Economia

Un altro buco da 700 milioni nei conti di Renzi

manovra renzi reverse change iva

La Commissione Ue ha comunicato al Consiglio che si oppone alla richiesta italiana di deroga per estendere la ‘reverse charge‘ dell’Iva alla grande distribuzione perché non è in linea con l’articolo 395 della direttiva sull’Iva. Lo comunica la Commissione Ue spiegando che lo ‘split payment’ è ancora sotto esame. La misura vale circa 700 milioni nel bilancio.  “La Commissione ha adottato oggi una comunicazione indirizzata al Consiglio che rigetta la richiesta italiana di una deroga (alla normativa Ue sull’Iva) per introdurre il reverse charge per le forniture alla grande distribuzione,” si legge in una dichiarazione della portavoce della Commissione Ue per i servizi finanziari, Vanessa Mock. “Per la Commissione non ci sono prove sufficienti che la misura richiesta contribuirebbe a contrastare le frodi. La Commissione ritiene anzi che questa misura implicherebbe seri rischi di frode a scapito del settore delle vendite al dettaglio e a scapito di altri stati membri,” dice la nota ufficiale.
 
LA UE BOCCIA LA REVERSE CHARGE: A GIUGNO AUMENTA LA BENZINA?
L’esecutivo di Bruxelles si è opposto alla richiesta di deroga perché prevedeva “una vasta applicazione del meccanismo dell’inversione contabile”, che “non è in linea” con l’articolo 395 della direttiva comunitaria sull’Iva, spiega la portavoce della Commissione Ue con delega alla Fiscalità, Vanessa Mock. Inoltre, secondo la valutazione della Commissione, “non ci sono prove sufficienti” per cui la misura richiesta contribuirebbe alla lotta contro le frodi e l’evasione. La Commissione è inoltre del parere che questa misura potrebbe comportare “elevati rischi” di spostamento delle frodi verso il settore retail e altri Stati membri. La portavoce spiega inoltre che la richiesta di introdurre una misura speciale per gli enti pubblici che dovrebbero pagare l’Iva su un conto separato anziché al fornitore, lo ‘split payment’, “è ancora in fase di analisi da parte della Commissione”.  La bocciatura dell’Ue al meccanismo di reverse charge crea un ‘buco’ di 728 milioni che, secondo quanto prevede la clausola di salvaguardia, sarà coperto attraverso l’aumento delle accise sulla benzina a partire da giugno. I timori dello stop da parte dell’Ue al meccanismo di inversione contabile Iva, che con la legge di stabilità 2015 sono stati estesi a diversi settori della grande distribuzione, si sono concretizzati con la decisione di oggi della Commissione europea. L’altra norma in bilico, lo split payment, è ancora in fase di analisi da parte dell’Ue. La sua eventuale bocciatura costerebbe altri 998 milioni di euro, per un totale di circa 1,7 miliardi. Il mancato gettito dovrà essere coperto con l’aumento automatico delle accise sui carburanti, che potrà scattare a partire dal 30 giugno. Il governo aveva messo in preventivo di utilizzare, nel caso, i soldi del tesoretto che poi però sono andati alla perequazione delle pensioni. Ora deve cercarli nel bilancio o rassegnarsi all’aumento delle accise.
Edit: il ministero dell’Economia si impegna a non aumentare le accise:
 

Non scatterà l’aumento delle accise sui carburanti, previsto come clausola di salvaguardia a partire dal 30 giugno, per coprire il no europeo alla reverse charge Iva. ”C’è il fermo impegno del governo – spiegano fonti Mef – a non far scattare le clausole di salvaguardia”. La decisione della commissione europea ”era una delle possibilita’ – spiegano le stesse fonti – e il Ministero dell’Economia ha monitorato le decisioni della Comunità”. In pratica la scelta dell’Ue non ha preso di sorpresa il Tesoro che quindi ha circa un mese di tempo per disinnescare la clausola di salvaguarda che prevede di aumentare le aliquote della accise sulla benzina e sul gasolio usato come carburante ”con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli da adottare entro il 30 giugno 2015”.

L’infografica del Giornale sull’IVA e sulla clausola di salvaguardia
L’infografica del Giornale sull’IVA e sulla clausola di salvaguardia

Leggi sull’argomento: Reverse Charge: un altro buco nei conti di Renzi?