Economia

Atlante 2: arriva l'aiuto del governo alle banche italiane

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«Atlante 1 ad Atlante 2, rispondete presto!», si diceva ieri su Twitter. E infatti, nonostante le rassicurazioni di Renzi («l’Europa faccia cio’ che chiediamo da mesi: parlare di volontariato, terzo settore, cultura, scuola, asili nido. Non solo di banche e burocrazia, regole e austerity»), che miravano soprattutto a distogliere l’attenzione a distogliere dalle accuse al governo di pensare solo agli istituti di credito, un piano per le banche italiane in estrema difficoltà dopo la Brexit è effettivamente in arrivo. 

Atlante 2: l’aiuto alle banche italiane in arrivo

«Stiamo monitorando da vicino la situazione del settore bancario italiano», ha rivelato il vicepresidente della Commissione responsabile per l’Euro, Valdis Dombrovskis: «Siamo in stretto contatto con le autorità italiane sui possibili passi». Sul tavolo «ci sono diverse modalità», ha spiegato Dombrovskis in un’intervista a Bloomberg: «Le misure possibili sono ancora in discussione».  Sono quattro i possibili interventi che il governo sta studiando e discutendo con la Commissione Ue per sostenere, in caso di necessità, il sistema bancario, scrive il Corriere: una garanzia pubblica a sostegno degli strumenti di liquidità offerti dalla Bce, una garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione, la sottoscrizione di fondi propri o di capitale, ma anche un nuovo strumento per agevolare lo smaltimento delle sofferenze. A Roma sono convinti che ci siano i margini per convincere Bruxelles ad allentare un po’ i vincoli sugli aiuti di Stato alle banche.

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Le sofferenze nette delle banche italiane (La Stampa, 29 giugno 2016)

Alessandro La Barbera su La Stampa spiega che un Fondo nato per risolvere in parte il problema c’è già, ed è Atlante. Con un però: la gran parte delle risorse raccolte fra gli investitori privati sono servite a mettere in sicurezza le due Popolari venete:

C’è bisogno di qualcosa di più, ed è ciò che il governo in queste ore cerca di ottenere dalla Commissione europea. Nel canale aperto fra il Tesoro e la direzione Concorrenza di Bruxelles si parla della «Sga» (Società di gestione attività), la bad bank che in vent’anni ha recuperato 600 milioni dai debitori del Banco di Napoli. Una cifra ragguardevole rispetto ai 32 milioni incassati per la sua liquidazione, non abbastanza per abbattere di almeno un quarto gli ottanta miliardi di sofferenze nette che pesano sulle banche italiane. Di qui l’ipotesi di costituire un Fondo Atlante bis, al quale affidare le risorse sufficienti a centrare l’obiettivo: fra i 4 e i 5 miliardi di euro, secondo le ipotesi che circolano in ambienti finanziari.
Ecco il problema: da dove prendere i fondi? Se fosse lo Stato a mettere l’intero, la Commissione dovrebbe concedere ciò che è formalmente vietato. Ma un po’ di fondi potrebbero arrivare dai privati. Da tempo il governo cerca l’aiuto delle casse previdenziali, le quali potrebbero mettere a disposizione un paio di miliardi. Si parla dell’interessamento di Andrea Bonomi, e di alcuni fondi di investimento. Più difficile immaginare l’intervento delle grandi banche già esposte in Atlante uno. Dice ancora Messina: «Noi stiamo dando già il massimo con quello che c’è. Se poi ci sono nuovi soggetti pronti ad investire sono ben accetti».

Le alternative sarebbero l’uso del Fondo Salva-Stati che intervenì nella crisi spagnola del 2012. Proprio quello che ieri ha preconizzato Renato Brunetta di Forza Italia in una nota: “Anziché alimentare ipotesi di ‘nazionalizzazione’ delle banche, Renzi dica chiaramente se è vero, come si apprende da autorevoli fonti del Tesoro, che sono in fase di avvio negoziati con l’Esm e la Commissione per stabilire su proposta tedesca e fin da ora le condizioni di un intervento dell’Esm. Condizioni che non si limitano alle banche ma interessano anche la finanza pubblica. Se non è la Troika, poco ci manca!”. L’altro è ricapitalizzare direttamente gli istituti, ma sarebbe politicamente insostenibile.

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Come sono andate le banche europee dopo il referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea (Il Sole 24 Ore, 28 giugno 2016)

Atlante Uno ad Atlante Due, rispondete presto!

A Renzi, al termine del prevertice del Pse, è stato chiesto conto del negoziato, ma il premier ha ridimensionato sensibilmente il perimetro della questione: “Non c’e’ una situazione in cui si viva chissa’ quale trattativa, stiamo discutendo, affronteremo eventuali emergenze ma i cittadini siano consapevoli che non c’è alcun rischio per i loro risparmi”. Parole che coincidono con quelle del viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, a Bruxelles per il vertice dei liberaldemocratici dell’Alde, che ai cronisti delle agenzie che lo hanno interpellato in merito ha risposto: “Si sta monitorando la situazione ma non esistono piani”. Insomma, negare, negare, negare anche l’evidenza, come consigliano di fare ai coniugi beccati dal partner a tradirli. Del resto se ne capisce facilmente il motivo: a parte tutte le considerazioni di opportunità per i mercati, in occasione del salvataggio delle quattro banche le trattative con l’Unione Europea portarono a scrivere e riscrivere il decreto impegnando mesi di tempo: meglio non trovarsi nella stessa situazione e con il fiato dei cronisti sul collo.
EDIT: La Merkel gela le speranze di un piano per le banche:

“Le basi attuali delle su ricapitalizzazione e risoluzione offrono possibilita’ per rispondere alle necessita’ degli Stati membri”. Lo ha detto la cancelliera Merkel nella conferenza stampa al termine della riunione dei 27 capi di stato e di governo della Ue rispondendo a una domanda sulla situazione delle banche e italiane e delle discussioni in corso tra Roma e Bruxelles per superare questa fase di incertezza.

Insomma: prima il bail in, poi l’aiuto.