della mutazione genetica di berlusconiana memoria prodotta dal direttorio: «Come facciamo a chiedere di rispettare le regole, se siamo i primi ad esercitarle ad personam?» (Jacopo Iacoboni, La Stampa).

E se è vero come è vero che finora il tribunale ha dato torto ai 5 Stelle, una speranza di capovolgere la partita ce l’ha.