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La “tonnara” del centrodestra che potrebbe spaccarsi su Draghi

Il nome del presidente incaricato ha fatto uscire gli scheletri dall’armadio della coalizione

centrodestra

Draghi sì, Draghi no. Il centrodestra non ha una linea comune sul presidente incaricato, e ora potrebbe spaccarsi: da una parte c’è Forza Italia che è pronta a dare la fiducia all’ex numero 1 della Banca Centrale europea (con Berlusconi anche Toti e Quagliariello di Cambiamo!), dall’altra Giorgia Meloni che ha pronunciato un no secco (al massimo astensione) fin dall’inizio, da quando il Presidente della Repubblica ha affidato il mandato esplorativo al presidente. Nel mezzo c’è Matteo Salvini, stretto in una “tonnara” – come l’ha definita Verderami sul “Corriere della Sera” – tra i due alleati di coalizione, che non chiude la porta in faccia a Mario Draghi, ma neanche la spalanca, limitandosi a un: “Vedremo cosa avrà da dirci e proporci. A noi interessa il programma”. Eppure sembra che il leader della Lega stia prendendo tempo per cercare la via maestra che accontenti tutti i suoi elettori, e che non crei fratture insanabili nella coalizione.

salvini centrodestra
Gruppi Parlamentari “Fratelli d’Italia” del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati
Gruppi Parlamentari “Forza Italia – Berlusconi Presidente – UDC” del Senato della Repubblica e “Forza Italia – Berlusconi Presidente” della Camera dei deputati
Gruppi Parlamentari “Lega – Salvini Premier – Partito Sardo d’azione” del Senato della Repubblica e “Lega Salvini Premier” della Camera dei deputati
Rappresentanti della componente “Noi con l’Italia – USEI – Cambiamo! – Alleanza di centro” del Gruppo Misto della Camera dei deputati e della componente “Idea – Cambiamo” del Gruppo Misto del Senato della Repubblica
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Punto numero 1: il centrodestra durante il Conte II ha costituito un fronte compatto all’opposizione. Per dare il messaggio di unità al Paese è persino salito al Colle per le consultazioni con il Presidente della Repubblica unito, come a dire “noi ci siamo, e siamo compatti. Non come i giallorossi, che un giorno si amano e un altro si odiano”. E su questa strada vorrebbero continuare a camminare, anche se il Quirinale gli ha messo i bastoni fra le ruote facendo il nome di Mario Draghi. Questo perché è una fifura  che mal digeriscono i sovranisti (targati Lega e Fdi): troppo “banchiere”, troppo europeo e internazionale (“vicino ai poteri forti” – direbbero loro). Ma, ironia della sorte, questi sono proprio i motivi per cui invece piace ai liberali (Fi e Cambiamo”). Infatti ora iniziano ad arrivare i nodi al pettine: possono due anime così diverse stare all’interno della stessa coalizione?

Punto numero 2: gli elettori. Sembra che Giorgia Meloni non si interessi di questo. O meglio: sa che tra i suoi non ce ne sono di fan di Draghi. E quindi il no secco (o, ripetiamo, al massimo l’astensione), piace – e non poco – a tutti. Lo stesso non può dire Matteo Salvini, che negli ultimi anni ha arricchito il suo bacino, comprendendoci all’interno anche gli imprenditori, e soprattutto quelli del nord, sedotti con alcune misure e proposte (ricordiamo la flat tax). Insomma, a questi stessi imprenditori il nome di Mario Draghi piace e convince e sarà difficile per il leader della Lega far loro cambiare idea, come sarà difficile far cambiare idea all’altra tipologia del suo elettore. Lo stesso vale però per il mondo berlusconiano, che mai potrebbe fare uno sgambetto a Mario Draghi.

Mario Draghi Quirinale
Dichiarazione del Prof Mario Draghi al termine del colloqui con il Presidente Sergio Mattarella,al Quirinale
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Punto numero 3: Ieri, all’ora di pranzo circa, il centrodestra si è perciò incontrato nel centro di Roma. Così da cercare una linea comune, che però non è stata trovata. Salvini è uscito di lì dicendo che “si vedrà”, mantenendo quella cautela di chi temporeggia e prende tempo. Così come lui anche l’ala berlusconiana, che però sta cercando di convincere il leader della Lega. E la Meloni, partiti da un “no” categorico è arrivata a dire che “al massimo ci asteniamo, ma solo se lo facciamo tutti insieme”. Tradotto: o ci asteniamo, o ognuna fa per sé. Quindi Fdi no, Fi sì, Lega forse.

Se invece la linea della Meloni sarà condivisa da tutta la coalizione le cose saranno di gran lunga differenti. Motivo numero 1: il governo Draghi – se non appoggiato dall’intero Movimento 5 Stelle – non vedrebbe la luce. Motivo numero 2, più interessante per il centrodestra, e sopratutto per Lega e Forza Italia: da una costola di un apostolo di Berlusconi potrebbe nascere una forza politica che andrebbe a braccetto con Giovanni Toti. Parliamo della vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che strizza l’occhio a Draghi. C’è chi riferisce che ieri sia stata vista a confabulare proprio con il governatore ligure e cn Gaetano Quagliariello. Da questa costola potrebbe quindi nascere qualcosa, quel qualcosa chepiacerebbe anche agli imprenditori leghisti, scontenti della decisione del Capitano di affossare Mario Draghi.