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L’allegro concetto di democrazia di Luigi Di Maio

luigi di maio stampa estera

“Non siamo disponibili a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare: c’è stata una grande investitura”: con queste poche parole pronunciate durante la conferenza stampa convocata presso la sede della stampa estera a Roma Luigi Di Maio ha dimostrato di non conoscere nulla di come funziona una democrazia parlamentare e di volere qualcosa che nessuno gli darà mai: governare un paese con il 33% totale dei parlamentari e senza uno straccio di accordo parlamentare con altri.

L’allegro concetto di democrazia di Luigi Di Maio

Di Maio ha fatto un appello alla responsabilità (altrui) comportandosi da allegro irresponsabile: ha affermato di avere il diritto di governare il paese con la sua squadra perché “espressione della volontà popolare”, quando la volontà popolare, nella stragrande maggioranza, ha detto di non volere un governo guidato da Luigi Di Maio: ad essere precisi lo ha detto il 67% degli elettori italiani. Ovvero tutti quelli che hanno liberamente scelto di non votare per il MoVimento 5 Stelle e per la squadra di governo scelta con criteri suoi dal vicepresidente della Camera.

luigi di maio stampa estera

Secondo Luigi Di Maio non può esistere un governo diverso da quello che lui ha deciso e ha inviato via mail a Mattarella, e sempre secondo Di Maio i leader degli altri partiti – che sarebbero impegnati in “giochi di potere”, ovvero nella transizione da un segretario all’altro (perché Di Maio si rivolge a tutti ma pensa soltanto al Partito Democratico) – dovrebbero contattarlo per decidere insieme quale sia il bene del paese. Lui, però, non contatta. Anche perché quando hai “l’investitura popolare” chi te lo fa fare di contattare gli altri? Sono gli altri che ti devono chiedere se per favore possono farti l’onore di appoggiare il tuo governo senza chiedere nulla in cambio.

C’era una volta la democrazia parlamentare

La Costituzione più bella del mondo deve essere quindi archiviata in nome di un particolare tipo di plebiscito: quello che dà il potere a chi ha votato lo schieramento giusto. E tutto ciò nonostante non stia scritto da nessuna parte della Costituzione più bella del mondo che il partito che raccoglie la maggior percentuale di voti debba per forza governare. Per farlo deve arrivare ad avere la maggioranza dei deputati e la maggioranza dei senatori.

luigi di maio

Tutto ciò Di Maio lo sa benissimo ma, come nella tradizione del MoVimento 5 Stelle, se ne frega. “La seconda forza politica – ha rivendicato – è a oltre 10 punti da noi, c’e’ stata una grande investitura nei confronti del M5S”, ha detto ancora. Un modo che è tipico di chi vuole comandare, non governare. E ancora: “Dobbiamo metterci d’accordo sui temi, non sulle cariche. Aspetto una interlocuzione con le forze politiche, si facciano avanti”, ha detto dopo aver precisato che sulle cariche ha deciso tutto lui. È un modo talmente incredibile di porre la questione della governabilità che non mancherà qualche fesso a cascarci.

Il no al governo istituzionale

Già che c’era, Di Maio ha detto di no anche alle ipotesi di governo istituzionale, ovvero di governo di tutte le forze politiche che porti rapidamente il paese a nuove elezioni dopo aver sbrigato gli affari correnti. Era un’ipotesi ventilata stamattina da La Stampa, che immaginava una soluzione in cui un governo guidato da un giurista (si facevano i nomi di Tesauro, Cassese e Silvestri) potesse ricevere la fiducia, o la non-sfiducia, di tutti i partiti dell’arco parlamentare. Siccome è la soluzione ad oggi più ragionevole visto che anche Salvini oggi a Bruxelles ha continuato a dimostrare nei fatti di non volere nessun governo mettendosi a parlare di uscita dall’euro e altre amenità che sono l’esatto contrario dell’allargamento della maggioranza di centrodestra, ecco che Di Maio l’ha bocciata.

E questo perché sa benissimo che se davvero dovesse mostrare quella responsabilità che oggi lui chiede ad altri partiti, ne avrebbe soltanto da perdere. In più, ha il personalissimo problema del suo secondo mandato, che in teoria gli impedirebbe di correre alle prossime elezioni. Tutte circostanze che lo spingono a mettere sul piatto oggi il massimo della posta. Sperando che a nessuno venga in mente di venire a vedere il bluff.