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La storia dello scambio tra Berlusconi e Renzi sul referendum costituzionale

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Il Messaggero racconta oggi la storia di un accordo tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi che riguarda il ricorso a Strasburgo per la riabilitazione del Cavaliere e il referendum sulle riforme. Secondo l’articolo di Giampiero Tamossi il governo sarebbe pronto a presentare alla Corte di Strasburgo un parere che di fatto faciliti l’annullamento dell’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi in cambio di una “non belligeranza” sul referendum riforme.

La storia dello scambio tra Berlusconi e Renzi sul referendum

 
Ovviamente, a parte le smentite di rito che di per sé non smentiscono niente, è la logica a fare la storia poco credibile: quel parere è un atto pubblico, del quale tutti verrebbero a conoscenza il giorno stesso della presentazione: come potrebbe successivamente Matteo Renzi giustificarlo davanti agli elettori (i suoi e quelli altrui?). E vale poco il ragionamento secondo il quale in questo modo Renzi conquisterebbe gli elettori di Berlusconi, visto che dando la possibilità a Silvio di ripresentarsi il voto andrebbe comunque al Cavaliere. La storia comunque è questa:

Matteo Renzi, presidente del consiglio e segretario del Pd, stringe i tempi per la campagna referendaria. Vuole portare a casa la riforma costituzionale e vuole arrivare al voto del 4 dicembre con un buon margine di serenità: l’urna è imprevedibile, ma un atteggiamento morbido di una parte del centrodestra permetterebbe di guardare con maggior ottimismo a un successo del Sì. Bene, ma di quale proposta si tratta? Eccola: «Silvio Berlusconi garantisce la non belligeranza sul referendum. E il governo facilita la sua riabilitazione politica. In che modo? Presentando, alla Corte di Strasburgo, un parere che di fatto faciliti l’annullamento dell’interdizione dai pubblici uffici dello stesso Berlusconi. Questa è la proposta del governo».
E’ quello che sostengono, riservatamente ma con insistenza ormai da giorni, alcuni esponenti vicini all’ex Cavaliere. Dal Pd, naturalmente, negano qualsiasi trattativa. Di questo scenario però ormai si parla sempre più apertamente tra i colonnelli del centrodestra. Il senatore decaduto, come noto, si è appellato alla Corte di Strasburgo. Sostengono i suoi avvocati: «La legge Severino non è stata applicata correttamente nel caso di Berlusconi perché vi è stato un uso retroattivo della norma». A luglio il tribunale europeo ha ammesso la ricevibilità del ricorso, decisione già commentata positivamente da Piero Longo, uno dei legali di Berlusconi e senatore di Forza Italia. Ha aggiunto Longo il 15 luglio: «Ora il governo ha almeno sedici settimane per fornire le spiegazioni che la Corte richiede, ma può prendersene anche di più». Un parere atteso ora per il 27 ottobre.

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Per Silvio niente campagna

 
La storia sarebbe rafforzata dal fatto che Berlusconi ha spiegato da New York di non poter partecipare alla campagna referendaria per il No a causa delle sue condizioni di salute. Inoltre ci sarebbe in ballo per Antonio Tajani la presidenza del Parlamento Europeo. Ma alcuni esponenti di Forza Italia sostengono che l’idea del patto sia «nata dai soliti nomi che oggi sostengono il governo Renzi». Berlusconi, appena informato delle voci sul presunto accordo, avrebbe convocato Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Per ribadire un «no unitario al referendum».