La macchina del funky

«1000 euro al mese per chi ospita richiedenti asilo a Roma»

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Laura Baldassarre, assessora alla comunità solidale del comune di Roma, annuncia in un’intervista rilasciata a Simone Canettieri sul Messaggero, spiega come verranno ridistribuiti i centri d’accoglienza in città,  alleggerendo i centri di Tiburtino III e Tor Bella Monaca, zone già dal forte conflitto sociale tra residenti e ospiti, portando per la prima volta gli Sprar (le strutture per i richiedenti asilo) anche ad Acilia (nel X Municipio, quello di Ostia) e a Ottavia, la borgata dove risiede la sindaca Virginia Raggi, nel territorio del XIV.

«Abbiamo dato delle direttive sul sistema Sprar con indicazioni più stringenti che tengano conto anche della presenza dei Cas, di competenza del ministero, nei medesimi territori. Inoltre, sempre per la prima volta, apriamo l’accoglienza alle famiglie».
Ovvero?
«Anche i romani potranno ospitare i richiedenti asilo. È un modello che abbiamo studiato: in Nord Europa funziona».
Brutalizzando: i soldi invece che alle associazioni andranno alle famiglie? Si tratta di circa 1000 euro al mese, giusto?
«Attenzione non bisogna improvvisare: vogliamo provare questa sperimentazione con il supporto delle associazioni e del Comune. Sì, la cifra dovrebbe essere questa: circa 30-35 euro al giorno».

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La distribuzione dei centri d’accoglienza a Roma (Il Messaggero, 28 novembre 2017)

L’assessora spiega che i posti, suddivisi in quasi tutti i municipi della Capitale, sono 1900. Ma si aspetta un nuovo bando per ottocento persone. In gran parte si tratta di uomini, donne e bambini provenienti dal Corno d’Africa (Eritrea, Somalia ed Etiopia). Le nuove strutture non si limiteranno solo a vitto e alloggio, ma, come spiegano dal Campidoglio, sono previsti anche progetti di inserimento professionale. Ovvero: i rifugiati lavoreranno,attraverso protocolli d’intesa con Prefettura, Comune e Croce Rossa.

Lei accoglierebbe a casa un richiedente asilo?
«Sì, all’interno di una rete, con un forte supporto del mondo associativo. Il modello in Nord Europa funziona. Puntiamo su un’accoglienza diffusa e di qualità, con associazioni e università, per arrivare all’inclusione».
Volete cambiare paradigma, ma i risultati al momento latitano.
«Ricostruire dopo Mafia Capitale non è semplice».