Politica

La supercazzola di Enrico Michetti sul saluto romano

“Mi chiesero la differenza tra la stretta di mano e il saluto romano. Io dissi che il saluto romano, a distanza, è più igienico rispetto alla stretta di mano”

Si chiama Enrico Michetti, ed è il candidato sindaco scelto dalla coalizione di centrodestra: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Oggi, ospite a Tagadà, ha tentennato su una cosa non da poco. E ovvero: il saluto romano. Qualche tempo fa infatti gli chiesero quale fosse la differenza tra il saluto romano e la stretta di mano. Lui rispose dicendo che fosse più igienico il saluto fascista (lui dice romano, ma poco cambia). Poco cambia, ma non per lui, che oggi ha ribadito un concetto un po’ contorto lasciando di stucco (tra lo stupito e il basito) la conduttrice della trasmissione. Perché quello che ha detto è, in sostanza, il saluto romano (nel senso di latino) sì, il fascista no, ma “solo” perché non si può.

Cosa ha detto Enrico Michetti sul saluto romano

Ecco cosa ha detto il candidato sindaco di Roma in diretta dagli studi di La7: “Mi chiesero, in un periodo in cui il contatto era proibito, la differenza tra la stretta di mano e il saluto romano. Io dissi che il saluto romano, ma anche il saluto con il pugno chiuso, a distanza, è più igienico rispetto alla stretta di mano”. Ecco, come se fosse tutto normale. E poi, quasi rendendosi conto che la stava per sparare grossa, troppo arrossa anche per un candidato di Giorgia Meloni: “Il saluto romano, se rievocativo del fascismo che è stato un regime totalitario, è chiaro che non si può più fare. Ma immagini se oggi un regime totalitario acquisisse a proprio simbolo il segno della croce, che cosa accadrebbe? Comunque il saluto fascista non si può più fare, è apologia”. Alla fine, come per mettere le mani avanti e non essere considerato neofascista (senza chiederglielo): ”Solo una tessera di un partito in vita mia, quella della democrazia cristiana”. Bene. Ora, a tutti i cittadini romani: buon voto.