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La storia degli insulti razzisti alla mamma della bambina morta a Sondrio

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Sabato scorso una bambina di cinque mesi è morta a Sondrio pare, a causa un arresto cardiaco. Una notizia terribile. Ma non per qualcuno di coloro che si trovava al pronto soccorso mentre la madre piangeva la figlia dopo una disperata corsa all’ospedale di Sondrio. Perché c’è stato chi ha pensato bene di commentare infastidito la scena straziante definendola un “rito tribale” un “rito satanico” o addirittura “tradizione africana”. Già, perché la madre e la bambina avevano la pelle di un colore diverso dall’abitante tipico della Valtellina: sono di origine nigeriana.

Il racconto dei testimoni dell’episodio di razzismo all’ospedale di Sondrio

L’episodio, riportato da Sondrio Today, era stato raccontato sabato sera in piazza a Sondrio da una ragazza che ha partecipato alla manifestazione delle Sardine in piazza Campiello. La ragazza ha raccontato che gli altri pazienti e i loro parenti erano infastiditi dalle urla di dolore, spazientiti per il protrarsi dell’attesa a causa di quello che ritenevano essere uno spiacevole inconveniente e hanno addirittura iniziato a deridere la giovane madre ventenne, dicendo che tanto ne avrebbe fatto un altro, di figlio parlando addirittura di “scimmia”.

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In piazza quella ragazza ha raccontato che era al pronto soccorso con la madre quando i razzisti hanno iniziato ad inveire contro una donna che aveva appena perso la figlia.

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C’è però chi dubita che le cose siano andate davvero così. Che si tratti di un’invenzione buonista, di un’esagerazione dei giornali o di una montatura. Una fake news. Ma purtroppo non è così. Non è una fake news, vorrebbe che lo fosse anche il padre della ragazza che ha denunciato la vicenda e che su Twitter fa sapere che ci sono testimoni e aggiunge che si vergogna perché Sondrio non è questa, non sono queste persone che dimostrano di non avere alcuna pietà.

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Ma la famiglia che ha denunciato l’episodio di razzismo non è la sola a confermare la veridicità dell’episodio. Nei commenti ai post di chi cerca di raccontare e spiegare il senso di quello che è successo c’è un vicino di casa che racconta che quelle urla strazianti le ha sentite dal principio, nel momento in cui la madre usciva di casa per correre al pronto soccorso.

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E sabato non c’era solo Francesca al pronto soccorso. Un’altra donna ha raccontato di aver assistito di persona alla scena e di «essere uscita da quel luogo piangendo e quasi scappando dalle parole disgustose che sentivo ripetere dalle persone presenti». Il tutto mentre infermieri e personale medico cercavano di consolare la madre e di fare – come sempre – il loro lavoro nel rispetto della dignità dei pazienti e dei loro familiari.

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Il personale ospedaliero non ha colpa, la responsabilità ricade tutta sulle spalle di chi non riesce a capire che un ospedale è – purtroppo – anche un luogo di dolore. Di chi non capisce che il dolore è un sentimento universale che non riguarda solo “noi” ma che ci tocca tutti da vicino. Anche la pietà e la compassione dovrebbero essere sentimenti universali. Ma per quei razzisti che non hanno trovato niente di meglio che insultare e inveire contro una madre cui era appena morta la figlia si dovrebbe partire da concetti più semplici: rispetto, civiltà, educazione civica.

Foto copertina: Google Maps

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