Economia

La truffa dell'assegno scoperto

È Roma la capitale dell’assegno scoperto: dei 27.798 titoli protestati nel primo trimestre del 2016, per un valore di 107,7 milioni di euro, ben 7.405, oltre un quarto del totale, sono stati emessi all’ombra del Colosseo. Un dato che fa da traino al resto del Lazio (8.171), saldamente al comando della poco edificante classifica stilata tra le 20 regioni italiane. Racconta La Stampa:

Sul podio delle città, occupato interamente dalle metropoli, alle spalle della capitale seguono Milano con 6.058 assegni protestati e Napoli con 1.351. Completano la top ten, fotografata dal registro informatico gestito da Unioncamere-Infocamere, Catania (465), Palermo (448), Bari (443), Salerno (413), Torino (398), Caserta (397) e Latina (338). Quanto alla dislocazione geografica, con sei capoluoghi su dieci, è il Sud a farla da padrone. Ex equo, invece, tra Nord e Centro, con due bandierine a testa piazzate sulla mappa dei protesti. Stando ai dati dell’istituto guidato da Ivan Lo Bello, è invece Gorizia la città più virtuosa d’Italia con appena un assegno protestato nei primi tre mesi dell’anno. Seguita dalla marchigiana Fermo (6) e dalla piemontese Biella (8).
Speculare a quello delle città anche il podio delle regioni, con la Lombardia (7.128) e la Campania (2.439) alle spalle della medaglia d’oro Lazio (8.171). Seguono Sicilia (2.240), Emilia Romagna (1.232), Puglia (1.183), Toscana (761), Calabria (735), Veneto (718) e Abruzzo (665). Una top ten più equilibrata sul piano della dislocazione geografica: due caselle occupate dal Nord, 4 a testa dal Centro e dal Sud. E le regioni più virtuose? Valle d’Aosta con appena 11 assegni protestati, davanti a Friuli Venezia Giulia (69) e Trentino Alto Adige (77).

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La truffa dell’assegno scoperto: i dati (La Stampa, 16 agosto 2016)

Tra le categorie che corrono il rischio maggiore di trovarsi un titolo scoperto tra le mani, privati a parte, c’è senza dubbio quella dei commercianti:

Specie i più piccoli, dal momento che i grandi marchi del lusso (e i relativi punti vendita) si avvalgono, ormai senza eccezioni, di circuiti telematici che consentono, in tempo reale, di verificare la copertura degli assegni, garantiti interamente fino ad importi di 30 mila euro. «Quel che è certo è che gli assegni stanno perdendo progressivamente quote di mercato sempre più consistenti – fa notare Ernesto Ghidinelli, responsabile Area credito di Confcommercio -. Basti pensare che, stando ai dati di Bankitalia, dal 2005 al 2015 i pagamenti effettuati a mezzo assegno bancario si sono ridotti dal 14 al 4 per cento». Un crollo che ha riguardato tanto le transazioni tra imprese e consumatori quanto quelle tra imprese e imprese. Ma se i protesti diminuiscono vuol dire che l’economia va meglio? «Assolutamente no, vuol dire solo che si firmano meno assegni aggiunge Ghidinelli -. Strumenti sul cui declino hanno inciso il divieto di girata per importi superiori ai mille euro e, soprattutto, i costi di gestione bancaria che lo hanno reso meno competitivo rispetto ad altri strumenti, a cominciare da quelli elettronici». Insomma, è il progresso bellezza. Che non ha risparmiato neppure il vecchio assegno bancario. Ormai soppiantato dalle più comode e sicure carte di credito.